Diario di un ragazzo autistico. "Vi spiego come catturare la mia attenzione"

Diario di un ragazzo autistico. "Vi spiego come catturare la mia attenzione"
"A volte la cosa migliore è un profondo e maturo silenzio condiviso"
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Oggi vorrei parlarvi di come io autistico vivo l’attenzione. Credo possa essere importante perché vedo spesso alcuni di voi non autistici cercare di agganciare l’attenzione di un autistico senza riuscirci, almeno in apparenza, con conseguente frustrazione che tende poi a ridurre progressivamente ulteriori tentativi futuri.

Comincerò dicendo che l’attenzione è una merce rara dentro la mia mente autistica perché spesso vengo frastornato dai troppi stimoli della vostra società.

Innanzitutto e soprattutto nelle grandi città come quella in cui vivo, accadono troppe cose e troppo velocemente; gli eventi si accatastano gli uni sugli altri, a volte il successivo scalza il precedente ed io non ho sempre il tempo di capire bene tutto ciò che accade e quindi vengo sospinto verso nuovi eventi spesso con una comprensione frammentaria se non addirittura lacunosa delle puntate precedenti.

E come se questo non bastasse, la mia mente viene spesso aggredita da rumori, luci, odori, ossia da tutta la marmellata di stimoli sensoriali esagerati che scandisce il tempo della vita in città.

Quindi quando mi chiedete attenzione, mi state chiedendo un qualcosa di cui io stesso sono povero e che lotto per acquisire.

Allora nulla da fare? Non direi, anzi molto si può fare per ottenere la mia attenzione.

Innanzitutto direi portatemi in un posto molto tranquillo, ad esempio un bosco, ed a svolgere insieme una attività rilassante come camminare.

Cominciate con un po’ di silenzio verbale e camminate al mio fianco. Poi con la coda dell’occhio guardate il mio volto ed i movimenti del mio corpo. Lo vedete quante cose sto comunicando? Forse non ve ne accorgete ma anche voi state facendo lo stesso.

All’inizio le due comunicazioni non verbali, la vostra e la mia, saranno totalmente indipendenti perché ogni persona è un mondo a sé. Ma poi, se stiamo attenti l’uno a leggere la comunicazione non verbale dell’altro, cominceremo naturalmente a convergere verso una comunicazione non verbale del noi.

A questo punto non abbiate fretta. Lasciate che nel silenzio verbale la dimensione della sintonia del noi possa raggiungere la maturazione. Allora potrete cominciare a dire lentamente e pacatamente qualche parola. Ma non esagerate!

Io lo so che alcuni di voi sono degli inguaribili chiacchieroni e così si perdono il meglio delle relazioni umane che è un profondo e maturo silenzio condiviso.