Covid, il fiuto dei cani efficace quanto un test molecolare

(Credit: Antti Aimo-Koivisto/Getty Images)
(Credit: Antti Aimo-Koivisto/Getty Images) 
Pubblicati i risultati di uno studio cominciato in Finlandia nella primavera del 2020: i cani da fiuto addestrati hanno avuto un tasso di successo del 92% nell'individuare persone infette, comprese le asintomatiche
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Silja, Rele, Kosti ed E.T. non sono cani qualunque, ma esperti per individuare droghe, merci pericolose e adesso anche Covid. Tre labrador retriever e un pastore bianco tra i quattro e gli otto anni sono i protagonisti della ricerca portata avanti dall’Università di Helsinki, appena pubblicata su BMJ Global Health.

Il naso dei cani discrimina gli odori fino a 100 mila volte più dell’uomo e il loro olfatto è così sviluppato da superare qualsiasi dispositivo creato fino ad ora. Per questo, in periodo di pandemia, sono stati portati avanti alcuni studi per capire come e se questi animali potessero aiutare l'uomo nella individuazione del virus e dallo studio finlandese è arrivata la conferma: i cani da fiuto possono essere addestrati in poco tempo a rilevare persone infette da Covid-19 con un grado di accuratezza pari a quello dei test molecolari (PCR).

"Uno dei nostri cani migliori è Kössi - racconta Anu Kantele, autrice della ricerca e docente di malattie infettive, primario presso l'Università di Helsinki e l'Ospedale Universitario di Helsinki - anche se non ha fatto parte di questo team. È un vero talento, raccolto su una superstrada a Malaga, in Spagna, e portato in Finlandia. Lui è un incrocio, non c'è bisogno di una razza specifica per questo lavoro, basta un buon naso e tanta voglia di imparare".

Lo studio

Nella primavera del 2020 i ricercatori hanno iniziato a lavorare con quattro cani, insegnando loro a riconoscere SarsCov2. La scelta è caduta su esemplari che avevano già lavorato con successo nel campo della ricerca di droghe, merce illecita e anche cancro. Il primo passo è stato quello di fargli discriminare i campioni di tampone cutaneo di pazienti affetti da Coronavirus da quelli di persone risultate negative.

Sono stati poi coinvolti nello studio 420 volontari che hanno fornito quattro campioni di tampone cutaneo ciascuno. I cani hanno annusato, in sessioni di prova, i campioni di pelle di 114 volontari positivi a Sars-CoV2 e 306 negativi. Durante ogni giorno di test, ogni cane ha fiutato venti tracce in ordine casuale.

Il risultato è stato un’accuratezza nel rilevare i soggetti con infezione pari al 92 per cento. L'identificazione delle persone non infette è stata del 91 per cento. Tra i campioni presentati, ventotto positivi provenivano da soggetti che non presentavano sintomi, uno solo è stato identificato come negativo e due non sono stati annusati. L’assenza di sintomi non sembra quindi influenzare l’identificazione da parte dei cani.

La prova pratica

Poi è arrivato il lavoro sul campo. Tra settembre 2020 e aprile 2021 i cani hanno lavorato all’aeroporto internazionale di Helsinki-Vantaa, in Finlandia, identificando 298 persone positive su 303 e 296 negativi su 300. Solo tre, risultate positive alla PCR, sono state invece indicate da loro come negative. Con un ulteriore esame però, un soggetto è stato giudicato negativo, uno positivo e un altro postitivo post infettivo a Sars Cov 2. Quattro casi invece sono stati identificati dai cani come positivi mentre erano negativi al test molecolare.

In aggiunta, i ricercatori hanno presentato a Silja, Rele, Kosti ed E.T ulteriori 155 campioni di persone positive al test PCR su tampone: ne hanno identificate poco meno del 99%.

Dalla ricerca è anche emerso che i cani hanno meno successo nello scovare le varianti del virus. Questo sottolinea quanto sia forte la capacità di discriminare dei cani da fiuto, ma al tempo stesso implica che dovrebbero essere addestrati per tutte le varianti.

"I cani da fiuto possono fornire uno strumento prezioso per limitare la diffusione virale durante una pandemia, ad esempio nei porti aerei e marittimi", aggiunge la professoressa Kantele.

A febbario di quest’anno, sono stati presentati anche i risultati del primo studio multicentrico italiano “C19-screendog”, dell’Università politecnica delle Marche, che ha il medesimo obiettivo quello di dimostrare come cani ben addestrati possano rilevare i soggetti positivi al Sars-Cov2 senza ricorrere a prelievi e test invasivi e costosi. Anche in questo caso, su 1251 soggetti, il rilevamento si è dimostrato corretto con una percentuale tra il 98 e il 100%.

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