Vaccino per bambini, i miei figli saranno in fila

Aspettiamo di vaccinare i più piccoli: per non interrompere il percorso scolastico, per fare le feste di compleanno, per restituire normalità
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La Food and Drug Administration ha dato il via libera. Diventa quindi sempre più concreta e vicina la possibilità per milioni di bambini americani di ricevere il vaccino contro il Covid 19. Una scudo potente con cui difendere i più piccoli, di età compresa tra i 5 e gli 11 anni, da questo terribile virus. Già durante l'estate l'American Academy of Pediatrics aveva lanciato l'appello, chiedendo di estendere la vaccinazione anche ai bambini. E la Società Italiana di Pediatria si era associata, tramite i suoi social, per sensibilizzare anche oltre oceano. Perché, ormai è un dato di fatto, i bambini non sono immuni al virus, contrariamente a quanto si riteneva a inizio pandemia.

Anche loro possono ammalarsi, possono contrarre forme severe, complicate e addirittura letali. Giorno dopo giorno aumenta il numero dei casi di Mis-C, una sindrome multiorgano Covid 19 correlata che mette a rischio la vita di bambini e adolescenti.

Addirittura, negli Stati Uniti l'infezione a Sars Cov 2 è stata inserita tra le prime dieci cause di morte nei bambini. E i dati rischiano di aumentare nelle prossime settimane perché si sta verificando un sensibile incremento della incidenza delle infezioni in età pediatrica, che ormai rappresentano più di un quarto del totale. Ma c'è di più. I bambini possono anche sviluppare degli esiti a distanza, che vanno sotto il nome generico di Long Covid.

Il prezzo che hanno pagato e stanno ancora pagando da inizio pandemia è alto: isolamento sociale, stress, ansia e depressione hanno portato anche a una pandemia parallela, silenziosa, che si è insidiata nel corpo e nelle mente di tanti bambini e adolescenti. Per la quale non vi è stato negli ultimi mesi un bollettino giornaliero puntuale, ma che ha riempito i pronto soccorso di patologie neuropsichiatriche.

In Italia, la fotografia che la Società Italiana di Pediatria ci restituisce è di un + 84% di patologie neuropsichiatriche rispetto al periodo pre-pandemico, con il podio occupato da ideazione suicidaria (+147%), depressione (+115%) e disturbi della condotta alimentare (+78%). Ma non solo. Posti letto occupati al massimo della loro capienza, con ospedalizzazioni per patologie neuropsichiatriche  che hanno superato + 40% rispetto agli anni precedenti. Possiamo parlare di una vera e propria emergenza perché in molti casi si tratta di poco più che bambini. Basti pensare che il 20% delle neo diagnosi di anoressia nervosa ha una età compresa tra gli 8 e i 14 anni.

L'imminente arrivo di un vaccino anche per i più piccoli rappresenta quindi una splendida notizia per proteggerli a 360 gradi verso il Covid e verso tutto ciò che l'infezione può comportare. I dati di sicurezza e di efficacia che provengono dai trial clinici americani ci fanno stare sereni e aspettare fiduciosi anche l'approvazione di Ema e Aifa per quanto riguarda il nostro Paese.

Per evitare la discontinuazione dell'insegnamento scolastico, la didattica a distanza, l'isolamento sociale. Per rendere cioè le scuole un luogo ancora più sicuro. Ma non solo. Per permettere ai bambini e alle loro famiglie di tornare a una vita quanto più normale.

Gli adolescenti hanno dimostrato una grande, quasi inaspettata, accettazione. L'entusiasmo con cui appena approvato per gli over 12 anni, hanno richiesto di essere vaccinati è stato quasi sorprendente, lodevole. Facendo registrare il tutto esaurito ai primi hub vaccinali di giugno. Protagonista non era la paura dell'ago, bensì l'euforia di poter fare scacco matto in pochi secondi a un virus con cui la lotta era stata lunga nei mesi precedenti.

I giovani si sono sentiti più forti, più protetti. "Vaccino- covid: 1-0 " è solo una delle tante dichiarazioni dei neo vaccinati, da cui ben emerge la sensazione di avercela fatta. Sensazione che eticamente ora dovrebbero poter provare anche i più piccoli. Mio figlio, Gabriele, 9 anni, più di una volta mi chiede "quando toccherà a me?". Anzi, nel momento in cui gli ho comunicato di essermi sottoposta alla terza dose, un po' risentito mi ha chiesto come mai lui fosse escluso. Una esclusione che a lui, come ad altri suoi coetanei inizia a pesare. A scuola i bambini non soffiano più sulla torta in occasione del proprio compleanno. Le feste diventano sempre  più a numero chiuso, non perché esclusive, ma solo per evitare il sovraffollamento. O addirittura non si fanno. Come nel caso di Alessandro, 7 anni, nato nel mese di marzo, che ha festeggiato gli ultimi suoi due compleanni in lockdown. Partecipare a una festa non è  solo un momento di divertimento, ma è anche uno strumento di  crescita psico-emotiva dei nostri bambini, di confronto con i propri simili.

Infine pensiamo alla comunità. La vaccinazione dei più piccoli non rappresenterebbe soltanto uno strumento di protezione individuale ma anche per la collettività, riducendo la circolazione del virus e delle sue varianti nelle altre fasce d'età.  Non dimentichiamo infatti che i bambini spesso asintomatici o paucisintomatici  sono potenzialmente un veicolo di infezione e un pericolo  per i più fragili, per gli anziani.

Sono stati fatti tanti passi avanti nella lotta contro il virus. È importante continuare sulla strada della prevenzione, una strada vincente. Ma per far questo sarà necessaria una efficace e chiara comunicazione alle famiglie. In un epoca sempre più dominata dal Dr Google e dalle bufale che circolano on line, amplificate dai social media, sarà importante fare chiarezza scientifica, con i dati alla mano.

Contrastare le fake news che rischiano di minacciare il successo di una strategia preventiva. Dobbiamo farlo per i nostri figli. Io lo farò per i miei, Gabriele e Alessandro.

Pediatra Bambino Gesù Roma e segretaria nazionale Sip, Società italiana Pediatria