Dai mini-organi agli anticorpi biomimetici: 8 progetti di ricerca indipendente innovativi

Premiati gli 8 ricercatori under 40 vincitori del V Bando di Fondazione Roche per la Ricerca Indipendente. Nel prossimo, che si apre domani, previsti fondi anche per la digital health e la medicina di precisione
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Usano parole che sanno di futuro e ora avranno una possibilità in più di trasformare queste parole in fatti. Sono gli otto vincitori della V edizione del bando "Fondazione Roche per la ricerca indipendente" 2021, premiati oggi a Milano presso la Fondazione Feltrinelli. Otto under 40 che hanno ideato altrettanti studi in diverse aree della ricerca biomedica: dall'oncologia alle malattie rare della coagulazione, passando per le patologie neurodegenerative e l'epigenetica. I giovani scienziati riceveranno un finanziamento da 50 mila euro ciascuno per portare avanti i propri progetti, che sono stati selezionati su oltre 500 da una giuria presieduta da membri di Springer Nature, per garantire innovatività, imparzialità e trasparenza. "Da tutti i progetti ricevuti valutiamo le idee più interessanti e nuove anche con l'aiuto di esperti esterni", spiega Richard Hughes, Vice President di Nature Research Partnerships Springer Nature: "La lista si restringe sempre più fino ad arrivare a scegliere i candidati finalisti per la presentazione, sulla base della quale vengono decretati i progetti più meritevoli". Ecco, allora, chi sono i vincitori di quest'anno.

Terapie integrate per il glioblastoma

Tamara Fernandez Cabada lavora presso la Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia e studierà la possibilità di combinare l'ipertermia magnetica con terapie di differenziazione cellulare per rendere le cellule staminali tumorali più sensibili agli aumenti di temperatura. Il progetto mira anche a ridurre gli effetti indesiderati delle terapie.

Nano-vettori e stimolazione wireless per le malattie neurodegenerative

Valentina Castagnola, anche lei presso la Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia, ha messo a punto il progetto NeuroTarget che vuole impiegare dei nanorobot (vettori) biologici capaci di attraversare lo scudo della barriera ematoencefalica e raggiungere specifici neuroni bersaglio. Simili ad un treno merci, questi vettori saranno caricati con nanoparticelle funzionali in grado di convertire un segnale luminoso remoto in un segnale elettrico. L'obiettivo è di modulare l'attività neuronale in modo non invasivo attraverso la stimolazione wireless.

Studiare la comunicazione medico-paziente

Dario Monzani dell'Università di Milano è il leader del progetto DECISION. Utilizzerà un software per analizzare la comunicazione medico-paziente, il livello di empatia e come questo influisce sulle scelte terapeutiche. L'obiettivo è avere una prospettiva nuova, per ottimizzare i processi decisionali e migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici.

Come lo stress da pandemia influenza l'espressione del Dna

Il progetto di Livio Provenzi, della Fondazione Mondino IRCCS, si chiama "Measuring the Outcomes of Maternal COVID-19-related Prenatal Exposures (MOM-COPE)". Mira a raccogliere i dati relativi all'impatto dello stress da pandemia in un periodo sensibile come la gravidanza. Il progetto è già in corso: è stato lanciato presso IRCCS Fondazione Mondino di Pavia e coinvolge dieci neonatologie del Nord Italia. I risultati finora raccolti suggeriscono la presenza di un rischio aumentato per il benessere materno-infantile durante i mesi dell'emergenza sanitaria e mostrano associazioni con modificazioni dello status di metilazione di geni coinvolti nella regolazione dello stress.

Un mini-fegato per una malattia rara del sangue

Sviluppare un nuovo approccio terapeutico per la forma congenita della porpora trombotica trombocitopenica, una malattia del sangue estremamente rara, caratterizzata dalla formazione di trombi nella microcircolazione che possono causare gravi danni a carico di organi vitali come cuore, cervello e rene. E' questo il progetto di Elena Romano dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. La forma genetica della patologia è dovuta a mutazioni nel gene che codifica per la proteina ADAMTS13 che viene prodotta dalle cellule del fegato ed è implicata nel processo di coagulazione del sangue. Il progetto prevede la generazione di cellule staminali pluripotenti che verranno indotte a diventare epatociti, cellule stellate e cellule endoteliali. Con queste cellule sarà generato un mini-fegato in laboratorio. L'ipotesi è che, trapiantato nel paziente, sia in grado di fornire la proteina ADAMTS13 funzionante, proteggendo il paziente da eventuali ricadute.

