Troppi disinfettanti in gravidanza? Il bimbo rischia più allergie

Uno studio trova una possibile associazione statistica fra l'uso frequente dei disinfettanti a uso medico e il rischio di eczema o asma, ma non di allergie alimentari
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Ce lo hanno ripetuto in tutti i modi, durante la pandemia: bisogna lavare spesso le mani, se non c'è il sapone anche con i disinfettanti. Ma non ci sono controindicazioni per nessuno? Oggi uno studio condotto dall'Università di Yamanashi in Giappone sottolinea come un utilizzo frequente di soluzioni a uso medico e prodotti per la sanificazione delle superfici durante la gravidanza potrebbe essere associato a un maggior rischio per il bambino di sviluppare allergie cutanee, in particolare l'eczema (o dermatite), e l'asma.

La ricerca evidenzia un possibile legame statistico e non un nesso di causa-effetto. I risultati sono pubblicati su Occupational & Environmental Medicine, rivista del gruppo Bmj (British Medical Journal).

Lo studio

Lo studio si è svolto negli anni precedenti alla pandemia. I ricercatori hanno somministrato questionari a quasi 79mila donne giapponesi in gravidanza, che per lavoro usavano disinfettanti a uso medico a base di alcol, clorexidina oppure sali di ammonio quaternario. Le partecipanti indicavano la frequenza dell'esposizione a questi prodotti nel secondo e nel terzo trimestre di gestazione, in una scala che va dall'assenza di uso fino a un impiego quotidiano.

Successivamente si chiedeva loro di riportare informazioni sulle eventuali allergie dei loro bambini all'età di 3 anni. I ricercatori hanno valutato e poi escluso il peso di eventuali fattori confondenti, fra cui allergie della madre o del padre, l'esposizione al fumo di sigaretta o il consumo di alcol durante la gravidanza (che devono essere completamente evitati).

Più disinfettanti, più allergie

Dall'indagine è emerso che in media i bambini di madri più a contatto con questi prodotti hanno più spesso allergie cutanee e asma. Nel caso di un'esposizione quotidiana da parte della madre, il rischio di dermatite allergica nel bimbo all'età di 3 anni sale del 29% e quello di asma del 26%. Non emerge invece una crescita dei casi di allergia alimentare.

La ricerca ha delle limitazioni, visto che i dati sono riferiti dalle stesse partecipanti: in qualche caso, come spiegano gli autori, potrebbe esserci confusione sulla definizione di disinfettante medico, dunque sulla frequenza dell'uso. "Lo studio, ancora da approfondire, è certamente interessante", commenta Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, non coinvolto nel lavoro, "dato che dimostra, a livello statistico, un'ipotesi di cui si discute ampiamente".

Dalla pelle all'aria che respiriamo

Gli autori propongono 2 meccanismi per spiegare il fenomeno. I gel igienizzanti possono alterare il microbioma cutaneo della madre: secondo alcune ricerche quest'alterazione è potenzialmente collegata allo sviluppo di allergie della pelle nel bambino. Inoltre, spiegano gli autori, una forte esposizione della donna durante la gravidanza a composti organici volatili, presenti nell'aria e rilasciati dai prodotti utilizzati per la disinfezione, potrebbe alterare il sistema immunitario del piccolo e aumentarne il rischio di asma. In generale i fattori ambientali, fra cui anche l'esposizione a sostanze inquinanti, hanno un peso sull'incidenza di patologie allergiche e di numerose altre malattie.

"Non è un caso - commenta Fiocchi - che nel giro degli ultimi 50 anni siamo passati da una prevalenza del 10% a una del 30% per le allergie. Il rischio paventato dagli allergologi è quello di una 'generazione Covid' di bimbi nati durante la pandemia un po' più soggetti a questi problemi", ma speriamo non sia così. Insomma, le notizie non sembrano rassicuranti, visto il periodo Covid in cui ci troviamo, ma non potevamo e non possiamo comportarci diversamente, almeno mentre la pandemia è ancora in atto.

Attenzione alla flora batterica

Ma qualcosa possiamo fare per difendere i bambini prima della nascita. "Alle donne in gravidanza", prosegue l'allergologo, "si può consigliare l'assunzione di probiotici e prebiotici, insieme a specifici fattori vitaminici, sotto controllo medico, per proteggere il nascituro".

Non solo il microbioma cutaneo, infatti, ma anche quello intestinale, sia della madre sia del bambino, hanno un ruolo importante rispetto alle allergie. "La flora batterica è influenzata da quella della madre e le sue disregolazioni possono essere coinvolte nelle malattie allergiche, e non solo", chiarisce Fiocchi. "In gravidanza anche l'impiego di antibiotici [farmaci usati per curare le infezioni batteriche, ndr] può far aumentare la probabilità di allergie del bambino".

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