Edema maculare dopo chirurgia: come ridurre l’infiammazione degli occhi

Edema maculare dopo chirurgia: come ridurre l’infiammazione degli occhi
Il professor Rodolfo Mastropasqua risponde ad un lettore che chiede come poter recuperare una buona visione in seguito ad un edema maculare post-chirurgico. Mandate le vostre domande a retinainsalute@gedi.it
 
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Domanda. Scrivo dal Molise, in zona Termoli e trovo i vostri articoli molto interessanti e professionali. Ho anch'io un problema a livello di macula. Sono stato operato a febbraio per ripristinare il campo visivo offuscato nella parte superiore, ma a livello di retina ho ancora problemi. Nello specifico c’è un edema maculare curato con colliri ma con risultati scarsi. Di conseguenza, dietro consiglio del mio oculista di fiducia ho effettuato una puntura intravitreale. C’è stato un lieve miglioramento, ma ancora non è nelle condizioni migliori. Evito di fare sforzi per evitare problemi di pressione nel bulbo oculare visto che l'edema dipende anche dall'ingrossamento delle vene al di sotto della macula. Sono ancora  in cura e soggetto a controlli periodici. Volevo un vostro parere sugli sviluppi della patologia, sull’eventuale guarigione o miglioramento netto della situazione.

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Risposta. L’edema maculare post-chirurgico è il risultato dell’accumulo di liquido a livello della retina. Si tratta di una possibile conseguenza dovuta ad infiammazione. Si manifesta, generalmente fra i 20 giorni ed i 6 mesi dopo l’intervento, come annebbiamento e calo visivo centrale, talvolta associato a deformazione delle immagini. Per la diagnosi, oltre ad una visita oculistica completa con esame del fondo oculare, può essere necessario eseguire alcune indagini strumentali. Lo scopo del trattamento è di ridurre l’infiammazione intraoculare. Il primo approccio è rappresentato da una terapia topica, mediante colliri anti-infiammatori, che durerà alcune settimane. Nei casi in cui l’edema sia resistente o recidivi dopo l’interruzione della terapia è necessario impiegare metodiche più invasive. Queste consistono nell’iniezione di farmaci all’interno dell’occhio (iniezione intravitreale). Il ricorso alla chirurgia vitreo-retinica è raro e riservato a casi accuratamente selezionati. L’esito a lungo termine è positivo nella maggior parte dei casi.
 
 *professore ordinario Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche, Università  "G.d'Annunzio" di Chieti-Pescara