Il senso dell'amaro e una nuova strada per trattare l'asma

È stato infatti dimostrato che i recettori per il gusto dell'amaro non sono presenti solo nella cavità orale, ma anche in sedi ectopiche, tra cui le vie aeree. Da qui parte il progetto di Laria Talmon e dei ricercatori dell'Università del Piemonte Orientale, che ne hanno già dimostrato l'attività antiinfiammatoria nell'epitelio delle basse vie aeree e di mediatore della broncodilatazione nelle cellule muscolari lisce del polmone. Identificare e correlare polimorfismi con la predisposizione all'asma permetterebbe sia di validare i recettori dell'amaro come nuovi target farmacologici, sia identificare dei marker caratterizzanti una popolazione maggiormente predisposta alla malattia.

Anticorpi sintetici per l'artrite reumatoide

Francesca Torrini, dell'Università di Firenze, sta valutando per la prima volta l'utilizzo dei polimeri a stampo molecolare (Molecularly Imprinted Polymers, MIP), come alternativa alla classica immunoterapia con anticorpi, nel trattamento dell'artrite reumatoide. I MIP possono essere considerati "anticorpi biomimetici", costituiti da materie prime naturali, a basso costo, biocompatibili e biodegradabili, in grado di riconoscere selettivamente i target biologici, in questo caso rappresentati dalle principali citochine e recettori coinvolti nei processi patologici dell'artrite reumatoide. Rispetto ai classici anticorpi, i MIP sono inoltre caratterizzati da una maggiore facilità di preparazione, maggiore stabilità, e non rischiano di indurre reazioni immunitarie non volute.

Modificare il microambiente tumorale

Maria Carmela Vegliante, della Fondazione Italiana Linfomi Onlus, si occupa di linfomi diffuso a grandi cellule, tumori del sangue in cui solo il 60% dei pazienti risponde alla terapia standard. Il gruppo di ricerca studierà il microambiente tumorale che può giocare un ruolo importante nella progressione della malattia. In particolare, la ricerca studierà come modificare il comportamento dei macrofagi, cellule del sistema immunitario che, a seconda di stimoli esterni, possono agire da alleati o nemici del tumore.

Il nuovo bando per il 2022: conferme e novità

Il bando Roche per la ricerca indipendente è stato lanciato la prima volta nel 2016 e da allora sono stati erogati oltre 3 milioni di euro destinati a 48 progetti. Da domani 11 novembre, e fino all'11 febbraio 2022, sarà possibile candidare nuovi progetti per l'edizione 2022, per la quale saranno stanziati altri 400 mila euro destinati a 8 nuovi studi. Con una novità, però, che riguarda le aree terapeutiche: alle tradizionali aree di oncologia, ematologia oncologica, neuroscienze, malattie ereditarie della coagulazione e SARS-COV2, si aggiungono due premi speciali e trasversali, dedicati alla digital health e alla medicina personalizzata. I progetti potranno essere promossi esclusivamente da enti pubblici o privati italiani, senza scopo di lucro, e da IRCCS. Dovranno essere in lingua inglese e la domanda potrà essere inviata direttamente sul sito www.rocheperlaricerca.it . Come per le passate edizioni, il responsabile del Progetto di Ricerca (PI, Principal Investigator) dovrà avere un'età inferiore a 40 anni. Anche per quest'anno, infine, Fondazione Roche lascia l'esclusiva titolarità di ogni invenzione o diritto generato nell'ambito del progetto di ricerca agli enti partecipanti.

"La ricerca indipendente in Italia è da sempre al centro delle attività di Fondazione Roche - conclude Mariapia Garavaglia, Presidente di Fondazione Roche - perché siamo certi che tenerla viva sia un valore enorme per il sistema salute. Oggi più che mai abbiamo bisogno della scienza per la ripresa del Paese, ma anche per continuare a cercare risposte in grado di migliorare la vita dei pazienti in tutti gli ambiti terapeutici. Bisogna quindi investire sui giovani ricercatori, creando percorsi formativi per coltivare i talenti nel nostro Paese e per contribuire allo sviluppo economico".