Reti oncologiche, solo 10 quelle attive. Al via un "tour" per renderle una realtà in tutta Italia

Aiom e FederAnziani organizzano una serie di tavole rotonde con le istituzioni per attivarle in tutte le regioni: l’integrazione ospedale-territorio è fondamentale per curare i pazienti. Si parte dalla Sardegna
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Il coronavirus è una piaga, ma cambiando punto di vista l’emergenza sanitaria potrebbe ancora essere un'opportunità per modificare certe dinamiche della sanità italiana. Covid-19 ha toccato un nervo scoperto, ossia l’ancora scarsa integrazione tra assistenza ospedaliera e territoriale, soprattutto in campo oncologico: è davvero il momento perché le reti oncologiche, previste dalla legge, diventino ovunque una realtà effettiva e efficiente. Lo ribadiscono AIOM e  Senior Italia FederAnziani, che per raggiungere l’obiettivo hanno organizzato un tour di incontri tra rappresentanti di società scientifiche, associazioni di pazienti e istituzioni che toccherà tutte le regioni italiane. Si parte dalla Sardegna.


Le reti oncologiche

In Italia sono attive 369 strutture oncologiche, ma sono solo 10 le reti oncologiche Regionali (Piemonte e Valle d’Aosta, Lombardia, Toscana, Veneto, Emilia-Romagna, Liguria, Umbria, Puglia, Campania e Sicilia), non tutte operanti ai massimi livelli. “Per garantire l'assistenza più appropriata agli oltre tre milioni di pazienti oncologici e migliorare gli accessi ai servizi da parte dei malati occorre che le reti oncologiche vengano implementate e rese operative a pieno regime quanto prima sull’intero territorio nazionale”, ha spiegato Giordano Beretta, presidente nazionale di AIOM (Associazione italiana oncologia medica), che sottolinea come una rete, in quanto percorso organizzato di servizi sanitari, sia indispensabile per la cura del paziente ai massimi livelli. “Quando un paziente entra in una Rete funzionante e efficiente non deve più preoccuparsi di nulla, perché l’iter è tracciato in modo preciso, ma flessibile, dai percorsi terapeutici assistenziali, che sono definiti e uguali ovunque per garantire le migliori terapie e la migliore assistenza possibile”.Al momento, però, si registrano  ancora troppe disparità da Regione a Regione. Il 32% delle strutture oncologiche, per esempio, non fornisce l’assistenza domiciliare oncologica che invece è fondamentale, ancora di più in tempo di pandemia.


“Tra gli innumerevoli vantaggi offerti dalle reti vi è anche quello di favorire una maggiore appropriatezza diagnostica e terapeutica”, aggiunge Beretta . Quest’ultima risulta particolarmente importante per alcune patologie oncologiche molto insidiose e difficili da trattare. Nonostante alcuni indubbi progressi per certe neoplasie, i risultati in termini di sopravvivenza sono ancora bassi. Vanno quindi affrontate in centri di riferimento dove lavora del personale medico-sanitario che possiede expertise. Tali strutture vanno individuate all’interno della medesima Regione e in base ad appositi standard e parametri”.


Un tour nazionale


Per smuovere le acque, per ribadire agli interlocutori istituzionali e amministrativi come l’attivazione delle reti non sia più rinviabile, Aiom e Senior Italia FederAnziani hanno dunque stretto una collaborazione per realizzare un tour nazionale, una serie di incontri, di tavole rotonde tra rappresentanti di società scientifiche, associazioni di pazienti e gli assessori alla sanità che toccherà tutte le regioni italiane. “Come rappresentanti degli anziani italiani siamo lieti di partecipare e collaborare con l’AIOM per questa nuova importante iniziativa”, ha sottolineato Roberto Messina, presidente nazionale di Senior Italia FederAnziani. "Ogni anno nel nostro Paese oltre 188mila uomini e donne over 70 si ammalano di cancro e l’assistenza a questa tipologia di pazienti risulta più complessa e difficile. L’oncologia è senza dubbio una delle migliori eccellenze del sistema sanitario nazionale e lo evidenziano i dati di sopravvivenza che sono costantemente tra i più alti in tutta Europa. Dobbiamo tutelare questa rete assistenziale e migliorarla soprattutto considerando le difficoltà che sta affrontando la nostra sanità a causa del coronavirus”. Nel disegno di nuovi percorsi di cura, infatti, i pazienti possono dare il proprio contributo per individuare le criticità tipiche del territorio.