Il futuro della medicina è nelle immagini

La possibilità di operare un paziente proiettando in forma di ologrammi 3D tutte le informazioni utili alla riuscita dell'intervento permetterà a chi lavora negli ospedali lontani dai grandi centri di ricevere aiuto e assistenza nelle operazioni più complesse
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Il fegato volteggia a mezz'aria, ruotando su se stesso per essere esplorato in tutte le sue diverse prospettive. Il chirurgo lo afferra, lo trascina più vicino per individuare il punto esatto nel quale si annida la massa tumorale. Su uno schermo laterale che farebbe invidia al Neo di Matrix scorrono le pagine della letteratura relativa al caso in questione. Con un piccolo colpo delle dita, il medico in camice verde, casco e guanti ingrandisce la parte che lo interessa, volta pagina con un semplice movimento degli occhi, apre il file delle ultime analisi del paziente steso sul lettino con un breve comando vocale. Poi proietta sul corpo addormentato le immagini relative agli organi vitali per incidere la parte con la massima precisione. L'intervento, con un bisturi del tutto reale, può avere finalmente inizio. E' quello che accade quando la realtà aumentata fa il suo ingresso nelle sale operatorie. Un assaggio di futuro toccato con mano all'ultimo meeting della Radiological Society of North America (RSNA), a Chicago nelle scorse settimane, dove colossi del medicale come Philips, Siemens, General Electrics e Toshiba hanno presentato le loro ultime novità in tema di imaging.

La possibilità di operare un paziente proiettando in forma di ologrammi 3D tutte le informazioni utili alla riuscita dell'intervento avviene grazie alle collaborazioni che Microsoft, con il suo visore HoloLens2, ha stretto con molti dei big player del settore. Perché diventi routine nelle sale operatorie ci vorranno anni, ma sarebbe sbagliato pensare alla realtà aumentata come a un vezzo da nerd. Sarà utile infatti non tanto a roteare nello spazio questo o quell'organo, ma a consentire a chi lavora negli ospedali più lontani dai grandi centri a ricevere aiuto e assistenza nelle operazioni più complesse. Una innovazione tanto dirompente da costringere la FDA, l'ente regolatorio americano, a costituire dei panel di confronto tra industria, assicurazioni, società scientifiche e associazioni di pazienti per interrogarsi seriamente non solo sulle potenzialità ma anche sulle criticità dell'ingresso della realtà aumentata in sala operatoria.

Il nuovo orizzonte delle cure è dunque tutto qui, nella potenza delle immagini. E' anche grazie a loro se il mondo della medicina sta attraversando uno dei periodi più complessi e rigogliosi della sua storia millenaria, che certamente cambierà il modo in cui medici e pazienti vivono la malattia. Una profonda trasformazione che parte dall'accuratezza dei dati visuali, dalla loro capacità di veicolare contenuto prezioso allo specialista, al chirurgo o all'infermiere, per arrivare al letto del malato. E rendere la sua permanenza in ospedale meno prolungata, le diagnosi più precoci ed accurate, gli interventi più specifici e brevi, le terapie più immediate ed efficaci.

Il primo banco di prova di questa potenza è nella diagnostica: strumenti come la risonanza magnetica, la tomografica assiale computerizzata, i raggi x, l'ecografia, volti a individuare gli aspetti patologici all'interno dell'organismo, che diventano più sostenibili e più a misura di paziente, riducendo i costi e salvaguardando l'efficienza, o se possibile persino migliorandola. Questa è per esempio la scommessa di Philips, che già lo scorso anno ha presentato il suo prodotto di punta: il primo macchinario per risonanza magnetica che riduce al minimo la necessità di elio, il gas utilizzato per raffreddare il magnete durante il funzionamento. “L'elio è una risorsa scarsa, e i costi sono in crescita”, racconta Andrea Celli, amministratore delegato della divisione Health Systems di Philips Italia, Israele e Grecia. Nelle macchine tradizionali, continua Celli, ne servono circa 1500 litri: il gas decade nel tempo e va sostituito con regolarità, con aggravio di costi (e di peso: i macchinari che fanno a meno di questo elemento pesano una tonnellata di meno). Il nuovo sistema riesce invece a utilizzare solo lo 0,5 per cento del volume necessario, mantenendo comunque l'efficienza del raffreddamento. Ad oggi, continua Celli, sono stati consegnati circa 1500 esemplari in tutto il mondo, quattro in Italia, il primo a Reggio Calabria.

Un occhio alla sostenibilità, l'altro al benessere dei pazienti, che nel caso della risonanza magnetica sono oggi costretti a restare per lunghissimi minuti dentro apparecchi a rischio claustrofobia e senza avere un'idea del tempo che rimane. Ecco allora che le aziende cominciano a predisporre apparecchi “aperti”, dove il disagio sia minimo, dotati di orologi per poter controllare lo scorrere del tempo, e nei quali la proiezione di video o immagini sulle pareti possa allietare la permanenza, riducendo al massimo lo stress del paziente, soprattutto se bambino.

Ma le immagini non servono solo a individuare una malattia. Sempre più spesso servono anche a curarla. Si chiama Image Guided Therapy (IGT): interventi di chirurgia mininvasiva resi possibili proprio dall'accuratezza delle immagini generate in tempo reale, e che, a differenza di quelli “a cielo aperto” sono più rapidi e migliorano gli esiti, riducendo anche il tempo di degenza. Nel corso dell'intervento alcuni strumenti dedicati, per esempio un catetere o un palloncino per angioplastica, vengono inseriti attraverso una piccola incisione e guidati nell'area di trattamento, che può includere cuore, vasi sanguigni, cervello, fegato e altri organi principali. Durante le procedure mininvasive i medici non possono vedere e toccare direttamente la parte da operare, ma possono affidarsi a tecnologie avanzate di imaging medico, tra cui proprio la realtà aumentata, per vedere all'interno del paziente ed essere guidati nell'azione.

L'ultima parola chiave di questa rivoluzione dell'immagine è “portabilità”. Strumenti sempre più piccoli, economici, da usare nelle prime visite a domicilio per evitare il ricorso allo specialista. Ne è un esempio la sonda ecografica portatile che trasferisce le immagini direttamente sullo smartphone, e che potrebbe in un futuro prossimo sostituire lo stetoscopio al collo di medici di famiglia e pediatri. Ma anche strumenti palmari che abbinano gli ultrasuoni all'intelligenza artificiale: alcuni di questi hanno ricevuto l'autorizzazione della FDA per una decina di applicazioni cliniche, tra cui scansioni cardiache, esami fetali e ostetrici e controlli muscoloscheletrici.