Sì dell'Europa all'immunoterapia contro il cancro al fegato

La Commissione Europea ha approvato atezolizumab e bevacizumab nel trattamento di pazienti adulti con carcinoma epatocellulare in stadio avanzato o non resecabile
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Dopo il via libera della statunitense Food and Drug Administration (Fda) e il parere favorevole dell'Agenzia europea per i medicinali (Ema), la combinazione dell'immunoterapico atezolizumab e dell'antiangiogenico bevacivumab per il trattamento dell'epatocarcinoma, la forma di cancro al fegato più diffusa, ha ricevuto l'ok anche dalla Commissione Europea. In particolare, la combinazione dei due farmaci è stata approvata per il trattamento dei pazienti adulti affetti dal carcinoma epatocellulare (Hcc) in stadio avanzato o non resecabile che non hanno ricevuto una precedente terapia sistemica. Si tratta del primo e unico regime immunoterapico approvato in Europa per questa neoplasia.

Un'alternativa promettente

Dopo oltre dieci anni, arriva così una nuova speranza per i pazienti con tumore al fegato che non possono essere operati. L'approvazione della Commissione Europea si basa sui risultati dello studio IMbrave150, pubblicato lo scorso maggio sul New England Journal of Medicine, che mostrano come la nuova combinazione dei due farmaci sia più efficace in termini di sopravvivenza rispetto a sorafenib, farmaco che dal 2008 è stato reso disponibile per la cura dell'epatocarcinoma. Atezolizumab, in combinazione con bevacizumab, infatti, ha ridotto il rischio di morte del 42% e di peggioramento della malattia o di morte del 41% rispetto alla terapia standard. 

“Come confermano i risultati dello studio IMbrave150, abbiamo per la prima volta un'alternativa terapeutica che si dimostra superiore a sorafenib”, commenta Bruno Daniele, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia dell'Ospedale del Mare di Napoli. “È, inoltre, la prima volta che l'associazione di un immunoterapico e di un antiangiogenico dimostra la sua efficacia nell'epatocarcinoma, aprendo la strada a interessanti sviluppi futuri per il trattamento di questa neoplasia. I risultati sono associati a una qualità di vita migliore di quella dei pazienti che assumevano sorafenib. In altri termini, l'associazione di atezolizumab e bevacizumab è più efficace e meglio tollerata della terapia standard”.

I benefici della terapia

Atezolizumab, in combinazione con bevacizumab, è una nuova terapia che agisce con un meccanismo d'azione completamente diverso rispetto alle precedenti. E i benefici per i pazienti appaiono significativi. “Atezolizumab, come avviene per i trattamenti oncologici immunoterapici, genera una risposta in una buona quota di pazienti e in coloro che rispondono tende a mantenere più a lungo questo risultato nel tempo, rispetto alle alternative terapeutiche disponibili”, spiega Fabio Piscaglia, epatologo, Direttore del Reparto di Medicina Interna del Policlinico S.Orsola di Bologna. 

“Questa approvazione ci ricorda però che l'immunoterapia ha bisogno di lavorare in forma combinata”, aggiunge l'esperto, ricordando che nell'attesa che sia disponibile anche nel nostro Paese, è già in corso uno studio italiano di fase III B (senza randomizzazione) per confermare ulteriormente i dati di sicurezza ottenuti su una popolazione internazionale. “Questa sperimentazione dà l’opportunità a un certo numero di pazienti, che rispettino i criteri di inclusione ed esclusione, di iniziare già ora quella che è considerata la miglior terapia al momento disponibile per l'epatocarcinoma”, conclude l'esperto. “Nel nostro Centro alcuni pazienti sono già in trattamento”.