Sesso e cancro, basta tabù

Si chiama “Sex and the Cancer” ed è un nuovo movimento che vuole promuovere un cambio di prospettiva per sdoganare il tema delle problematiche sessuali legate alle terapie oncologiche. Fondamentale, però, è che i medici imparino a parlarne
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Quando arriva una diagnosi di cancro la vita delle persone, pazienti e famigliari, viene sconvolta. Le terapie e gli interventi chirurgici, gli effetti collaterali, i cambiamenti del corpo sono argomenti noti. Ma c’è un aspetto di cui troppo poco si parla, di cui malati e medici stessi non parlano: come cambia la sessualità con e dopo il tumore. Secondo le indagini condotte finora, italiane e internazionale, si tratta di un problema trasversale al genere, ma le donne, soprattutto quelle colpite da tumori tipicamente femminili come il carcinoma mammario o le neoplasie ginecologiche, sembrano risentirne di più.

 

Per questo è nato il progetto “Sex and the Cancer - quello che le donne non dicono”, partito con un convegno online e rivolto a professionisti (e non solo) per scardinare il tabù. Gli obiettivi - ha spiegato l’ideatrice Amalia Vetromile - sono portare alla luce il non detto, sensibilizzare i medici sul tema attraverso la formazione e l'informazione, incentivare la ricerca e fare leva sulle istituzioni perché garantiscano un’assistenza egualitaria su tutto il territorio nazionale. Non da ultimo - sottolinea Vetromile - c’è quello di “creare una comunità che diventi un movimento di cambiamento che si batte per il diritto ad avere una sessualità soddisfacente dopo il cancro”. Anche perché la sessualità è un’esigenza dell’essere umano, e anche un diritto tutelato dalla nostra Costituzione. "Come IncontraDonna stiamo lavorando su questa importante tematica purtroppo molto presente nella vita delle donne oncologiche", aggiunge Adriana Bonifacino, presidente dell'associazione, tra i promotori dell'evento: "A questo incontro seguiranno azioni istituzionali e una call for action".

Il convegno

Durante il convegno, oncologi, radiologi, ginecologi e fisioterapisti si sono confrontati sugli aspetti medici che influenzano la sessualità dei pazienti, in primis gli effetti collaterali delle terapie ormonali e delle radioterapie, che spesso causano nelle donne atrofia vaginale, secchezza e calo della libido. Condizioni che oggi possono essere affrontate con strumenti efficaci (anche innovativi, come per esempio il laser) e che migliorano la qualità di vita delle pazienti. Psiconcologi e psicoterapeuti hanno invece affrontato i problemi di dialogo tra pazienti e curanti, sottolineando l'importanza di una formazione dei professionisti già durante il corso di studi universitario, l’acquisizione di competenze di comunicazione specifiche e l’adozione di strumenti pratici per far fronte alle problematiche riscontrate dalle pazienti.

 

Un tabù per le pazienti

Ma perché se il problema è così importante le pazienti non ne parlano? “Le motivazioni possono essere tante”, risponde l’oncologa Lucia Del Mastro, membro Direttivo Nazionale Associazione Italiana Oncologia Medica - Aiom (che ha patrocinato il convegno) e responsabile della Breast Unit dell’IRCCS Policlinico San Martino di Genova. “Le donne pazienti tendono a parlare poco della propria sessualità col medico perché la considerano una sfera intima e privata, ed è come se si vergognassero di affrontare l’argomento ‘sesso’ mentre sono in terapia oncologica”.

 

Un tabù per i medici

Il silenzio da parte delle pazienti, però, non significa che il disagio non ci sia o sia trascurabile. “Ben sapendo che le terapie che prescriviamo spesso hanno ripercussioni sulla sfera sessuale - basti pensare che le terapie ormonali usate per ridurre il rischio di recidive di carcinoma mammario vanno avanti anni e che possono causare atrofia vaginale, secchezza, calo della libido - noi medici, oncologi in primis, dovremmo a nostra volta superare l’imbarazzo e la paura di invadere l’intimità delle pazienti e imparare a porre le domande giuste”, spiega Del Mastro. “Così facendo potremmo scoprire che le disfunzioni sessuali nelle pazienti sono molto più diffuse di quello che pensiamo, ma potremmo anche aiutare a trovare delle soluzioni per migliorare la loro vita”.

 

Secondo l’oncologa, infatti, ancora troppo spesso i medici si concentrano sulla malattia e non prestano abbastanza attenzione a tutto il resto: bisogna cambiare prospettiva e imparare a curare non il cancro in sé ma la persona con un cancro. Il cambiamento è possibile, anzi necessario: un primo passo in questa direzione può avvenire attraverso la formazione delle nuove leve, ma anche avere degli strumenti pratici a disposizione può fare la differenza. “A questo proposito, in collaborazione anche con colleghi stranieri, abbiamo effettuato una revisione sistematica della letteratura scientifica, che verrà pubblicata nei prossimi mesi su una prestigiosa rivista oncologica, relativa proprio agli strumenti e alle terapie fino ad oggi studiati per risolvere i diversi disturbi della sfera sessuale nelle giovani donne sopravvissute a un tumore mammario".

 

L’obiettivo di questa revisione è fornire agli oncologi indicazioni precise e scientificamente valide sui metodi più adeguati per fronteggiare i disturbi a lungo termine e gli effetti collaterali dei trattamenti ormonali nelle donne con un pregresso carcinoma mammario. Sono stati analizzati i dati disponibili sulle varie terapie potenzialmente utili per i disturbi sessuali: "Sulla base della qualità e della forza degli studi pubblicati - conclude l'oncologa - l’efficacia di tali strumenti è stata 'classificata' da verosimilmente efficace - ad esempio lubrificanti vaginali, terapie comportamentali e cognitive - a possibilmente efficace ma con necessità di ulteriori dati - ad esempio il laser O2 vaginale”.