Tumori, così la biopsia liquida faciliterà l’accesso agli studi clinici

Crediti: Fernando Zhiminaicela da Pixabay
Crediti: Fernando Zhiminaicela da Pixabay 
Sempre più dati mostrano che è possibile applicare la tecnologia NGS al Dna tumorale circolante estratto con un semplice prelievo di sangue, per studiare le caratteristiche molecolari dei tumori. E offrire nuove possibilità di cura ai pazienti
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OGGI molti pazienti oncologici non riescono ad accedere agli studi clinici che potrebbero dare loro una speranza in più. Ma grazie alle tecnologie di sequenziamento del genoma di nuova generazione, Next Generation Sequencing (NGS), e alla biopsia liquida sarà possibile aumentare la loro partecipazione.

Biopsia liquida e NGS

Attraverso un semplice prelievo di sangue, la biopsia liquida permette di isolare i frammenti di Dna circolante, tra cui anche quello tumorale. Più semplice, veloce ed economica di una biopsia classica (effettuata su campioni di tessuto), sta diventando un esame sempre più importante nella pratica clinica, perché può aiutare a stabilire le terapie più indicate, caso per caso. Proprio sul Dna tumorale circolante è possibile oggi applicare una tecnologia di sequenziamento di nuova generazione, che permette di scandagliare simultaneamente diversi geni alla ricerca di mutazioni la cui presenza permette di predire l’esito di un certo trattamento.

Negli Stati Uniti, la Food and Drugs Administration (FDA) ha autorizzato quest’anno l’utilizzo dei test Ngs su biopsia liquida, e anche in Europa ci si sta muovendo in questa direzione.Di recente, per esempio, sono stati presentati al convegno virtuale Map (Molecular analysis for precision oncology) 2021 i risultati preliminari di uno studio spagnolo che ha utilizzato una combinazione di biopsia liquida e profilo genomico completo (CGP) per identificare eventuali mutazioni target. Dalla ricerca è emerso che l’esame ha apportato informazioni ulteriori sulla malattia nell’89% dei casi. Su 108 pazienti coinvolti inizialmente, in 14 sono state identificate mutazioni potenzialmente bersaglio di farmaci mirati; 5 pazienti invece sono stati indirizzati a una terapia disegnata su misura in base all’esito dell’NGS. Inoltre i test hanno permesso di riconoscere altre mutazioni interessanti che potrebbero essere oggetto di studio come bersaglio in sperimentazioni di fase I.

In Italia nel 2020 le società scientifiche Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), Siapec (Società italiana di anatomia patologica e citologia diagnostica), Sibioc (Società italiana di medicina di laboratorio) e Sif (Società italiana di farmacologia) si sono riunite per elaborare nuove raccomandazioni per l’esecuzione di test molecolari su biopsia liquida, un documento che, in sintesi, raccomanda la possibilità di procedere all’esame dopo aver analizzato il caso e dopo l’opinione positiva del Molecular Tumor Board incaricato.

I vantaggi

“Prendiamo il caso del tumore del polmone”, spiega Umberto Malapelle del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Federico II di Napoli e segretario scientifico della International Society of Liquid Biopsy: “Oggi in Italia per avere la possibilità di accedere a uno studio clinico bisogna essere in possesso di alcune informazioni sul profilo molecolare del tumore, che di norma si ricavano con test NGS sul Dna estratto da un campione di tessuto tumorale. Solo per i pazienti con diagnosi di cancro in stadio avanzato, cioè già in presenza di metastasi, è prevista l’applicazione del test genomico sul Dna tumorale circolante ricavato da biopsia liquida. Ci sono però ormai diverse evidenze che sostengono che estendere questa opportunità a una platea più ampia di pazienti con un tumore del polmone potrebbe portare a vantaggi da diversi punti di vista. Le informazioni che derivano dalla biopsia liquida integrano e non si sostituisconoa quelle che otteniamo dall’analisi del Dna estratto da un campione tissutale, grazie al quale si riescono a definire anche le caratteristiche morfologiche di una neoplasia”, specifica Malapelle.

Con l’applicazione dell’NGS alla biopsia liquida, alcuni pazienti che normalmente sarebbero stati lasciati fuori dagli studi clinici possono essere indirizzati ai trial o possono vedere cambiare il proprio percorso di cura. Inoltre, la biopsia liquida è una pratica poco invasiva e può essere ripetuta nel tempo, permettendo di verificare se un tumore sta rispondendo alla terapia, tenere traccia dell’evoluzione della malattia e, nel caso, modificare i trattamenti. “L’approccio permetterebbe anche di ampliare le nostre conoscenze sui tumori”, aggiunge l’esperto: “Usare i test NGS è come passare dal guardare una stanza dal buco della serratura a ispezionarla con la porta spalancata: si vedono meglio le caratteristiche del tumore e può succedere di trovare alterazioni nuove. Tutte queste informazioni non solo possono servire ad accrescere la nostra comprensione di una neoplasia ma, se condivise, aiutano ricercatori e clinici a interpretarne il significato e a orientare la scelta terapeutica”.


Due strade

Seguendo le ultime raccomandazioni dell’ International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC) pubblicate da Christian Rolfo del Mont Sinai (NY) insieme ad un team internazionale di esperti tra cui Malapelle e Giorgio Scagliotti (Università di Torino), oggi si ipotizzano due approcci: il primo prevede di far seguire l’analisi in biopsia liquida solo nel caso in cui il tessuto di quello specifico paziente non sia sufficiente a condurre l’analisi (approccio “tissue first”), nell'altro, invece, l’analisi parte dalla biopsia liquida e viene poi integrata con quella ottenibile dal tessuto (Blood First) in un secondo momento. “In generale - conclude Malapelle - per i pazienti con tumori solidi il futuro prevede un’integrazione di questa nuova grande opportunità, NGS su biopsia liquida, a quello che è già pratica clinica, per caratterizzare sempre meglio le alterazioni molecolari”.