Terza dose vaccino, perché è meglio aspettare prima di farla a tutti

I due esperti di Salute avevano scritto che dopo due dosi con vaccino a mRNA con una terza gli effetti collaterali sarebbero aumentati. E adesso aggiungono: "Nessun alibi no vax, i vaccini sono indispensabili ma occorre una sperimentazione clinica"
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* Membro dell'American Academy of Microbiology e ** Ordinario di Malattie Infettive, Università Cattolica, Roma

In un articolo pubblicato di recente da Salute abbiamo trattato il tema dei richiami con vaccini Covid-19 a mRNA. Questi vaccini, nella corrente scheda di somministrazione a due dosi, hanno dimostrato elevata efficacia ed un più che accettabile profilo di sicurezza, pur in presenza di una riconosciuta reattogenicità sistemica, in particolare dopo la seconda dose. Abbiamo presentato dati e ragionamenti circa un possibile ulteriore aumento di questa reattogenicità ad una successiva somministrazione e concludevamo, letteralmente: "Con questi presupposti, un'ampia sperimentazione clinica prima dell'uso (di ulteriori dosi) rimane d'obbligo. Se l'idea è, come alcuni sostengono, di rifarci una bella nuova somministrazione di RNA nel prossimo autunno, magari insieme al vaccino influenzale, (Moderna lo sta già preparando) è augurabile che dati di questa sperimentazione siano resi disponibili al più presto".

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Nessuna interpretazione malevola, per favore

Questa nostra posizione non dovrebbe destare meraviglia o essere interpretata malevolmente per difendere pregiudizi anti-vaccinali che non solo non condividiamo ma sono del tutto estranei alla nostra attività scientifica e professionale. Di fatto, è la stessa, attuale posizione dell'Organismo di controllo degli Usa (Fda) che ha ripetutamente chiarito, a fronte delle usuali pressioni politiche, che mancano ancora sufficienti dati per poter approvare l'uso generalizzato della terza dose a tutta la popolazione, con l'eccezione dei soggetti immunodepressi. Anche l'Organismo di controllo Europeo (Ema) è su questa posizione: giorni fa ha dichiarato di necessitare di alcune settimane per potersi esprimere. Chiaramente, un governo può decidere di farla subito e al più presto a tutti quelli che hanno avuto le due dosi. Se però lo fa senza aspettare il parere positivo dei preposti Enti Regolatori, assume un rischio e di fatto delegittima detti Enti, cosa assai pericolosa per la credibilità delle politiche vaccinali presenti e future, e questo sì che darebbe ampio fiato ai pregiudizi antivaccinali.

Moderna a metà dose

Chiedersi se sia scientificamente corretto fare a tutti la terza dose con questi vaccini non dovrebbe suscitare meraviglia: da tempo, a fronte degli indubbi benefici in una grave situazione pandemica, sono altresì noti i loro limiti e si discute dei vaccini di seconda generazione, capaci di prevenire malattia e contagio dalla variante Delta di Sars-Cov-2 o di future nuove nuove varianti con mutazioni che permettono al virus di infettare i soggetti vaccinati. In questo contesto è lecito anche discutere e se possibile migliorare i livelli di reattogenicità dei vaccini formulati con mRNA. Ad esempio, intervenendo sulla dose vaccinale. Le stesse aziende farmaceutiche, Pfizer-BionTech e Moderna cui dobbiamo gli attuali vaccini, ci stanno lavorando ed è buona nuova che Moderna stia proponendo per la terza dose un dosaggio dimezzato rispetto all'attuale. Ricordiamo anche che ci sono nella pipeline almeno un centinaio di altre formulazioni vaccinali sotto sperimentazione pre-clinica e clinica.

Una nuova formulazione

Recentemente abbiamo proposto sulla rivista internazionale Vaccine una formulazione a due componenti, proteina Spike e Nucleoproteina, che possa rendere più difficile al virus evitare la risposta immunitaria. In una recente sperimentazione clinica di Fase 1, indipendentemente eseguita da ricercatori coreani, questo approccio a due componenti sembra essere promettente.

Alberto Mantovani ha toccato ampiamente il tema della seconda generazione dei vaccini in un recente articolo su Salute. Ci sta lavorando mezzo mondo. Discutere quindi dei limiti degli attuali vaccini anche in termini di miglioramento della sicurezza oltre che dell'efficacia anti-varianti, non dovrebbe suscitare alcuna perplessità o malintesi e meno che mai fornire alibi a chi non vuole vaccinarsi.

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Vaccini a virus attenuato

Ma c'è un altro tema. Mettiamo che gli organi regolatori ci dicano che i vaccini Pfizer-BT e Moderna possono essere usati per la terza dose. Questa scelta può essere accettabile nell'immediato ma deve essere considerato il panorama complessivo dei vaccini esistenti ed in corso di sperimentazione. Notiamo intanto che recenti ricerche suggerirebbero una maggiore effettività della vaccinazione eterologa (terza dose con vaccino diverso da quello iniettato nelle prime due dosi) per potenziare la risposta immunitaria, cosa del resto approvata dall'Oms. Già oggi sono in uso in vari Paesi vaccini a virus inattivati che, in principio,  potrebbero ben prestarsi quale sicuro richiamo per la loro composizione multi-antigenica e la bassissima reattogenicità sistemica mostrata dalle due dosi. Tutta questa materia suggerisce di ragionare e sperimentare prima di effettuare nuove somministrazioni in soggetti sani.

Ragionevole procedere con i fragili

Quanto ai soggetti  immunodepressi o particolarmente fragili, intervenire rapidamente con una terza dose sembra ragionevole per il loro elevatissimo rischio di malattia grave e decesso, rischio che non corrono i soggetti sani vaccinati con le due dosi, come ogni giorno confermano le Autorità sanitarie internazionali (vedi l'Ecdc) ed il nostro Iss. Ci pare che in questo momento il problema più urgente che abbiamo è vaccinare i circa 3 milioni e mezzo di soggetti a rischio ancora non immunizzati: sono queste le persone che vanno in ospedale e parecchi ancora, purtroppo, ci muoiono. Potrebbero essere di grande aiuto per l'introduzione della terza dose, i dati di efficacia e sicurezza che verranno dall'esperienza di Israele che lo ha già fatto, con il vaccino di Pfizer-BionTech.

Il difficile rapporto tra etica e scienza

Un punto finale, ma certo non secondario, è la problematica che pone l'uso estensivo di multipli richiami vaccinali nei nostri Paesi rispetto alla perdurante difficoltà a procurarsi il vaccino, anche solo la prima dose, dei Paesi a medio e basso reddito. Credo tutti si possa essere d'accordo che se non vacciniamo la popolazione di tutti i Paesi, non riusciremo a controllare e debellare questo virus. Le ultime varianti di elevata potenziale capacità di sfuggire alla risposta immunitaria sono originate In India, Perù e Colombia. Come ha fatto recentemente rilevare Seth Berkley, l'amministratore delegato di Gavi (l'alleanza globale per le vaccinazioni), al G20 di Roma, non si fanno richiami vaccinali senza prove scientifiche mentre mancano le dosi per iniziare le vaccinazioni nei Paesi poveri, comprese quelle necessarie a proteggere in primis i loro operatori sanitari. Qui Etica e Scienza insieme emettono un chiaro monito, lo stesso pronunciato da tempo dall'Oms. La prospettiva di miliardi di ulteriori richiami nei Paesi ricchi, mentre va così a rilento la vaccinazione nei Paesi poveri, gravemente contraddice questo quantomai autorevole monito.