Keito K9, premiato studio dalla prima stazione di cardiomonitoraggio in quota

Il professor Piergiuseppe Agostoni 
La piú vasta raccolta di dati mai realizzata su soggetti esposti all’alta quota è opera della prima postazione al mondo per il controllo cardiaco oltre i 3mila metri, ideata dal Centro Cardiologico Monzino 
3 minuti di lettura

Proprio mentre le autorità sanitarie cinesi notificavano un focolaio di casi di polmonite atipica nella città di Wuhan e il Coronavirus iniziava silenziosamente a diffondersi in tutto il mondo, a dicembre 2019 veniva inaugurata sul Monte Bianco la prima postazione al mondo per il controllo cardiaco in quota, un progetto del Centro Cardiologico Monzino interamente sostenuto dalla Fondazione Ieo-Ccm. Ora, con gli impianti sciistici chiusi a causa del Covid, arriva dal Congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia un premio allo studio sulla più vasta raccolta dati mai realizzata su un gruppo non selezionato di soggetti esposti in maniera acuta all'alta quota.

Un check up al cuore in quota

Keito K9, la prima stazione biometrica per il controllo cardiaco in altezza, si trova presso Skyway Monte Bianco a Punta Helbronner, 3.466 metri di altitudine. Si tratta di un omaggio che la Fondazione Ieo-Ccm ha voluto fare a tutti coloro che, avventurandosi sulle cime desiderano monitorare gratuitamente le reazioni del proprio corpo ad altezze elevate. “Ogni anno - spiega Piergiuseppe Agostoni, direttore Dipartimento di Cardiologia Critica e Riabilitativa del Centro Cardiologico Monzino e ordinario di malattie cardiovascolari dell’Università degli Studi di Milano - migliaia di persone si avvicinano per sport o turismo all'alta quota, dove la pressione dell'ossigeno diminuisce e quindi il corpo umano aumenta il lavoro cardiaco e respiratorio per compensarlo. Questi cambiamenti cardiovascolari, che il più delle volte si verificano senza alcuna complicazione, comportano però un aumento del rischio di infarto del miocardio, ictus ed edema polmonare, in particolare nei soggetti con precedenti malattie cardiovascolari”.

I rischi cardiopolmonari in quota sulla popolazione generale

Mentre un tempo chi non era in perfetta forma fisica o in buona salute rinunciava alla montagna per non affaticarsi, oggi la disponibilità di moderni impianti di risalita permette a più persone di raggiungere l'alta quota in poco tempo e senza sforzi. Con quali effetti? Mentre sono disponibili alcuni dati sugli alpinisti, poco si sa sugli effetti cardiopolmonari dell'alta quota acuta nella popolazione generale. Per questo è nata la stazione di cardiomonitoraggio Keito K9 ideata proprio da Piergiuseppe Agostoni uno dei massimi esperti di alta quota in ambito cardiovascolare, insieme ai suoi collaboratori, i due cardiologi Carlo Vignati e Massimo Mapelli.

La stazione Keito K9

Posizionata a monte delle Funivie Monte Bianco, multilingue e dotata di schermo touch screen, Keito K9 determina nello specifico peso, altezza, percentuale di massa magra e grassa, indice di massa corporea (BMI) ma soprattutto misura pressione arteriosa, frequenza cardiaca e saturazione di ossigeno nel sangue. “Per informare e sensibilizzare ulteriormente la popolazione - spiega Agostoni - accanto alla stazione biometrica Keito K9 abbiamo installato anche pannelli informativi relativi agli effetti cardiovascolari che derivano dall’esposizione acuta alle altezze: insieme al lavoro della stazione biometrica permetteranno a chiunque di verificare alcuni parametri e consentiranno di valutare se si rientra nei limiti di normalità in rapporto all’altitudine. In conclusione, lo scopo primario di questo progetto è valutare le caratteristiche della popolazione che frequenta l’alta quota e capire cosa succede a cuore e polmoni quando ci si trova ad altezze elevate”.

Lo studio su 4000 persone

Da quando Keito K9 è stata installata, i medici hanno iniziato a raccogliere dati su una popolazione di più di 4000 soggetti. L’analisi di questi dati cardiopolmonari acquisiti a punta Helbronner ha portato poi all’elaborazione di un lavoro scientifico che è stato selezionato e premiato tra i migliori abstract in occasione dell’81ma edizione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Cardiologia. “Si tratta della più vasta raccolta dati mai realizzata su un gruppo non selezionato di soggetti esposti in maniera acuta all'alta quota”, racconta Agostoni. “Analizza le differenze di genere e dell’indice di massa corporea nella risposta cardiopolmonare in una popolazione generale non selezionata”.

L’evoluzione di Keito K9

L’analisi, presentata dalla neocardiologa Benedetta Nusca, specializzata in Malattie dell'apparato Cardiovascolare all’Università degli studi di Milano, presso la scuola di specializzazione di Piergiuseppe Agostoni e del correlatore Carlo Vignati, rappresenta la prima parte di un progetto più ampio che sin dall’inizio prevedeva l’impianto di una nuova stazione di misurazione anche a valle. Inaugurazione che avrebbe dovuto avere luogo a dicembre ma che purtroppo è stata rimandata a causa del Covid-19. “I dati raccolti - prosegue Agostoni - permettono di fare un identikit accurato di chi potrebbe essere soggetto a problemi di desaturazione di ossigeno ad alta quota. Questo premio è di grande soddisfazione perché dimostra il riconoscimento nazionale del lavoro di ricerca in quota, reale e simulata, del gruppo di studio alta quota del Centro Cardiologico Monzino”. Il progetto si propone sia come modello sperimentale di studio della ipossia - in montagna c’è poco ossigeno - sia come strumento clinico per capire quali siano i soggetti in cui è più facile lo sviluppo del mal di montagna.