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Non è mai troppo tardi: l'attività fisica protegge il cuore, anche nella terza età

Non è mai troppo tardi: l'attività fisica protegge il cuore, anche nella terza età
Si può iniziare anche se si è over-65, con sforzi adeguati. I benefici sono evidenti: si proteggono cuore ed arterie. Lo rivela una ricerca italiana
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Meglio tardi che mai. Se siete sempre stati pigri, pronti a mettervi in pantofole davanti alla Tv sappiate che ogni età è buona per cominciare a fare una regolare attività fisica. Così infatti, preserverete il vostro cuore. Quindi anche per gli over-70, calzare la tuta e fare una corsetta oppure camminare a passo veloce, se il corpo lo consente, può diventare un vero e proprio salvacondotto per prevenire l'infarto e lo scompenso cardiaco.

Quanto deve durare lo sforzo? Lo dice una ricerca coordinata da Claudio Barbiellini Amidei dell'Università di Padova, pubblicata su Heart. Stando ai risultati dello studio venti minuti di esercizio da moderato a vigoroso ogni giorno tra i 70 e i 75 anni possono allontanare lo spettro di problemi al cuore quando si superano gli 80 anni.

La ricerca ha preso in esame le informazioni derivanti dal Progetto Veneto Anziani (ProVA), uno studio su 3099 italiani over-65. Ed è partito molti anni fa: tra il 1995 e il 1997 sono state effettuate le prime valutazioni, tra cui la raccolta dell'anamnesi dei partecipanti, l'esame fisico, valutazioni radiologiche ed esami del sangue, con controlli ripetuti a distanza di 4 e 7 anni e con un monitoraggio di circa vent'anni.

Come era lecito attendersi, molti dei partecipanti presentavano già patologie a carico di altri apparati: tra le donne erano più frequenti problemi alle articolazioni, osteoporosi e malattie renali croniche, mentre tra gli uomini erano più comuni malattie respiratorie croniche come la Bpco e il diabete.  I partecipanti hanno compilato questionari sui loro livelli di attività fisica ad ogni controllo.

L'attività fisica moderata includeva passeggiate, bocce e pesca, mentre un'attività fisica vigorosa includeva giardinaggio, allenamenti in palestra, ciclismo, ballo e nuoto. Sono stati definiti attivi coloro la cui attività fisica ammontava a 20 o più minuti al giorno; quelli che hanno accumulato meno di questo sono stati definiti inattivi. Gli uomini avevano maggiori probabilità di essere fisicamente attivi rispetto alle donne.

I cambiamenti nei modelli di attività fisica sono stati definiti come: stabile-basso (inattivo-inattivo); alto decrescente (attivo-inattivo); a basso aumento (inattivo-attivo); e stabile-alto (attivo-attivo). La salute di tutti i partecipanti è stata monitorata attraverso il collegamento ai registri delle dimissioni ospedaliere e alla certificazione di morte fino alla fine di dicembre 2018.

L'analisi finale includeva 2754 partecipanti con dati completi, di cui 1398 donne (60%). Durante il periodo di monitoraggio sono state effettuate 1037 nuove diagnosi di malattie cardiache, insufficienza cardiaca e ictus.

L'aumento dei livelli di attività fisica e il mantenimento di uno stile di vita attivo nel tempo sono stati associati a minori rischi di malattie cardiovascolari e morte sia negli uomini che nelle donne. La più grande riduzione del rischio è stata osservata per i nuovi casi di malattia coronarica e insufficienza cardiaca in tarda età.

La maggior parte dei partecipanti ha avuto modelli di attività fisica attiva stabili nel tempo. I modelli di attività fisica stabile alta erano associati a un rischio significativamente inferiore (52%) di malattie cardiovascolari tra gli uomini rispetto a quelli con modelli stabili bassi. I maggiori benefici sembravano verificarsi all'età di 70 anni. Il rischio era solo marginalmente inferiore all'età di 75 anni e non era inferiore all'età di 80-85 anni, suggerendo che il miglioramento dell'attività fisica precocemente in età avanzata potrebbe avere l'impatto maggiore.

È stata anche osservata una più netta riduzione di malattie cardiache e insufficienza cardiaca associata a un periodo compreso tra 20 e 40 minuti di attività fisica da moderata a vigorosa ogni giorno, in particolare tra gli uomini, a conferma che davvero non è mai troppo tardi per iniziare a muoversi.

"Lo studio ha quindi mostrato una minor incidenza di eventi cardiovascolari in uomini e donne attivi, e sia gli uomini che le donne avevano un rischio di mortalità (un endpoint indiscutibile) significativamente più basso - spiega Gianfranco Sinagra, coautore di un editoriale sul tema e docente di Malattie Cardiovascolari all'Università di Trieste. È interessante notare che la riduzione del rischio di eventi cardiovascolari associato a uno stile di vita attivo negli uomini era più marcato a 70 anni e solo moderatamente ridotto a 75 anni, mentre nessun segno di correlazione era stato osservato a 80 e 85 anni. Questo studio rivela che la persistenza di una vita attiva nelle persone anziane può migliorare la prognosi, tuttavia questo potenziale beneficio è per lo più evidente quando uno stile di vita attivo è presente all'inizio della cosiddetta età anziana". Sia chiaro: lo studio non ipotizza meccanismi che potrebbero spiegare questi risultati anche perché i dati sull'attività fisica erano autoriferiti, quindi legati alla percezione del singolo.

Ma si possono fare ipotesi. "L'effetto favorevole dell'attività fisica può essere spiegato dalla sua capacità di rallentare il processo di aterosclerosi attraverso un migliore controllo della pressione sanguigna, del livello di glucosio nel sangue, del profilo lipidico: tuttavia questo richiede che l'attività fisica sia iniziata precocemente e mantenuta per un periodo sufficiente per impattare negli esiti - ricorda Sinagra. Se i risultati rafforzano la massima "meglio tardi che mai", lo studio suggerisce che le politiche di salute pubblica dovrebbero essere mirate a promuovere l'attività fisica più precocemente data la maggiore efficacia dell'attività fisica se iniziata anticipatamente".