Malattie reumatiche, una gravidanza in sicurezza è possibile

Il 51% delle donne con patologie reumatiche non dice al proprio medico che sta cercando di rimanere incinta. Una lacuba da colmare per pianificare al meglio il periodo
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"Dottore, vorrei avere un bambino". Cinque parole che i reumatologi vorrebbero sentirsi rivolgere più spesso dalle proprie assistite. Secondo un recente sondaggio, condotto da ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici) e dall’Osservatorio Capire su 300 donne con malattie reumatiche, 7 su 10 starebbero cercando di rimanere incinta ma più della metà (il 51%) non ne avrebbe parlato con lo specialista. Un deficit comunicativo da colmare, riconoscono i medici, soprattutto perché oggi anche le pazienti in terapia per patologie autoimmuni sistemiche, se ben seguite, possono sostenere una gravidanza in sicurezza.

Un desiderio da esprimere

Le malattie reumatiche, come artrite reumatoide o lupus eritematoso, sono condizioni autoimmuni infiammatorie che colpiscono le donne più degli uomini e che spesso insorgono in piena età fertile. Non è dunque strano se tante pazienti sentono il desiderio di diventare madri. “Ogni giorno riceviamo decine di richieste di informazioni su questo aspetto da parte di pazienti e caregiver”, conferma Silvia Tonolo, Presidente ANMAR Onlus, l’associazione nazionale malati reumatici che ha promosso il sondaggio su più di 300 donne. “L’indagine che abbiamo promosso evidenzia chiaramente come oggi la maternità sia un’opportunità possibile e, infatti, ben il 57% delle intervistate ha già avuto una gravidanza”.

Tuttavia, dal sondaggio emerge anche come ci sia ancora un grosso gap comunicativo tra le pazienti e i medici: il 51% delle donne che hanno intenzione di ricercare una gravidanza non ne parla al proprio reumatologo. Un problema che rischia di compromettere la salute della futura mamma e/o del nascituro.

Una lacuna da colmare

Se in passato alle pazienti con malattie reumatiche la gravidanza poteva essere sconsigliata, ora le cose sono cambiate. “Le terapie oggi a nostra disposizione - spiega Mauro Galeazzi, Responsabile scientifico dell’Osservatorio CAPIRE e Presidente Emerito della Società Italiana di Reumatologia - sono assolutamente efficaci e hanno ridato ottime prospettive di vita”. In molti casi se la diagnosi è tempestiva e le terapie adeguate è possibile raggiungere uno stato di remissione della malattia, che se stabile nel tempo è il presupposto per sostenere una gravidanza in sicurezza. Tuttavia le terapie “possono avere effetti collaterali sull’apparato riproduttore e quindi bisogna comunicare al medico specialista curante i propri desideri”, continua l’esperto. “Lo stesso vale per la scelta di metodi contraccettivi che devono essere per forza compatibili con i trattamenti utilizzati. Nell’86% dei casi il reumatologo è in contatto con il ginecologo della propria assistita”.

Il dialogo tra medico e paziente, dunque, va migliorato e rafforzato nell’interesse reciproco.