Covid, uno studio per capire quanto è stato letale per i bambini

I dati di morte per Covid in Gran Bretagna sono stati accuratamente analizzati da un gruppo di ricercatori. I risultati su Nature Medicine. Abbiamo intervistato Lorna Fraser, la prima autrice
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L'infezione da Covid è raramente fatale nei bambini e negli adolescenti, ma quantificare il rischio di morte è difficile, perché nella fascia d'età 0-18 quando ci si infetta (la prevalenza dell'infezione in questa fascia è stata stimata tra il 4 e il 6% a dicembre 2020) è molto probabile non manifestare alcun sintomo. Questo significa che, per i bambini, le stime correnti sul tasso di letalità (ovvero il rapporto tra il numero dei decessi e quello degli infettati) non sono affidabili. A ciò si aggiunge il fatto che la letalità del Covid per bambini e adolescenti - pur bassissima - è probabilmente sovrastimata, in molti casi, infatti, viene indicato il Covid come causa del decesso anche se il bambino soffriva di comorbilità importanti.

Per arrivare a una stima più precisa della mortalità da Covid nei giovani, e per meglio identificare - rilevando le comorbilità più coinvolte nei decessi con Covid - le categorie a rischio cui dare priorità nell'accesso alle cure ospedaliere in caso di infezione, un gruppo di ricercatori inglesi ha riesaminato i dati raccolti dal loro servizio sanitario nazionale, riconsiderando tutti i decessi di under 18 riconosciuti positivi al Sars-CoV-2. I casi sono stati in tutto 61, e solo 25 di questi, però, possono essere attribuiti al Covid: 22 direttamente per Covid e 3 per una sindrome multisistemica infiammatoria associata al Covid.

La stima del tasso di fatalità così ottenuta è stata di 5/100.000. Ovvero oltre il 99,995% dei soggetti in fascia d'età 0-18 recuperano dall'infezione da Sars-CoV-2. Un tasso di letalità del 60% più basso rispetto a quanto stimato in precedenza nel Regno Unito. Abbiamo intervistato l'epidemiologa Lorna Fraser, direttrice del Martin House Research Centre di Heslington e prima autrice dello studio pubblicato su Nature Medicine.

Da quali dati avete preso spunto?
"In Inghilterra abbiamo un sistema di segnalazione obbligatoria, e in tempo reale, dei casi di decessi infantili. Nel periodo pandemico, questo sistema è collegato ai dati sulle infezioni da Covid. Così abbiamo potuto identificare tutti i decessi di bambini che erano risultati positivi al Covid. Ciò che è stato critico per questo studio è stato identificare i bambini deceduti per il Covid e quelli deceduti per un'altra causa, ma che sono stati coincidentalmente trovati positivi al Covid: sia al momento del ricovero in ospedale che quando un decesso viene registrato, i bambini vengono sottoposti al tampone per il Covid".

Come siete riusciti a distinguere tra le "morti per Covid" e le "morti con Covid", ovvero quelle dove l'infezione da Sars-CoV-2 non è stata la causa di morte?
"La valutazione è stata fatta da due gruppi di medici che hanno esaminato in maniera indipendente le informazioni dettagliate contenute nei documenti relativi a ciascun decesso. Nella maggior parte dei casi la valutazione dei due gruppi è stata concorde. Quando non lo è stata, abbiamo contattato i pediatri che avevano in cura i bambini per risolvere il dubbio sulla causa di morte".

Cosa ha reso difficile avere un'idea precisa del tasso di mortalità infantile del Covid?
"Il fatto che nei primi mesi della pandemia in Inghilterra non venissero fatti tamponi ai bambini. Oggi però sappiamo che circa il 40% degli adolescenti ha gli anticorpi contro il Sars-CoV-2. Questo ci dice, quindi, che moltissimi di loro sono stati infettati, pur non avendo particolari conseguenze. Questo dato è stato raccolto dal nostro comitato vaccinale nazionale, che ha iniziato a dicembre 2020 a effettuare tamponi sugli adolescenti. Dapprima su quelli con disturbi neurologici. Poi, da prima dell'estate 2021, sugli adolescenti con malattie croniche. E più recentemente il test si è esteso a tutti i bambini tra 0 e 12 anni".

Quali comorbilità avete trovato come determinanti nei "decessi con Covid"?
"Il 76% dei 25 soggetti tra 0 e 18 anni deceduti aveva malattie croniche, il 64% aveva comorbilità multiple (tra cui epilessia, asma e problemi cardiaci). Il 60% aveva delle "life limiting conditions", ovvero malattie che rendono probabile un decesso già in giovane età, come ad esempio la paralisi cerebrale, che richiede l'intubazione per poter essere nutriti".

Avete anche studiato anche il rischio di finire in terapia intensiva in funzione dell'età...
"Nello studio che pubblicheremo tra qualche settimana abbiamo esaminato gli ingressi in terapia intensiva come segno della severità della malattia. E abbiamo verificato che per i bambini questo rischio è ancora molto basso. Una cosa interessante che abbiamo visto è che mentre in genere per le infezioni vediamo che la gravità delle conseguenze segue una curva a "U", nel senso che il rischio è alto per gli infanti, si abbassa per bambini, giovani e adulti e poi risale per gli anziani, nel caso del Covid non si ha una "U" ma una linea inclinata continua, con gli infanti a rischio quasi nullo, i bambini a rischio bassissimo, e così via in crescendo fino agli anziani dove il rischio di terapia intensiva è il più alto".