Pandemia, come aiutare gli adolescenti a non perdere la speranza

Le emozioni, le fragilità. Vissute in un periodo di crisi estrema come quello che stiamo vivendo causa Covid. Proteggere i figli è oggi più complicato per i genitori. L'esperto: "Hanno bisogno di un maggiore contenimento e di rassicurazioni"
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Proteggere gli adolescenti. Aiutarli a coltivare la speranza nel futuro, anche in un periodo di grande incertezza come quello che causa Covid stiamo vivendo.

Capire se qualcosa li opprime e come aiutarli è un compito oggi, se possibile, più complicato per un genitore. Perché alle situazioni difficili ma non inattese come un litigio con un amico o un brutto voto a scuola, si sono aggiunte quelle legate allo stress della pandemia, alla paura, all'isolamento sociale a cui i ragazzi sono stati costretti per un lungo periodo.

"Quello che è accaduto deve essere considerato della massima importanza per le ricadute che può avere sul futuro delle nuove generazioni", avverte Giuseppe Bruno, neurologo e professore di Neuropsicologia clinica dell'Università di Roma La Sapienza. Le cause, spiega, sono scientifiche. E  aggiunge: "I ragazzi oggi più che mai hanno bisogno di maggiore contenimento e rassicurazioni da parte dell'adulto".

Nella mente di un adolescente

La spiegazione scientifica rimanda a come le emozioni vengano generate nella nostra mente e poi elaborate e tradotte in un comportamento. "Lo sviluppo e il consolidamento delle funzioni neuropsichiche seguono percorsi estremamente variabili sulla base del vissuto di ciascun individuo. Caratterizzano così modalità di funzionamento eterogenee che appaiono instabili sino al conseguimento di una maturità biologica. Maturità che viene generalmente, ma anche arbitrariamente, fissata con l'inizio della terza decade di vita - spiega il neurologo -. In questo periodo i network (sistemi di connessione) neuronali si sono consolidati, le sinapsi (punti virtuali di contatto per la trasmissione degli impulsi) sono stabili, lo sviluppo delle basi biologiche per le competenze cognitive del tutto avviato per rappresentare un sistema biologicamente e funzionalmente aperto per il resto della vita". 

Dunque intorno ai 30 anni. E prima? "Nelle prime fasi della vita e nell'adolescenza, quando è più evidente la necessità di esplorare e conoscere la realtà interna e quella esterna e affermare la propria autonomia nelle relazioni con l'ambiente, la funzionalità del sistema nervoso, ancora non pienamente definita e stabile, ha delle fragilità".

Il punto, spiega Bruno, è che le emozioni provate dagli adolescenti si sviluppano in sistemi non ancora completamente stabili e generano risposte che necessitano, tanto più in periodi di crisi estremi come quello in cui viviamo, di un "maggiore contenimento e rassicurazione da parte dell'adulto".

Cogliere i segnali di allarme

Lo scorso anno ha segnato un aumento tra gli adolescenti di ansia, depressione, disturbi del sonno, legati alla pandemia. "L'aumento del disagio psichico nelle sue varie forme deve sempre essere messo in relazione ai comportamenti del singolo nella fase precedente l'emergenza. Tutto ciò che si evidenzia come poco comprensibile o deviante dallo stile conosciuto è da considerare degno di interesse", dice il neurologo.

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L'ansia

Ma come capire quando l'ansia è ancora "sana" e quando invece ha superato la soglia che fa scattare un allarme; quando la stanchezza sta scivolando in depressione; come individuare il confine tra un inizio di ritiro sociale e una fase di isolamento che fa parte del processo di crescita?

"L'ansia per essere sana deve produrre risposte che aiutino a superare il motivo che l'ha generata e, contrariamente a quanto pensano molti, è il più straordinario strumento adattivo che abbiamo a disposizione per affrontare cambiamenti. L'ansia che si accompagni a disagio anche fisico persistente è sempre da considerare come non funzionale al benessere dell'individuo. Lo stesso valga per il riposo eccessivo o anche l'uso dell'attività fisica che esclude altre espressioni di piacere fisico. Una fase di ritiro può essere distinta da una pausa con necessità di una transitoria chiusura per il fatto che il ritiro non è legato a una valida causa. A questo proposito è fondamentale domandare le ragioni che l'adolescente attribuisce al suo cambiamento perché nel nesso di causalità/comprensibilità risiede anche il confine tra normalità e patologia", dice l'esperto.

Interagire con gli adolescenti

Una volta capito che qualcosa non va, come comportarsi con un figlio adolescente per aiutarlo a coltivare la speranza anche in un periodo di grande incertezza? "Condividendo con loro le nostre preoccupazioni riguardo al cambiamento osservato in loro, cercando insieme soluzioni condivise in tempi e modalità. Il genitore si pone come colui che favorisce e monitora le attività idonee allo sviluppo emotivo-personale e sociale-relazionale del figlio, ad esempio, sottolineando l'importanza del movimento e dello sport in questa fase di crescita, dei momenti di svago e contatto sociale e dello studio, anche se svolto con modalità diverse da quelle solite, per portare avanti il proprio progetto di vita. In questa ottica la capacità di negoziazione tra genitori e figli per alternare le varie attività è essenziale. Si dovrà agire potenziando l'autostima dell'adolescente ricordandone quanto sia parte integrante e oggetto di amore da parte della famiglia nonché il suo importante ruolo nella società. Sarà utile essere chiari nel ricordare le regole che tutti devono osservare in un momento di particolare difficoltà come quello che stiamo attraversando", spiega l'esperto.

Le cose si complicano quando anche l'adulto, che dovrebbe essere colui che accoglie e contiene il comportamento dell'adolescente agendo come modello regolatore, non è in grado di svolgere questa funzione perché è emotivamente provato dagli eventi. "Occorre essere disponibili a mantenere un dialogo aperto anche e soprattutto quando è evidente da parte degli adolescenti una chiusura per il timore di mostrare le proprie incertezze", suggerisce il neurologo. Se i genitori non riescono a sviluppare una comunicazione efficace con il figlio adolescente, allora il consiglio e di rivolgersi a degli specialisti nel supportare adulti e giovani in modo efficace.

Come attraversare questo periodo tempestoso

Stiamo ancora attraversando un periodo tempestoso. Per proteggerci e proteggere i nostri figli adolescenti non bisogna dimenticare che si tratta di qualcosa di transitorio. E, come tutti i periodi di crisi, "estremamente utile per conoscere nuovi modi con i quali la vita si può presentare, sviluppare nuove competenze, ricercare soluzioni adeguate per affrontare e superare le difficoltà senza perdere di vista i propri obiettivi", conclude l'esperto.