Cancro. C'è un Piano nazionale. Buone intenzioni e nessuna concretezza

Cancro. C'è un Piano nazionale. Buone intenzioni e nessuna concretezza
Con anni di ritardo arriva la Bozza del Piano nazionale contro il cancro. Un'enciclopedia. Senza indicazioni di obiettivi concreti e finanziamenti
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E così, la montagna ha partorito, dopo dieci anni, il topolino. Anzi il topolone. Un mattone di 106 pagine fitte fitte, il Piano oncologico nazionale (Pon) 2022-2027 (l’ultimo era del 2013 prorogato al 2016), in cui si dettagliano l’epidemiologia del cancro, le conquiste dell’oncologia, i risultati e i non risultati delle campagne di screening, della lotta al fumo, delle buone norme di stili di vita, della biologia molecolare che ha rivoluzionato il campo...

Brevi cenni su tutto. Si parla di reti oncologiche che non ci sono, di registri tumori carenti, di medicina territoriale e aiuto ai caregiver. Insomma, tutto. Senza indicazioni certe, sui fondi, sugli obiettivi concreti e misurabili e sulle date di attuazione. Una sorta di “enciclopedia del cancro” con dentro un po’ di tutto, redatta da una commissione pletorica di consulenti: erano partiti in 20, poi, a poco a poco sono diventati circa 200, così sono tutti contenti. E già 20 erano troppi per raggiungere rapidamente degli obiettivi misurabili. Niente a che fare con le 31 paginette limpide e schematiche dello Europe’s Beating Cancer Plan in cui si dice con chiarezza cosa fare, chi lo deve fare, con che soldi ed entro quando.

Facile prevedere che il Pon si avviterà in ulteriori parole (peraltro siamo già alla metà del 2022 e questa è ancora una bozza preliminare, incastrata in un “tavolo interistituzionale”, che comunque deve approdare alla Stato-Regioni) dibattendosi tra i 21 sistemi sanitari; tra le 21 idee diverse di territorialità, di reti oncologiche, di innovazione tecnologica; tra centinaia di esperti.

Si capisce solo che l’esenzione al ticket si amplierà (quanto? come?) e che si abbasserà l’età dello screening mammografico (in un paese dove l’adesione è a macchia di leopardo con punte bassissime nel sud). Senza dire chi paga cosa: è chiaro che non ci saranno fondi aggiuntivi rispetto a quelli del Fondo sanitario nazionale e del Pnrr. Il ché potrebbe pure andare bene se si dicesse chiaramente quanti soldi servono per fare cosa, proprio come fa il piano europeo. E chi deve coordinare e monitorare l’attuazione, con la frusta. Un Piano nazionale deve avere un obiettivo preciso e forte, e un coordinamento snello e centrale ad hoc, sennò che piano nazionale è?

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