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Omega-3, quanti ne servono per abbassare (un pochino) la pressione

Omega-3, quanti ne servono per abbassare (un pochino) la pressione
Pesce azzurro, salmone, tonno. Sono solo alcuni degli alimenti più ricchi di acidi grassi “buoni”. Consumati regolarmente possono aiutare a contrastare l’ipertensione e il colesterolo elevato. Ma non aspettatevi miracoli. E non rinunciate ai farmaci prescritti dal medico
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Contro l'ipertensione ci vogliono i farmaci. Il medico, caso per caso, indica quali valori raggiungere e come ottenere il risultato desiderato. Se tuttavia i valori pressori sono leggermente alti, ma non ancora indice di patologia, lo stile di vita può aiutare a controllare la situazione. Anche a tavola. Magari sfruttando i benefici sui vasi sanguigni che possono venire dall'assunzione regolare di acidi grassi omega-3, in particolare se già si è ipertesi e se i valori di colesterolo sono elevati. Ma quanto davvero può servire, in termini di omega-3, considerando che ne sono ricchi soprattutto i pesci e che le indicazioni generali dell'American Heart Association raccomandano il consumo di due robuste porzioni la settimana nell'ambito di una dieta "salvacuore"? A questa domanda risponde una ricerca pubblicata sul Journal of American Heart Association, coordinata da Xinzhi Li dell'Università di Scienza e Tecnologia di Macao, in Cina. La ricerca fissa in 3 grammi di acidi grassi omega-3 (ovvero l'acido docosaesaenoico o DHA e l'acido eicosapentaenoico o EPA) l'assunzione quotidiana di questi composti per ridurre, ma solo di qualche grado, la pressione arteriosa.

A tavola, e non solo

La ricerca contribuisce alla chiarezza su un tema molto discusso. Risulta infatti complesso definire un valore ottimale di consumo di alimenti (e ovviamente anche di integratori) contenenti omega-3. Ma soprattutto lo studio dice che non c'è da attendersi un crollo verticale della sistolica e della diastolica, pur confermando come l'abitudine al consumo di pesce (per i più facoltosi anche le ostriche possono rappresentare un buon serbatoio di queste sostanze) possa contribuire al benessere dell'apparato cardiovascolare. Gli studiosi hanno preso in esame quasi 5000 persone maggiorenni, con o senza ipertensione e con o senza innalzamento dei valori del colesterolo, traendo i dati da una settantina di studi clinici condotti negli anni. Detto che gli studi riuniti in questa analisi hanno considerato sia gli omega-3 derivanti dall'alimentazione che quelli ottenuti grazie ad integratori, ecco i risultati principali dell'indagine.

Tre il numero perfetto

Rispetto agli adulti che non hanno consumato EPA e DHA, coloro che hanno consumato tra 2 e 3 grammi al giorno di acidi grassi omega-3 combinati DHA ed avevano una riduzione della pressione massima e minima di circa 2 millimetri di mercurio, a riprova di un beneficio che va considerato. Soprattutto, si è visto che in chi era iperteso i 3 grammi quotidiani di omega-3 (corrisponde più o meno ad un etto e mezzo di salmone) il calo medio è stato di poco meno di 4 millimetri di mercurio, per la pressione sistolica. Qualcosa di simile si è osservato anche in chi aveva problemi di dislipidemia con colesterolo elevato e più in generale negli over-45. "Lo studio ha il merito di aver identificato la dose efficace (3 grammi al giorno) in grado di ridurre moderatamente la pressione arteriosa (-4 millimetri di mercurio negli ipertesi) - spiega Paolo Bellotti consigliere della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (Siprec).  Si tratta di un chiarimento scientifico importante che però non ha una ricaduta pratica terapeutica, visto che gli omega-3 nelle linee guida internazionali non vengono considerati per il trattamento dell'ipertensione arteriosa. Peraltro, recenti studi hanno comunque osservato che un supplemento di omega-3 non offre particolari benefici in termini di riduzione degli eventi cardiovascolari come infarto o ictus".     

Le buone abitudini per controllare la pressione

Va detto comunque che gli omega-3 sono grassi polinsaturi di origine vegetale e animale e presentano un effetto endoteliale protettivo nei confronti dell'aterosclerosi e delle malattie cardiache e sono utili in una corretta alimentazione.  E chi ha la pressione che tende ad alzarsi, cosa dovrebbe fare? Innanzitutto pensare alle buone abitudini, controllare il peso, non fumare e fare un po' di attenzione a tavola.  "I pazienti con ipertensione, prima o durante terapia antipertensiva, traggono sicuramente beneficio da un corretto stile di vita, ponendo attenzione all'alimentazione, al peso corporeo, ad una adeguata attività fisica e soprattutto alla riduzione della quantità di sale - ricorda Bellotti.  Un adulto introduce mediamente 8-10 grammi di sale al giorno, di cui circa il 70% è già presente negli alimenti. Ridurre il sale a meno di 5 grammi al giorno permette di ottenere significativi benefici in termini di riduzione sia della pressione arteriosa sistolica (-5.8 millimetri di mercurio negli ipertesi) che delle malattie cardiovascolari (-17% circa)".