Leucemie, i traguardi raggiunti grazie alle terapie mirate

Leucemie, i traguardi raggiunti grazie alle terapie mirate
Oltre 500 ematologi italiani si sono riuniti a Genova per fare il punto sulle novità emerse dal congresso annuale dell'American Society of Hematology. Importanti i progressi nella leucemia acuta promielocitica
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SI chiamano terapie target: farmaci intelligenti e mirati che permettono ai malati di leucemia acuta promielocitica di sopravvivere nel 90 per cento dei casi, quando fino a pochi anni fa la sopravvivenza a questa malattia si attestava sul 10 per cento. O la rivoluzionaria terapia Car-T, applicata per curare la leucemia linfoblastica acuta, recidivante o refrattaria alle altre terapie.

La lotta ai tumori del sangue è a un punto di svolta: ed è, in particolare, sul fronte della cura delle leucemie che le terapie più moderne segnano una rivoluzione nell'approccio terapeutico: sono i risultati emersi a Genova al convegno Post Atlanta che si è concluso nei giorni scorsi, e che ha visto confrontarsi oltre cinquecento ematologi da tutta Italia sui più importanti progressi del meeting della Società americana di Ematologia (ASH).

Le terapie CAR-T: i risultati nei bambini con leucemie e linfomi

Una medicina di precisione, dunque, e in molti casi sempre più chemio-free: basata su farmaci intelligenti per colpire solo le cellule malate, riducendo drasticamente la tossicità. Una su tutte è la terapia Car-T. "Consiste nel prelevare i linfociti del paziente e armarli in laboratorio e reinfonderle nei pazienti, con la speranza che queste cellule siano in grado non solo di individuare, ma anche uccidere le cellule leucemiche, di linfoma e mieloma", spiega Angelo Michele Carella, già direttore di Ematologia al San Martino di Genova ed erede del professor Alberto Marmont, attualmente consulente ematologo anche a Milano e Roma, coordinatore del meeting insieme a Pier Luigi Zinzani, ordinario di Ematologia all'Istituto Lorenzo ed Ariosto Seràgnoli all'Università di Bologna: "Si sono già ottenuti risultati duraturi, e anche la guarigione in oltre il 40 per cento dei bambini ritenuti refrattari, o più volte ricaduti con leucemia acuta linfoblastica o linfomi non Hodgkin aggressivi".

I progressi nella leucemia acuta promielocitica

Una delle neoplasie che ha visto rivoluzionare la prognosi grazie a una terapia di precisione è la leucemia acuta promielocitica: "Fino a pochi anni fa la possibilità di sopravvivere era inferiore al 10 per cento - spiega Carella - oggi oltre il 90 per cento dei pazienti, grazie a una cura non chemioterapica basata su due farmaci - il triossido di arsenico combinato con l'acido all-trans-retinoico, derivato della vitamina A - è in grado di portare alla guarigione". Un altro successo della ricerca, messo a segno dal Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell'Adulto (Gimema) fondato nel 1982 dal professor Franco Mandelli, riguarda la leucemia acuta linfoblastica philadelphia positiva.

"Uno studio recente in cui sono stati trattati alla diagnosi pazienti con questa malattia - spiega Carella - ha utilizzato farmaci non chemioterapici: una terapia a base di cortisonici e di un inibitore della tirosin chinasi chiamato dasatinib. Una combinazione - conclude l'esperto - in grado di consentire il raggiungimento di remissioni complete in oltre il 90 per cento dei casi".

Crediti per l'immagine: AhmadArdity via Pixabay