Che cos'è l'amore? Lo spiega la scienza

Che cos'è l'amore? Lo spiega la scienza
Nasce nel cuore, il cervello arriva qualche secondo dopo. Lo hanno scoperto i bioingegneri
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All’inizio è tempesta: cuore che batte veloce, farfalle nello stomaco, aree del cervello che si attivano all’improvviso, ormoni in circolo, sensi all’erta. È stress ma anche appagamento, è voglia di fuga e desiderio di restare allo stesso tempo, è quella emozione che cerchiamo di continuo e di cui non riusciamo più a fare a meno. Poi, se si è fortunati, diventa sensazione di benessere, di sicurezza, di serenità: con altri mediatori chimici in giro per l’organismo a svolgere funzioni differenti.

L'amore è anche salute

L’amore – quello che comincia nella pancia della mamma, che si rinsalda nelle prime amicizie, che prosegue nelle relazioni di coppia tra alti e bassi – è tutto questo e molto di più. Ma è soprattutto salute. Per il cuore, per il cervello, per l’intestino, per il sistema immunitario. A dimostrarlo sono innumerevoli studi, l’ultimo dei quali pubblicato su Plos One qualche settimana fa. Lo ha condotto Gesa Berretz della Ruhr-Universität di Bochum in Germania su 38 coppie di innamorati: le donne cui veniva chiesto di abbracciare il partner prima di vivere una esperienza emotiva di tipo negativo mostravano una migliore risposta allo stress, certificata da più bassi livelli dell’ormone cortisolo nella saliva. Meno stress significa meno infiammazione, che a sua volta può essere fonte di danni più o meno gravi all’organismo. Per questo amarsi fa bene, oltre che all’anima, anche al corpo. Per questo, quando parliamo di amore, parliamo anche di cellule.

Il cervello arriva dopo

Alla fine il poeta aveva ragione: è proprio nel cuore che ha inizio l’amore. Il cervello arriva sempre qualche secondo dopo. Lo ha mostrato un gruppo di bioingegneri delle Università di Pisa, di Padova e della California a Irvine, pubblicando il suo studio su Pnas: "Fino a non molto tempo fa, l’attività cardiovascolare veniva vista come un semplice supporto metabolico a sostegno del cervello. E solo quest’ultimo organo era considerata la sede dei processi biologici responsabili dell’esperienza emotiva cosciente. Con il nostro studio, invece, abbiamo mostrato quanto l’attività cardiovascolare abbia un ruolo fondamentale nell’iniziare e nel sentire una specifica emozione, prima dell’attivazione dei neuroni della corteccia cerebrale", spiega Gaetano Valenza, docente di bioingegneria dell’Università di Pisa.

Film d'amore, di nascite e matrimoni

Nel corso della ricerca, alcune persone sane sono state esposte alla visione di video emozionali, spezzoni di film d’amore, registrazioni di nascite, matrimoni, ma anche omicidi e scene splatter. I ricercatori hanno studiato contemporaneamente (e in sincrono) l’attività elettrica di cuore e cervello con elettroencefalogramma ed elettrocardiogramma. "Grazie a modelli matematici abbiamo estratto da questi dati di natura elettrica l’attività dei neuroni e quella del nervo vago, che garantisce la comunicazione bidirezionale tra cuore e cervello. Ebbene – continua Valenza – studiando questo passaggio di informazioni tra i due organi e collocando queste comunicazioni nel tempo, abbiamo fatto una stima precisa (con una risoluzione temporale di circa mezzo secondo) di quello che accade quando si è esposti a una emozione, in questo caso provocata dalla visione dei filmati. La prima comunicazione passa dal cuore al cervello, mentre quella che va dal cervello al cuore viene registrata dopo qualche secondo, a volte anche con sette o dieci secondi di ritardo".

La conclusione: uno stimolo emotivo percepito attraverso uno dei nostri sensi (olfatto, tatto, vista, udito) attiva le strutture subcorticali nel cervello, veloci ma di basso livello, per così dire, che a loro volta attivano la parte periferica, quella cardiovascolare. "Sarà questa poi a inviare le informazioni alle strutture più complesse del cervello, permettendoci di avere dopo alcuni secondi l’esperienza cosciente di quella emozione", dice Valenza. È quindi l’attività cardiaca, e non quella cerebrale, a dare il via all’esperienza emotiva. In altre parole, non abbiamo la tachicardia perché abbiamo paura, ma la sensazione di paura è l’esperienza emotiva cosciente innescata dalla tachicardia. Lo stesso accade quando scorgiamo il volto della persona amata: il batticuore precede la coscienza del perché ci sta succedendo. Perché l’amore, in fondo, è anche stress. Soprattutto nelle sue fasi iniziali è pericolo, è allarme per l’intero organismo. Davanti alla persona che ci piace tantissimo, dobbiamo restare o sarebbe meglio scappare? Nel dubbio, il cuore si prepara. E dovendo correre, così come i nostri antenati facevano davanti alle bestie feroci, comincia ad aumentare la frequenza per avere più risorse nella fuga.

Il cuore sta meglio con le relazioni stabili

Quando però la relazione è stabile, consolidata, persino quando è noiosa, la salute del cuore è migliore. Tra i primi a dimostrarlo sono stati, diversi anni fa, i ricercatori del Dipartimento di Psicologia della State University di New York guidati da Brooks Gump. Il loro studio su 60 coppie fa vedere quanto la pressione sanguigna degli individui fosse più bassa quando interagivano socialmente con il partner rispetto a quando erano soli o interagivano con altre persone. Nota bene: la riduzione della pressione avveniva anche quando la relazione di coppia non era proprio ai massimi livelli. Ma a dimostrare che l’amore fa bene al cuore era già stato il National Longitudinal Mortality Study, secondo cui uomini e donne sposati avevano meno rischi di problemi cardiovascolari rispetto a uomini e donne single.