Immunoterapia per i tumori del sangue: conferme e nuove promesse

Immunoterapia per i tumori del sangue: conferme e nuove promesse
Dal congresso dell'European Hematology Association arrivano dati a conferma dell'efficacia degli anticorpi monoclonali e delle potenzialità degli anticorpi bispecifici nella lotta ai linfomi
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Novità sul fronte dei tumori del sangue. Dall'ultimo congresso dell'European Hematology Association (EHA) di Vienna arrivano conferme a nuovi standard di cura e dati incoraggianti per altre terapie per diversi tipi di linfoma e mieloma multiplo. In particolare si confermano le potenzialità dell'immunoterapia nella lotta ai tumori del sangue, grazie all'utilizzo di anticorpi che prendono di mira le cellule tumorali e che, al contempo, risvegliano l'azione del sistema immunitario contro le cellule malate.

Per il linfoma follicolare

Si conferma lo standard di cura per il linfoma follicolare non trattato: l'anticorpo monoclonale obinutuzumab in combinazione con chemioterapia aumenta la sopravvivenza libera da progressione della malattia rispetto allo standard precedente rituximab più chemioterapia (63,4% vs 55,7%), allungando il tempo per trattamenti successivi, anche se a fronte di un aumentato rischio di effetti collaterali gravi (48,9% e 43,4% rispettivamente). Obinutuzumab è un anticorpo monoclonale che riconosce la proteina CD20, presente su alcuni tipi di linfociti B, ed è già approvato in associazione con diversi farmaci per il trattamento della leucemia linfatica cronica e del linfoma follicolare.

Per il linfoma diffuso a grandi cellule B

Potrebbe invece cambiare lo standard di cura per il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL). Lo studio di fase III POLARIX ha messo a confronto il trattamento con polatuzumab vedotin in associazione a rituximab più ciclofosfamide, doxorubicina e prednisone (R-CHP) con il trattamento con rituximab più ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisone (R-CHOP, attuale standard di cura) contro la malattia non trattata. Polatuzumab vedotin, un farmaco coniugato che riconosce le cellule malate e rilascia un agente antitumorale, associato a R-CHP, riduce del 36% il rischio di progressione di malattia, recidiva o morte, rispetto a R-CHOP, con profili di sicurezza paragonabili.

La terapia con polatuzumab vedotin è già disponibile per i pazienti con malattia recidivante o refrattaria (R/R), non candidabili a trapianto, e l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) nei prossimi mesi discuterà l'estensione di utilizzo in prima linea.  

Anticorpi bispecifici per risvegliare il sistema immunitario

Come già anticipato al congresso gemello oltreoceano dell'American Society of Hematology (Ash) e anche al recente meeting dell'American Society for Clinical Oncology, sono incoraggianti anche i dati che arrivano per gli anticorpi bispecifici glofitamab, mosunetuzumab, cevostamab e RG6234. Si tratta di molecole che fanno da ponte tra le cellule malate e quelle che possono eliminarle. In altre parole gli anticorpi bispecifici possono legare due target, le cellule tumorali e le cellule del sistema immunitario, inducendo quest'ultime a combattere le cellule malate, proprio lì dove servono.

Contro il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), in pazienti già molto trattati e che non rispondo più alle terapie, glofitamab ha indotto una risposta completa nel 39,4% dei casi e una risposta globale (risposta completa o parziale) nella metà dei pazienti a un anno circa di follow-up, facendo registrare nel 63% dei casi la sindrome da rilascio di citochine come evento avverso. Questi dati sono stati presentati all'Agenzia europea per i medicinale (Ema) per l'approvazione del farmaco.

A Vienna sono stati presentati anche i dati che riguardano mosunetuzumab per pazienti con linfoma follicolare recidivante o refrattario sottoposti a due o più terapie (il farmaco è già stato approvato dalla Commissione Europea per pazienti con due terapie sistemiche). Le nuove evidenze  mostrano che nei pazienti più anziani (di età superiore ai 65 anni) il tasso di risposta obiettiva (ovvero con risposta completa o parziale) è maggiore rispetto a quelli con età inferiore ai 65 anni (87% verso il 77%), con meno effetti collaterali gravi. Inoltre il farmaco si è dimostrato efficace anche in modalità di ri-trattamento al ripresentarsi della malattia.

Nuovi dati per il mieloma multiplo

Infine, sebbene i dati siano davvero molto preliminari, cevostamab e RG6234 impiegati contro il mieloma multiplo recidivante e refrattario, hanno attività clinica e profilo di sicurezza incoraggianti. Il mieloma multiplo è una patologia con cui si può convivere per anni ma incurabile a oggi e su cui si concentrano diverse strategie di trattamento.