Tumore al seno, arriva l'iniezione sottocute per la terapia a base di pertuzumab e trastuzumab

Il trattamento, approvato dalla Commissione Europea, è indicato nel cancro al seno Her2 positivo in fase precoce e metastatica. Il tempo di somministrazione passa da 150 a 8 minuti
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E' oggi disponibile una nuova opzione di trattamento per le pazienti con cancro al seno Her2 positivo, un tipo di tumore della mammella che rappresenta circa il 20% di tutti casi. La Commissione Europea ha infatti approvato una nuova terapia basata sui farmaci già in uso pertuzumab e trastuzumab: anziché per endovena i medicinali vengono somministrati tramite iniezione sottocutanea. Il trattamento, indicato per le pazienti con tumore Her2 positivo, sia iniziale sia avanzato, riduce ampiamente i tempi della somministrazione: l'iniezione, infatti, richiede soltanto 8 minuti contro i 150 minuti dell'endovena, con una velocizzazione della somministrazione che avvantaggia sia le pazienti sia il sistema sanitario. 

L'ok dall'Europa 

Già autorizzata dalla Food and Drug Administration (Fda) statunitense alla fine di giugno 2020, la nuova formulazione ha ricevuto il sì anche della Commissione Europea, dunque potrà essere utilizzata dai diversi stati dell'Unione Europea dopo le procedure di registrazione a livello nazionale. Il trattamento si basa sull'associazione dei due anticorpi monoclonali pertuzumab e trastuzumab, in dosi ben fissate, il tutto insieme all'enzima ialuronidasi, da iniettare per via sottocutanea. Entrambi gli anticorpi monoclonali sono gli stessi della somministrazione endovenosa. 

Lo studio sul Lancet 

Il via libera europeo si basa sui dati dello studio clinico di fase 3 (l'ultimo stadio della sperimentazione) chiamato FeDeriCa, i cui risultati sono pubblicati su The Lancet Oncology. La ricerca ha dimostrato che la combinazione dei due farmaci somministrati tramite iniezione sottocutanea produce risultati non inferiori rispetto all'endovena, e che la sua efficacia è paragonabile. Quando i ricercatori parlano di “risultati non inferiori” si riferiscono al fatto che i livelli dei due farmaci nel sangue in seguito all'iniezione non sono inferiori rispetto a quelli rilevati dopo la somministrazione in endovena. Oltre all'efficacia, anche la sicurezza della nuova formulazione è analoga e non ci sono state differenze degne di nota in termini di tossicità e reazioni avverse. 

Più tempo per le pazienti

I vantaggi riguardano i tempi ridotti del trattamento, dato che la prima somministrazione sottocutanea richiede 8 minuti e le successive 5 minuti. Differenze ben visibili se si considera che la prima infusione ha una durata di 3 ore e le successive da un'ora fino a 3 ore. E questo può portare un beneficio alle pazienti, nella direzione di un miglioramento della qualità di vita della persona. L'attenzione all'orologio, inoltre, apporta vantaggi anche alle strutture e al sistema sanitario, in grado di gestire più richieste. E durante la pandemia di Covid-19, con le nuove regole e la riorganizzazione imposta dall'emergenza, questo tema è ancora più sentito: è necessario accorciare la durata delle terapie, l'occupazione delle sale e la permanenza dei pazienti in ospedale, sia per ridurre i loro rischi sia per poter rispondere alle varie esigenze.