Così gli orchi online adescano bambini e adolescenti

Così gli orchi online adescano bambini e adolescenti
Un rapporto congiunto Polizia-Save the children rivela le tecniche di pedofili e pedopornografi: 5 maggio la giornata di denuncia
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Che stratagemmi usano gli orchi per adescare le loro vittime in rete? Quale linguaggio, quali offerte, quali modi per non insospettire i più grandi. La pandemia ha modificato profondamente il nostro rapporto con la rete. Soprattutto per i più piccoli: negli ultimi due anni i social network e le app di messaggistica online hanno rappresentato l’unico spazio di socializzazione, di apprendimento e di esplorazione per i bambini italiani. Un luogo al sicuro dai virus, ma non privo di pericoli.

Il terreno di caccia

Gli orchi 2.0 hanno fatto della rete il loro terreno di caccia. Conoscono le abitudini dei più piccoli, i loro luoghi di ritrovo. Sfruttano social network e videogiochi online per entrare in contatto con le vittime. Ne ottengono la fiducia, e passano all’azione, con molestie, lusinghe e minacce, richieste di foto e video a sfondo sessuale, fino agli incontri off-line. Il fenomeno è cresciuto drammaticamente nel corso degli ultimi due anni, tanto da spingere il Centro Nazionale per il contrasto alla pedopornografia online della Polizia Postale e Save the Children a realizzare una guida che offre ai genitori informazioni pratiche per la prevenzione dell’adescamento in rete, diffusa in occasione della giornata nazionale contro la pedopornografia online, che ricorre il 5 maggio.

Un fenomeno in crescita

Insieme alla guida è stato pubblicato anche un dossier che rivela con agghiacciante chiarezza le proporzioni del fenomeno. Nel 2021 – si scopre leggendo il documento – i casi di i pedopornografia affrontati dalla Polizia Postale italiana sono aumentati del 47%, arrivando al numero record di 5.316. Anche il numero di minori molestati online da adulti è cresciuto di pari passo: 531 bambini nel 2021, in maggioranza di età compresa tra i 10 e i 13 anni, la fascia ritenuta più vulnerabile. Il canale di approccio preferenziale sono i social network e le app di messaggistica, ma i dati dimostrano che in un numero crescente di casi oggi l’incontro avviene sui videogiochi online. Piattaforme dotate di chat private ed ecosistemi virtuali pensati per socializzare, dove i bambini si sentono al sicuro e dove spesso anche i genitori abbassano la guardia, convinti che si tratti di luoghi dedicati unicamente al gioco.

L'adescamento online e lo scambio nei game

I groomer, cioè i pedofili attivi nell’adescamento online, hanno dimostrato di conoscere bene le potenzialità di questo nuovo mezzo. Si tratta di soggetti con una conoscenza approfondita dei linguaggi, delle abitudini d’uso e delle fragilità delle proprie delle vittime. E a cui le piattaforme di gaming hanno offerto l’opportunità di avere ulteriori vantaggi da offrire ai più piccoli, sotto forma di skin, oggetti e altri servizi acquistabili in game, che i groomer possono utilizzare come merce di scambio per adescare le loro vittime.

Il modus operandi

La prima mossa del pedofilo solitamente è volta ad avviare un contatto con la vittima. Può lasciare un commento divertente sotto una foto postata in un profilo social, o dare un parere su un’azione di gioco in un videogame. A quel punto – spiegano gli esperti della Polizia Postale – raccoglie informazioni sul minore, e tanta di conquistarne la fiducia: per le ragazze può usare complimenti e tecniche di seduzione, per i ragazzi sfruttare la passione per lo sport o i videogiochi.

Chi sono i groomer

I groomer sanno usare emoticon, sticker e i termini dello slang giovanile, affrontano argomenti di natura intima, e scambiano foto con le vittime, inizialmente anche di natura non sessuale. Ottenuta la fiducia, inizia quindi la fase dell’esclusività e dell’isolamento: l’adescatore esprime un interesse sentimentale esclusivo, spesso parla di un amore segreto che nessuno deve conoscere. Se ha successo si passa alle richieste di fotografie esplicite e contatti via webcam, spesso spacciati per pegni d’amore, che potranno essere utilizzate in seguito per indurre la vittima a fornire altro materiale a sfondo sessuale, o persino per arrivare ad un incontro off-line. 

Come difendersi

Per mantenere al sicuro i propri figli da questo genere di molestie, il consiglio degli esperti è quello di non abbassare la guardia: non dare per scontato che l’autonomia che i bambini dimostrano nell’uso delle tecnologie digitali li renda anche capaci di gestire eventuali problemi. I bambini possono non rendersi conto che dall’altra parte di una chat potrebbe trovarsi una persona molto più grande di loro, e con cattive intenzioni. E in alcuni casi, la differenza di età può essere nota, ed essere parte dell’attrattiva esercitata dal molestatore sulla vittima, che può sentirsi al sicuro in un rapporto virtuale, non rendendosi conto che foto e confidenze che potrebbe condividere con il suo interlocutore verranno diffuse in breve tempo nella rete di contatti del pedofilo.

In rete niente è innocuo

Bisognerebbe quindi spiegare bene ai propri figli che non è il caso di condividere informazioni e immagini personali con gli sconosciuti. Che anche in contesti all’apparenza innocui come un videogioco possono nascondersi persone più grandi con intenzioni diverse dal gioco, e che dovrebbe parlare subito con i propri genitori di qualunque richiesta dubbia o che lo turba. In caso di sospetti, come la scoperta che il bambino ha chattato di sesso, inviato foto o video di nudo a persone più grandi, o anche soltanto che rivela particolari della sua vita quotidiana a qualcuno - frequenza di palestre, oratori, cordi di musica - la raccomandazione è di contattare al più presto le autorità, recandosi presso un ufficio della polizia postale, o sul sito www.commissariatodips.it