Influenza, attesi 7 milioni di casi

Influenza, attesi 7 milioni di casi
Quest'anno i virus influenzali circoleranno di più dell'anno scorso. La vaccinazione rimane l'unica protezione efficace. In caso di sintomi gli esperti consigliano la vigile attesa e l'uso dei farmaci di automedicazione
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La stagione influenzale è già iniziata. E quest'anno non sarà come quella appena passata, quando per via del lock down e delle mascherine la circolazione dei virus influenzali è stata ridotta al minimo. "La stima per l'Italia è di 6-7 milioni di casi. Un dato in crescita rispetto agli scorsi anni, come dimostrano anche le osservazioni sull'emisfero australe, dove l'influenza è in corso", spiega Fabrizio Pregliasco, professore associato del dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell'università di Milano e direttore sanitario aziendale dell'IRCCS ospedale Galeazzi - Sant'Ambrogio di Milano. "Dobbiamo poi considerare l'aumentata quantità di virus respiratori e la minore esposizione della popolazione a microrganismi patogeni come virus e batteri negli ultimi due anni, da ricondurre alle restrizioni sociali adottate nelle stagioni precedenti, che ha non solo ridotto la diffusione del SARS-CoV-2, ma anche quella degli altri virus influenzali".

Doppia morsa

Purtroppo la maggiore circolazione dell'influenza non si accompagnerà a una diminuzione drastica di SARS-CoV-2: sebbene avrà sempre più difficoltà a diffondersi considerando sia l'alta quota di persone che hanno già contratto il Covid-19 che coloro che si sono vaccinati, il nuovo coronavirus continuerà a mietere vittime. "Il Covid uccide ancora 4 volte tanto l'influenza ed è la causa del 95% dei decessi negli ultrasessantenni", sottolinea Pregliasco. Come fare a distinguere le due malattie? "La vera influenza, rispetto ad altri casi - prosegue Pregliasco - si riconosce per febbre con temperatura elevata, a comparsa brusca, sintomi respiratori o bruciore agli occhi e almeno un sintomo extra respiratorio, come dolori muscolari, mal di testa, spossatezza".

L'unica difesa è il vaccino, ma 4 italiani su 10 sono scettici

Da un'indagine condotta da Human Highway per Assosalute emerge la convinzione che la vaccinazione sia inutile: lo crede ancora il 42% della popolazione, perché afferma di ammalarsi raramente e con sintomi lievi. E resta alta, anche se in contrazione rispetto all'indagine svolta due anni fa, la percentuale di coloro che non si sono mai posti il problema della vaccinazione antinfluenzale (24,5% nel 2022 contro i 26,3% nel 2020). I restanti 4 italiani su 10 dichiarano invece di voler fare la vaccinazione antinfluenzale, con una propensione che raggiunge i livelli massimi tra gli over 65, dove 2 su 3 intendono vaccinarsi. Tra questi, il vaccino antinfluenzale è diventato ormai una consuetudine: per il 44,2% la motivazione è quella di evitare di contagiare persone vicine (29,6%, in crescita), seguita dalla volontà di agevolare la diagnosi differenziale tra influenza e Covid-19 (29,4%, in diminuzione). 

"L'influenza è comunque una patologia aggressiva e debilitante che resta indipendente dal SARS-CoV-2. Grazie alla presenza dei tamponi diagnostici, ad oggi, siamo in grado di misurarne la contagiosità, ma seguendo quello che ci riportano i dati dell'emisfero australe e considerando il livello ridotto delle difese immunitarie degli ultimi due anni (nei quali siamo stati poco esposti ai virus influenzali), la protezione attraverso la somministrazione del vaccino resta fondamentale", spiega Claudio Cricellli, presidente di SIMG - Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie.

Come fare a gestire i sintomi dell'influenza

Sempre l'indagine Human Highway sottolinea la crescita, pur senza tornare ai livelli pre-pandemici (45,6% nel 2022 vs il 37,1% nel 2020), della quota di italiani che ritiene che il comportamento più saggio in caso di sintomi influenzali sia restare a riposo, ricorrere ai farmaci di automedicazione e, solo in caso la situazione non migliori nel giro di qualche giorno, contattare il medico.

"Per quanto riguarda l'automedicazione, recentemente è stato criminalizzato il concetto di vigile attesa, ma è quello che si deve fare: valutare la sintomatologia e gestirla, in prima battuta facendo ricorso proprio ai farmaci di automedicazione che permettono di alleviare i sintomi senza azzerarli", spiega Pregliasco. "Il concetto di riferimento è semplice - conclude Cricelli - non abbiamo terapie né per guarire dall'influenza né dal SARS - CoV-2, ma quello che possiamo fare è controllare i sintomi grazie all'aiuto dei farmaci di automedicazione. È necessario, dunque, ricordare sempre al paziente come ci si comporta all'apparire dei primi sintomi e istruire il cittadino al corretto uso dei farmaci".