Tumore dell’ovaio, le donne informano le donne

(Una delle card realizzate da Gaetano Di Mambro per Manteniamociinformate.it)
(Una delle card realizzate da Gaetano Di Mambro per Manteniamociinformate.it) 
Saper riconoscere i sintomi di questo tumore e dove trovare i centri di riferimento, avere un'idea del percorso di cura, dei test genetici e delle novità nella chirurgia: tutto può fare la differenza. Al via la campagna di sensibilizzazione "Tumore Ovarico. Manteniamoci informate!"
3 minuti di lettura

Parola alle donne per l'edizione 2022 della campagna di sensibilizzazione sul tumore ovarico. Sono circa 5200 quelle che in Italia ogni anno vengono colpite da questa patologia insidiosa: a tutte loro si rivolgono 8 video-messaggi in cui altrettante pazienti conodvidono consigli ed esperienze sul percorso di cura.

Questa è una delle molte iniziative della campagna 2022 "Tumore Ovarico. Manteniamoci informate! - Da donna a donna", realizzata da Pro Format Comunicazione e Mad Owl in collaborazione con le Associazioni aBRCAdabra onlus, ACTO, LOTO e Mai più Sole, sponsorizzata da GSK: oltre alle informazioni sul sito manteniamociinformate.it e sui canali social, sono previsti incontri in persona (e online) in diverse città e la distribuzione di leaflet informativi negli ambulatori onco-ginecologici. Per la campagna, inoltre, il visual designer Gaetano Di Mambro ha realizzato delle card illustrate per raccontare in modo nuovo alcuni momenti del percorso di chi affronta il tumore ovarico.

Primo: essere informate

Il primo obiettivo della campagna è far conoscere questa malattia che, a causa di sintomi aspecifici o non riconosciuti, in circa il 70% dei casi viene diagnosticata in fase già avanzata, quando le possibilità sia di guarigione che di cura sono limitate. "Solo una buona conoscenza di questo tumore e dei suoi sintomi può facilitare una diagnosi tempestiva", sottolinea Nicoletta Cerana, Presidente Nazionale ACTO: "Se sintomi come sensazione di sazietà anche a stomaco vuoto, difficoltà di digestione, fitte addominali, gonfiore e tensione addominale, diarrea o stipsi improvvise sono frequenti e perdurano per più di qualche mese, occorre rivolgersi subito al proprio ginecologo per una visita ginecologica e un'ecografia transvaginale e, in caso di sospetto, prendere contatti con un Centro di riferimento. Come? Per esempio visitando il nostro sito, dove è presente un elenco dei centri per regioni".

Mutazioni ed ereditarietà

In circa il 25% dei casi il tumore ovarico è d genetico-ereditaria. Il test su tessuto tumorale (somatico) permette di sapere se è presente una mutazione dei geni BRCA 1 o 2 o se vi è un difetto genetico chiamato "di ricombinazione omologa" (riscontrata in circa la metà dei casi), in grado di guidare la scelta della terapia mirata.

Secondo un'indagine GSK eseguita su 50 oncologi italiani, tuttavia, il 40% delle pazienti risultate positive per queste mutazioni non esegue il secondo test, quello germinale, l'unico in grado di stabilire se la mutazione è ereditaria. "È importante ricordare che il test BRCA ha sempre una duplice valenza: terapeutica e preventiva. I test BRCA che abbiamo a disposizione da diversi anni servono sia per meglio indirizzare le terapie oncologiche delle donne con tumore ovarico che per impostare programmi di prevenzione nei loro familiari", spiega Liliana Varesco, Medico genetista, Centro Tumori Ereditari, IRCCS Ospedale San Martino di Genova.

"Ma - continua Liliana Varesco - solo attraverso il test germinale, che consiste in un semplice prelievo di sangue, si può valutare se la mutazione sia presente in tutte le cellule e quindi ereditata dai genitori e trasmissibile ai figli. Per questo, in caso di positività al test somatico BRCA, andrebbe eseguito anche il test germinale, in modo da attivare tutto il sistema di prevenzione a cascata su tutti i familiari".

Aumentare la conoscenza delle opportunità legate ai test genetici è stato sin dall'inizio uno degli obiettivi della campagna Tumore Ovarico. Manteniamoci informate!: "Le donne purtroppo ancora sanno troppo poco o niente di test genetici. Solo se si entra in un percorso di malattia, allora si parla di test genetici e della possibilità di una mutazione genetica BRCA 1 o 2", sottolinea Fabrizia Galli, Vice Presidente aBRCAdabra onlus: "Se di per sé la notizia della mutazione è un fatto che getta inizialmente nello sconforto, la possibilità di conoscere, e quindi di intervenire, è un vantaggio che ne cambia la valenza. Sapere è sempre positivo".

Nuovi approcci nelle terapia e nella chirurgia

Una delle novità più importanti di questi anni è la possibilità per tutte le donne - con o senza mutazioni - di accedere alle terapie di mantenimento, che permettono di allontanare le ricadute dopo chemioterapia.

"Le terapie di mantenimento", dichiara Nicoletta Colombo, Direttore Ginecologia Oncologica Medica, IEO di Milano, "hanno dimostrato di migliorare la sopravvivenza libera da progressione, cioè il tempo in cui la paziente vive senza avere ritorno della malattia, e non determinano un impatto negativo sulla qualità di vita". Questi farmaci, detti PARP-inibitori, agiscono su un meccanismo di riparazione del DNA e sono molto efficaci nelle pazienti portatrici delle mutazioni BRCA 1 o 2, ma sembrano portare benefici anche in chi non presenta la mutazione.

La chirurgia rimane comunque la terapia d'elezione nella maggior parte dei casi di tumore ovarico, ma anche in questo campo le cose stanno cambiando: "Oggi si possono ridurre molto le complicanze della chirurgia per il tumore ovarico, grazie a una selezione accurata delle pazienti, a trattamenti chirurgici molto mirati, a un'assistenza post-operatoria che è migliorata e, quindi, permette di intervenire avendo ridotto di molto sia la mortalità sia la morbilità", come racconta Giovanni Scambia, Ordinario di Clinica Ostetrica e Ginecologica, Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma.


I temi dei video e degli incontri

Parola alle donne, si diceva, con le pazienti delle Associazioni promotrici della campagna, attraverso i video, che sono dedicati ad aspetti chiave, come la scoperta della malattia, il rapporto con i medici, le risorse che aiutano a ritrovare la propria qualità di vita. Nella serie di incontri realizzati in modalità mista - in presenza e online - nei quali pazienti e caregiver potranno mantenersi informate rivolgendo le loro domande agli specialisti su percorso di cura, test genetici, terapie di mantenimento, qualità di vita.