Svolta in Alitalia. Al vertice arrivano Caio e Lazzerini. Biglietti più cari

L’ex numero uno di Poste sarà il nuovo presidente. Un manager interno come amministratore delegato

ROMA. Visti i precedenti, non c’è di che essere ottimisti. Alitalia riparte da zero con una società a capitale completamente pubblico, tre miliardi di euro e nuovi vertici. Presidente sarà Francesco Caio, manager notissimo nel mondo delle telecomunicazioni, amministratore delegato Fabio Lazzerini, già manager di Emirates e capo dell’unità di business della compagnia italiana. Fino a pochi mesi fa immaginare lo Stato nella gestione del trasporto aereo era considerato un lusso per petrolieri arabi. Il coronavirus ha riportato le lancette indietro di vent’anni. Tutte le grandi compagnie mondiali si stanno salvando dal peggio con l’aiuto del contribuente: da Lufthansa ad Air France fino alle americane. Nessuno è in grado di fare previsioni su quel che accadrà: quanto ci vorrà perché la gente riprenda a volare con la frequenza di prima? Che ne sarà dei viaggi frenetici dei manager delle grandi aziende? Quanti di loro preferiranno un collegamento Zoom a un faticoso volo intercontinentale? E quanto ci metteranno i turisti a tornare nelle città d’arte italiane? Alitalia, sempre più indebolita da un’azionista mosso da ragioni politiche, eviterà l’ennesimo spreco di denaro pubblico?

Le linee guida scritte al ministero dei Trasporti e visionate da La Stampa dimostrano che di certezze ce ne sono ancora poche. Propongono di puntare tutto sulle «rotte a lungo raggio», la clientela delle classi business, il «turismo individuale», l’aumento delle tariffe e del numero degli aerei in proprietà rispetto a quelli in leasing per ridurre i costi. È la ricetta che ha permesso la sopravvivenza a molte compagnie tradizionali (il documento cita la portoghese Tap) e che fino a pochi mesi fa permetteva a colossi come Lufthansa di produrre utili. Oggi non si salva nessuno: tutti tagliano posti di lavoro, biglietti a bordo e rotte. In ogni caso – dice il documento – la strada non può che essere questa, al punto di criticare la precedente gestione commissariale per non averci creduto e sfruttato a fondo le potenzialità di Linate per intercettare la clientela delle compagnie tradizionali, ovvero chi viaggia per lavoro. Nel frattempo lo Stato dovrà riprendersi il suo antico ruolo fino in fondo. Le linee guida scrivono apertamente di «rotte non sostenibili dal mercato» da garantire e la politica ne invoca molte: per la Sardegna, la Sicilia, il Friuli.

Alitalia oggi ha una flotta di un centinaio di aerei, una frazione di quelli dei concorrenti tedesco (oltre settecento) e franco-olandese (più di cinquecento). Come tutte le compagnie minori, per sopravvivere avrà bisogno di un partner internazionale. Chi si farà mai avanti in un momento del genere? Il documento del ministero dei Trasporti sottolinea che il fatturato dei voli oceanici è garantito dall’alleanza con gli americani di Delta, e al momento «non esistono piani alternativi». Il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli spera che Caio e Lazzerini evitino «tutti gli errori del passato» e non si facciano condizionare «da scelte politiche non compatibili con il mercato». La storia di Alitalia dimostra che gli errori sono stati più spesso indotti dall’azionista pubblico piuttosto che dai manager. La vera differenza con il passato – lo sottolinea sempre Patuanelli - è che «il Covid ha azzerato l’intero comparto» e per questo Alitalia «parte al livello delle altre compagnie europee». In effetti è così.

Twitter @alexbarbera

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