La ricercatrice diventa virale su Tik Tok con le staminali per il cuore

Marilù Casini, 26 qnni, ha vinto la borsa di studio Marie Curie
Marilù Casini, 26 qnni, ha vinto la borsa di studio Marie Curie  
Marilù Casini, 26 anni, ha vinto la borsa di studio Marie Curie. E porta aventi la sua battaglia per una scienza aperta a tutti, senza differenze di genere
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Ogni mattina va a trovare le 'sue' cellule in laboratorio, le guarda al microscopio, le nutre e poi inizia a fare gli esperimenti: è questa la quotidianità inconsueta di Marilù Casini, ricercatrice ventiseienne, vincitrice della borsa di studio Marie Curie che la vede impegnata in diversi paesi tra Spagna, Germania, Olanda e Regno Unito.

Trattandosi di un progetto finanziato dall'Unione Europea, infatti, è previsto il coinvolgimento di diverse università nonché aziende per portare avanti la stessa ricerca in merito alla fibrillazione atriale - malattia cardiaca -  attraverso l'utilizzo di cellule staminali.

L'amore per le cellule

La sua predilezione per queste cellule non specializzate, capaci di differenziarsi specializzandosi in uno dei molti tipi di cellule diverse presenti nel nostro corpo, ha origini lontane: "Nonostante non avessi mai studiato chimica alle superiori, tentai il test d'ingresso alla facoltà di medicina. Fallii miseramente e Chimica e Tecnologie Farmaceutiche fu il mio ripiego che, ben presto, è diventata la mia passione. Per la tesi, infatti, sono finita in un laboratorio di cellule staminali ed è stato amore a prima vista", racconta la giovane ricercatrice, rintracciando in un convegno organizzato con la professoressa nonché senatrice a vita Elena Cattaneo il momento in cui ha capito di essere sulla strada giusta. "Ci spiegò come le cellule staminali possono essere utilizzate per curare malattie neurodegenerative e tante altre patologie importanti - ricorda - ma soprattutto si soffermò sulla figura del ricercatore che ha un dovere sociale e politico nei confronti dei cittadini".

Mossa da questo senso del dovere, ma anche dal desiderio di fare un'esperienza all'estero - dove i ricercatori hanno maggiori soddisfazioni economiche e professionali - dopo un tirocinio post laurea in Germania, Casini è rimasta a fare un dottorato di ricerca lontano dal suo Paese che, purtroppo, non investe abbastanza nella ricerca.

Nei laboratori di mezza Europa

"Dopo un primo periodo non facile a Valencia, durante il quale è stato faticoso ottenere le cellule staminali con cui lavorare, nel laboratorio a Friburgo siamo entrati nel vivo della ricerca: insieme ai miei colleghi, ricreiamo cellule di cuore partendo da cellule staminali pluripotenti indotte. Ciò ci permette di ottenere cellule umane di cuore, su cui poi riproduciamo la malattia, appunto la fibrillazione atriale, per studiare e trovare una cura - che può richiedere anni - a quest'aritmia cardiaca", spiega definendo questa fase la più divertente.

In laboratorio con la musica di Amy Winehouse

Si diverte davvero, in laboratorio, mentre ascolta Amy Winehouse durante gli esperimenti che, talvolta, si protraggono fino a tarda sera o richiedono di restare lunghe ore al buio con le luci laser. E per rendere meno ostica una materia come la scienza, spesso tanto temuta, è diventata anche divulgatrice scientifica: "Seguendo sempre l'insegnamento della professoressa Cattaneo, ho deciso di impegnarmi anche nella divulgazione sui social. Sono partita a gennaio dell'anno scorso, nel periodo in cui hanno iniziato a somministrare i primi vaccini anti Covid, in quanto ho sentito il dovere di fornire informazioni corrette, mentre la confusione e le fake news imperversavano", afferma la giovane, recentemente insignita del Premio L'Oreal-Unesco "For Women in Science".

Gli esperimenti virali su Tik Tok

Ben presto, i suoi 'spiegoni' sulla quotidianità di un ricercatore, sui tempi della scienza e sui suoi esperimenti sono diventati virali attirando, al momento, 20.000 followers su Instagram e oltre 60.000 su Tik Tok.

Sono prevalentemente under 35, tra cui studenti di facoltà scientifiche, ricercatori, ma anche giovanissimi curiosi di esplorare il mondo della scienza, reso attraente da un linguaggio semplice, sottofondi musicali e un editing veloce e ironico.

Ultimamente, Casini, che è dichiaratamente omosessuale, ha deciso di ampliare il suo campo di azione, trattando anche temi come il gender gap nel mondo scientifico, la scarsa considerazione della comunità Lgbt+ e le inevitabili discriminazioni e stereotipi, di cui, spesso, è vittima.

Contro le discriminazioni

"Sono stanca di ricevere costantemente commenti sul mio piercing che, a detta di alcuni, mi rende meno credibile, sui miei capelli corti, sulla mia identità di genere. Recentemente, durante un congresso scientifico, una docente, accanto a me, ha affermato a gran voce "Non sono omofoba, ma ormai essere gay è una moda. Le lobby gay stanno invadendo anche l'accademia" e mi sono ritrovata a dover gestire da sola l'imbarazzo per la discriminazione subita in un contesto professionale in cui poco dovrebbe importare del mio aspetto fisico o della mia vita privata", aggiunge, mentre non contiene il rammarico per il divario di genere preponderante anche nel mondo della ricerca, in cui non ha mai visto donne o omosessuali ricoprire ruoli apicali.

Divario di genere anche nella ricerca

È fiera di esser diventata 'portavoce' di tanti colleghi che si trovano nella stessa situazione, ma non hanno il coraggio di esporsi per difendere i propri diritti. Tanto che, nelle prossime settimane, sarà tra le protagoniste della campagna #SHEU Leads, promossa dall'Unione Europea per mettere in evidenza giovani donne che si stanno distinguendo nei settori dell'innovazione, della ricerca, della cultura e dello sport, con lo sguardo volto ai diritti e all'inclusività.

Un video

Realizzerà un video in cui racconterà cosa significa essere ricercatrice giovane, donna e omosessuale, in un contesto che definisce "maschiocentrico", ma si soffermerà anche sul cambiamento che vorrebbe avvenisse nel mondo scientifico, talvolta, soprattutto in seguito alla pandemia, screditato per la mancanza di una corretta quanto trasparente comunicazione.

"Vorrei una scienza più aperta alla società, più inclusiva, maggiormente basata sulla collaborazione tra scienziati con diversi background e non concentrata soltanto su numeri e pubblicazioni", dichiara Marilù Casini che è un vulcano indomabile, tanto che ha creato anche un gruppo, PhDisagio, in cui offre scambio di informazioni, consigli e sostegno a colleghi sparsi per l'Europa e ragazzi che vorrebbero intraprendere questi studi.

La depressione dei ricercatori

"La precarietà e, talvolta, gli esperimenti falliti, rendono noi ricercatori più soggetti a fenomeni di depressione, ansia, stress e burnout. Anche su questa problematica, di cui si parla davvero poco, intendo tendere una mano", conclude, mentre organizza il primo incontro dal vivo del gruppo PhDisagio che spera possa diventare presto un'associazione in Italia, dove, chissà, magari un giorno farà ritorno per ricongiungersi con gli affetti e con le "sue" cellule, con le stesse opportunità che al momento ha soltanto all'estero.