Alzheimer, una guida per non farsi trovare impreparati

Alzheimer, una guida per non farsi trovare impreparati
Si stima che nei prossimi venti anni solo in Italia saranno 2,5 milioni le persone affette da questa grave demenza. Un team di esperti identifica le azioni necessarie a fronteggiare l'emergenza 
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La nostra è una popolazione che invecchia, sempre di più. Ma se da un lato invecchiare è sintomo di una società che gode di un relativo benessere, dall'altro significa anche aumentare il rischio di soffrire di patologie legate all'avanzare dell'età, come l'Alzheimer. Da anni, da più parti, si susseguono appelli che invitano a prepararsi all'esplosione delle demenze in futuro. Uno dei modi per farlo è analizzare il presente, capire cosa funziona e cosa no, per avere una roadmap su cui lavorare. E questo è quanto fatto da un team di esperti di varie discipline che si sono interrogati e confrontati sul tema della gestione del paziente con Alzheimer stilando una serie di punti su cui lavorare per non trovarsi impreparati in futuro. Se oggi sono infatti 600 mila persone le persone colpite dalla malattia in Italia, nel giro di venti anni questo numero potrebbe crescere fino ad arrivare a 2,5 milioni. E senza una cura, con trattamenti che ancora faticano ad arrivare, gestire la malattia rimane a oggi una sfida sempre maggiore per clinici, pazienti e caregiver.

Finanziamenti e potenziamento dell'assistenza territoriale

Alcune delle raccomandazioni stilate dal panel - un team di neurologi, farmacologi, psicologi, medici di medicina generale ed esperti di gestione sanitaria, coordinati da Luca Pani, ordinario di Farmacologia e Farmacologia Clinica dell'Università di Modena e Reggio Emilia e di Psichiatria Clinica dell'Università di Miami - riguardano criticità comuni ad altri ambiti sanitari. È il caso, per esempio, dell'appello ai finanziamenti per assicurare adeguati diagnosi e presa in carico dei pazienti, all'omogeneità dei percorsi di cura tra i diversi centri a livello nazionale, all'ottimizzazione della continuità assistenziale, che andrebbe potenziata rafforzando il dialogo tra centri di riferimento e territorio. Altre invece riguardano gli aspetti particolari interessati dalla malattia di Alzheimer, ricordano gli esperti, nel documento realizzato da Edra grazie al supporto di Roche. 

Contro lo stigma e per la diagnosi precoce 

Così, suggeriscono, uno dei punti chiave su cui concentrarsi è lavorare per aumentare la consapevolezza della malattia e ridurre lo stigma associato - quello di persone inevitabilmente anziane, imprevedibili e pericolose. Si tratta di un problema che interessa non solo la popolazione ma anche per gli operatori sanitari e che complica la convivenza delle persone con la loro malattia, sottolinea il panel di esperti. Combattere lo stigma richiede più azioni, come campagne di sensibilizzazione, corsi di formazione e il coinvolgimento di diverse figure professionali: dai medici di medicina generale, agli specialisti, ai farmacisti. 

Ma fondamentale è anche lavorare per potenziare la prevenzione e la diagnosi precoce, una delle sfide più importanti nella lotta alle demenze, anche per lo sviluppo di trattamenti efficaci. In questo campo, concordano gli esperti, fondamentale è la figura del medico di medicina generale, che dovrebbe essere supportato per identificare pazienti a rischio che necessitino di valutazioni specialistiche. Ma anche il farmacista, indirizzando al medico di famiglia la persona, potrebbe svolgere un ruolo di sentinella. In questo ambito d'aiuto sarebbe poi la definizione di marcatori biologici che, unitamente alle valutazioni a livello cognitivo, consentano di identificare precocemente la malattia, ma ancora oggi relegati per lo più alla ricerca più che alla pratica clinica. E, a fianco a questo, auspicabile sarebbe anche lo sviluppo di software per l'analisi e l'identificazione di pattern ricorrenti nei dati di neuroimaging. 

Ma ancora prima, l'ideale sarebbe intercettare i casi di Alzheimer conducendo degli screening in popolazioni a rischio - per esempio grazie a database realizzati mettendo insieme i dati degli esami associati al rinnovo delle patenti, suggeriscono gli esperti - o random, su persone afferenti a centri polispecialistici. Prepararsi a gestire l'Alzheimer significa infine anche fare in modo che chi si occupa e convive con una persona con demenza abbia a disposizione tutti i servizi che facilitino e aiutino la gestione della malattia, come i centri diurni, concludono gli esperti.