Un Natale diverso, tra riti e rete

Durante le festività si percepisce ancora di più quanto la malattia incida sul presente e sulle prospettive. Quest’anno la tendenza all’auto-isolamento è favorita dalla pandemia. Lo psiconcologo: fondamentale mantenere le tradizioni e i contatti con familiari e parenti. Anche se a distanza
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Le persone che convivono con una diagnosi di cancro sono milioni: tra chi è in remissione, chi è riuscito a cronicizzare la malattia e chi si trova nel pieno delle cure, parliamo di 3 milioni e 600 mila pazienti. Che hanno subito, o stanno subendo, un impatto notevole a causa della malattia, sul piano fisico, certo. Ma anche psicologico e sociale. A questo, ormai da 10 mesi si è aggiunta la pandemia, che al timore per la propria condizione di paziente oncologico ha sommato quello del contagio. E che ha stravolto le tradizioni delle festività natalizie: questi sarebbero i giorni degli incontri, dei momenti di gioco e di distrazione. Che fa bene a tutti, ma che è particolarmente importante per chi ha una malattia oncologica. Invece, per proteggere noi stessi e chi ci sta intorno siamo tenuti a osservare restrizioni, a limitare i contatti, a stare più isolati. “E il paziente oncologico tende ad auto-isolarsi ancora di più”, osserva Paolo Gritti, docente al Master di psiconcologia dell’Università Luigi Vanvitelli di Napoli. Come vivere al meglio il Natale e le prossime feste?

L’isolamento legato al cancro

“Quella dovuta al covid è una quota di solitudine che va ad aggiungersi a un senso di isolamento che il cancro provoca già di per sé, con o senza pandemia”, spiega l’esperto: “Una buona parte dei pazienti oncologici, almeno il 20% sperimenta il distress psicosociale a prescindere da altri elementi”. Il distress psicosociale è uno stato psicologico di angoscia e di depressione soprattutto, a cui si aggiungono altri aspetti associati alla malattia: quello economico, che pesa sul 70% delle famiglie con un malato di cancro, e l’impatto relazionale, cioè le ricadute negative sulle relazioni importanti del paziente, che diventano più difficili da coltivare e da conservare quando si seguono i trattamenti. Non parliamo solo delle relazioni familiari, ma anche di quelle amicali, dei rapporti con i colleghi di lavoro, di parentela allargata. “Tutto questo - riprende lo psicologo - ora è amplificato. In questo periodo si passa dal 20 al 30% di pazienti che avvertono in maniera più intensa il distress”.


 
Il "peso" del Natale

Il periodo di festa marca ulteriormente le differenze con la vita di prima della malattia. “Il Natale, come altri momenti particolari dell’anno, può essere particolarmente oneroso per chi convive con un tumore, che in questi periodi percepisce ancora di più quanto la malattia incida sulla sua vita quotidiana, sul suo presente e sulle sue prospettive. Soprattutto se ha avuto una diagnosi da poco, o se è in una fase avanzata di malattia oppure se le terapie non danno l’effetto desiderato. Però è possibile mitigare queste sensazioni negative, si può agire per stare meglio. “Un suggerimento realistico è di rafforzare per quanto possibile la quotidianità dei rapporti familiari e, sempre per quanto possibile, intensificare il dialogo con l’oncologo di riferimento e con lo psicologo, se già si è seguiti in questo senso. Se non lo si ha ancora e si pensa di averne bisogno ci si può rivolgere ai servizi di psiconcologia che oggi in Italia sono presenti in molti reparti oncologici. Si possono organizzare anche teleconsulti”.

L'importaza dei riti e della rete sociale

È importante non rinunciare ai riti religiosi, se si è credenti e si ha l’abitudine di parteciparvi. “Il rito – riflette Gritti - colloca il paziente e i familiari in una dimensione che non viene sconvolta né dalla malattia né da Covid-19”. Dialogare con il medico e con amici e parenti non conviventi anche a distanza, anche su piattaforme streaming o solo al telefono, è utile. I contatti hanno valore, sono protettivi nei confronti della sensazione di angoscia. “Bisogna evitare di chiudersi e cercare di condurre una vita il più normale possibile facendo della tecnologia una risorsa per le relazioni, come abbiamo imparato a fare per la medicina d’altronde, con i consulti a distanza. tutte le risorse vanno utilizzate”.