Cancro, studiare il passato per affrontare il futuro

Cancro, studiare il passato per affrontare il futuro
The Asco Post pubblica un saggio storico firmato da due dei padri dell’oncologia medica, Silvio Monfardini e Lodovico Balducci. Per capire come siamo arrivati fin qui e imparare dai medici pionieri che hanno rivoluzionato la cura dei tumori
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UN ALTRO anno sta per finire e, come di consueto, si tirano le somme. D’altra parte, fare i conti con il passato è indispensabile per affrontare le sfide del presente e del futuro. Una massima valida in tutti i campi, anche nella medicina, dove i progressi sono sempre più rapidi e le nuove conoscenze pongono interrogativi, inediti e non. Una lettura in tema, perfetta per prepararsi all’anno che verrà, la offrono Silvio Monfardini, direttore del Programma di Oncologia geriatrica dell’Istituto Palazzolo Fondazione Don Gnocchi di Milano, e Lodovico Balducci, docente di Oncologia e Medicina della University of South Florida e a capo della divisione di geriatria oncologica del Moffitt Cancer Center & Research Institute, che si fanno cronisti di una storia vissuta in prima persona. In due articoli pubblicati su Asco Post con il titolo "The History of Medical Oncology in Europe, 1955–1985", Monfardini e Balducci raccontano gli albori dell’oncologia medica europea fino alla metà degli anni Ottanta, attraverso le vicende dei suoi protagonisti e ripercorrendo lo sviluppo degli studi clinici e dei protocolli che oggi si danno per scontati. Il primo articolo è dedicato ai pionieri dell’oncologia europea, il secondo esplora la nascita della disciplina nei diversi Paesi. La speranza - scrivono gli autori - è di ispirare i giovani oncologi affinché portino nel loro lavoro lo stesso ottimismo e la stessa determinazione di chi li ha preceduti. Il motivo lo ricorda una citazione del filosofo francese Auguste Comte, riportata all’inizio di questo saggio: “È impossibile conoscere una scienza senza conoscerne la storia”.


Gli albori

I centri medici europei dedicati alla ricerca e al trattamento del cancro esistono sin dal 1909, quando all’interno Royal Marsden Hospital di Londra fu istituto l'Institute of Cancer Research. Allora, nel Nord America, il trattamento dei tumori solidi era appannaggio quasi esclusivo di chirurghi e radiologi, mentre gli ematologi si occupavano dei pazienti con leucemia e mieloma, trattate con trasfusioni e con cure palliative per il controllo del dolore. Dobbiamo però aspettare il 1953 per avere un centro oncologico completo, quello istituito presso l'Institut Jules Bordet di Bruxelles.


Trent’anni di progressi

Monfardini e Balducci fanno risalire la nascita dell’oncologia medica in Europa proprio agli anni Cinquanta, quando alcuni medici internisti, oltre a gestire i sintomi dei tumori, diedero inizio ai primi tentativi di trattamento delle neoplasie avvalendosi di agenti alchilanti e antimetaboliti. Era la fase dei protocolli empirici che potevano subire modifiche “alla giornata”, applicati fino allo sviluppo delle tossicità. “Nel decennio successivo - scrivono - furono sviluppati numerosi farmaci antineoplastici e nel 1968 il medico americano Byrl James sostenne la creazione di una specialità di Oncologia medica dedicata alla chemioterapia sistemica ormonale e citotossica”, riconosciuta dall'American Board of Internal Medicine nel 1972.


In Europa, intanto, l’azione di Byrl James (riconosciuto padre dell’oncologia medica), spinse Georges Mathé a fare altrettanto in Francia, dove la disciplina fu chiamata "medicina cancerologica interna". Negli stessi anni si sperimentavano i primi protocolli di studio avviati dal Groupe Européan de Chimiothéarapie Anticancéreuse (GECA) nel 1966 per la gestione della leucemia, del linfoma (allora chiamato ematosarcoma) e del carcinoma mammario metastatico. E in Italia? C’era Gianni Bonadonna, considerato il fondatore dell'oncologia italiana, che nel 1973 definiva l'oncologia medica come una branca della medicina interna e metteva a punto i primi protocolli clinici presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Nasceva così ufficialmente la figura dell’oncologo, non senza qualche ostilità da parte soprattutto di altri internisti e radioterapisti. “I pionieri dell'oncologia medica europea hanno dovuto sopportare lo scetticismo e la derisione dell'establishment medico”, raccontano i due autori: “Hanno anche dovuto affrontare una seria opposizione da parte di un sistema medico radicato. I responsabili della medicina negli ospedali generali non vedevano la necessità di creare un'ulteriore specialità medica per l'oncologia. L'oncologia medica è stata spesso percepita come una minaccia per le discipline consolidate dell’oncologia chirurgica e radioterapica”.

La cooperazione internazionale

L’oncologia medica europea deve molto a quella nordamericana: negli Stati Uniti si sono formati molti dei “padri” dell’oncologia medica del Vecchio Continente. Ma il supporto e la collaborazione sono continuati negli anni portando, dopo l’istituzione delle società scientifiche nazionali, alla nascita della European Society of Clinical Oncology (ESMO) e della European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC), all’instaurarsi di un dialogo a doppio senso e all’affermazione dell’Europa come area di interesse per lo sviluppo di nuovi farmaci e per la loro sperimentazione.


Imparare dal passato

Monfardini e Balducci raccontano dei temi controversi, come gli interrogativi etici e metodologici dei trial clinici. Insieme alla solida scienza - scrivono - l'ottimismo e la determinazione sono gli strumenti necessari per prevalere sul sospetto, sopportare l'opposizione e ottenere un miglioramento costante nella cura dei pazienti. “È importante per tutti noi, compresi i nostri colleghi più giovani, capire come siamo arrivati al punto in cui siamo”, ricorda James O. Armitage, Joe Shapiro Professor of Medicine presso il Nebraska Medical Center, past president dell’American Society of Clinical Oncology e dell’American Society of Blood and Marrow Transplantation, nell’introduzione al saggio: “È anche importante riconoscere gli eroi che ci hanno portato qui come modelli di ruolo da emulare”.

 

Crediti per le immagini: The Asco Post