Giornata Mondiale del Cuore: con la pandemia calano le diagnosi e le prime visite

Sono ancora poche, rispetto al 2019, le prime visite e i controlli dei pazienti ad alto rischio cardiovascolare e con malattie cardiache. La fotografia da uno studio sulla salute del cuore
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L'impatto di Covid-19 si fa sentire anche sul cuore: nell'ambito della salute cardiovascolare, il ritardo diagnostico e terapeutico causato dall'emergenza sanitaria non è ancora stato del tutto recuperato. Se nel 2021, in alcuni casi, le nuove diagnosi tornano ad aumentare, le prime visite e le visite di controllo sono ancora molto inferiori a quelle svolte nel periodo precedente la pandemia. Lo dimostrano i dati di un'indagine condotta da IQVIA promossa da Sanofi, in collaborazione con la Fondazione Italiana per il Cuore, in occasione della Giornata Mondiale del Cuore che, come ogni anno, ricorre il 29 settembre. “Il messaggio che lanciamo quest’anno in occasione della Giornata Mondiale ribadisce l’importanza di sensibilizzare il cittadino e il paziente a prendere a cuore la propria salute cardiovascolare e a contribuirvi in modo attivo. Da qui il senso della campagna “Usa il Cuore per restare connesso con il tuo Cuore”, un invito a fare scelte di vita salutari, a tenere monitorati i propri valori e a mantenere costante la relazione con il proprio medico. Questa ulteriore indagine ci permette di ribadire l’esigenza di trovare nuovi modelli di presa in carico affinché, anche in situazioni di emergenza come quella che abbiamo vissuto, ciascun paziente possa conservare un rapporto continuativo di dialogo e di fiducia con il proprio medico, anche e soprattutto da remoto”, ha evidenziato Emanuela Folco, Presidente Fondazione Italiana per il Cuore

Il cuore, prima e dopo la pandemia

I ricercatori si sono concentrati su pazienti con due problematiche cardiache: dislipidemia, legata al metabolismo e ad un alto rischio cardiovascolare, e malattie ischemiche del cuore, fra cui coronaropatie e la sindrome coronarica acuta. In Italia più di 10 milioni di persone sono affette di uno di questi due disturbi e devono essere monitorate attentamente. Se nel picco della prima ondata di Covid-19 si sono persi molti accessi in ospedale, di cui una buona fetta per malattie cardiache, successivamente, nella seconda metà del 2020 e nel 2021 parte dei controlli e degli esami sono stati recuperati. Ma non sempre e non tutti, come rivela l'indagine.

 

Malattie del cuore, meno visite e diagnosi

Considerando solo i casi di dislipidemia e alto rischio cardiovascolare – che riguardano 8,8 milioni di italiani - nel giugno 2021 si è osservata una risalita delle diagnosi, con un +3%, e dei nuovi trattamenti, con un +10%, rispetto allo stesso periodo del 2019. Il dato suggerisce da un lato che parte dei pazienti “persi” nel 2020 sono stati rintracciati e dall'altro un aumento dei nuovi casi. Questo incremento sarebbe segnalato anche dal fatto che allo stesso tempo, in generale, si è manifestato un calo delle prime visite legate a questo disturbo, con ben un -19% rispetto al 2019, e delle visite di follow-up, con un -29%. Conseguentemente, anche l'aderenza alle terapie è più bassa e fa registrare un -5%.

 

Il quadro è ancora peggiore se si considerano le malattie ischemiche. Anche nel 2021 le diagnosi e la prescrizione di nuovi trattamenti è minore del 2019, rispettivamente del -5% e del -16%. Prime visite e controlli sono a picco con -23% e -30%, e l'aderenza alle terapie è più bassa dell'8% se confrontata con quella pre-pandemica. Insomma, ancora non ci siamo.

Punti di forza e criticità

Lo studio, inoltre, evidenzia che la maggior parte dei medici (circa il 90%) si è attivato per rimanere in contatto telefonico, via whatsapp e con altri strumenti digitali con i pazienti, soprattutto quelli più giovani. Tuttavia, queste iniziative spontanee non sono ovviamente sufficienti a rintracciare tutti i malati, anche quelli a rischio e con nuove diagnosi, e a rispondere alle loro esigenze. Per questo più del 60% degli specialisti auspica la definizione di modalità di contatto da remoto più strutturate e meno affidate all'operatività del singolo. “Siamo consapevoli di quanto questo periodo di grande trasformazione possa incentivare il paziente ad avere un ruolo più attivo e partecipe nei confronti della propria malattia”, sottolinea Katia Massaroni, General Medicines Medical Head di Sanofi, “e ci impegniamo a comprendere a fondo i bisogni di tutti gli attori coinvolti, per garantire e migliorare la presa in carico del medico/paziente affinché ci sia sempre un rapporto continuativo e di fiducia, anche da remoto”. In questa prospettiva, Sanofi rinnova il suo impegno all’ascolto anno dopo anno, con l’obiettivo di raccogliere le nuove necessità del medico e del paziente e aiutarli concretamente nel miglioramento del percorso di cura.

Per maggiori informazioni: Fondazione Italiana per il Cuore