Origini del Covid, ormai è troppo tardi per scoprire la verità

Le conclusioni degli esperti dell'Oms pubblicate in una lettera pubblicata su Nature
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Si è aspettato troppo e le possibilità di scoprire la verità sulle origini di Covid-19 sono ridotte al lumicino. In una lettera congiunta, affidata alla rivista scientifica Nature, i superesperti arruolati dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per ricostruire nascita e diffusione di Sars-CoV-2 non usano giri di parole. La finestra temporale utile si sta chiudendo rapidamente e un ulteriore ritardo renderà biologicamente impossibile alcuni degli studi necessari: i primi malati sono guariti, gli anticorpi scompaiono, gli animali vengono abbattuti, il virus muta ed emergono nuove varianti.

L'indagine condotta a Wuhan lo scorso gennaio, soggetta a "limitazioni di tempo e di mandato" - sottolineano gli esperti - sarebbe dovuta essere il primo passo di un processo arenatosi fin da subito a causa dell'inerzia dell'Oms e della riluttanza della Cina alla condivisione dei dati grezzi: gli esperti internazionali poterono consultare solamente i risultati già elaborati dagli esperti di Pechino. Invece che certezze, l'indagine restituì nuovi dubbi, come la possibilità - ritenuta improbabile ma non impossibile - di una fuga del coronavirus dal laboratorio di virologia di Wuhan.

Uno scenario nemmeno contemplato nel mandato inziale dell'Oms, che tuttavia i ricercatori ritennero "troppo importante per essere ignorato". Gli esperti si confrontarono con i responsabili del laboratorio di virologia di Wuhan nonché con quelli dei centri di controllo e prevenzione della provincia, esaminando procedure di biosicurezza, casi di malattia o di altre assenze dal lavoro negli ultimi mesi del 2019.

Tuttavia, la brevità del soggiorno nonché il muro eretto dalla Cina a tutela della privacy dei primi pazienti costrinsero la task force a rimandare il proposito a tempi migliori: il compito di dipanare la matassa fu demandato a un'ipotetica fase due dello studio, che però non ha mai visto la luce.

Gli esperti ripercorrono dunque le tappe successive della missione, rispondendo punto su punto alle critiche che hanno accolto la pubblicazione del rapporto fin dallo scorso marzo. Sebbene il luogo e il momento esatto in cui il coronavirus è emerso per la prima volta rimangano tuttora ignoti, è palese che il mercato umido di Wuhan abbia avuto un ruolo cruciale nelle prime fasi della pandemia. Di certo, il virus vi circolava diffusamente fin dall'inizio del dicembre del 2019, precedendo di diverse settimane le prime diagnosi certe. Ciò non deve stupire, ricordano gli esperti, poiché nella maggioranza delle epidemie difficilmente i primi casi vengono identificati tempestivamente. A maggior ragione per una malattia come Covid-19, i cui sintomi sono estremamente comuni.

Riguardo l'origine del salto di specie, gli esperti propendono per tre possibili ipotesi (oltre alla fuga dal laboratorio): un contagio diretto tra l'uomo e la fauna selvatica; un contagio indiretto, attraverso animali d'allevamento malati; tramite l'ingestione di carne infetta, probabilmente cruda ma non è possibile escludere quella congelata.

Basandosi sull'esperienza della Sars, in cui il virus è passato dai pipistrelli alla civetta delle palme prima di raggiungere l'uomo, gli esperti continuano a ritenere il passaggio del coronavirus attraverso un ospite intermedio come più che probabile.

Studi più recenti, pubblicati nei mesi successivi al rapporto della commissione, potrebbero aggiungere altre tessere al mosaico: tra questi, il censimento dei mammiferi venduti nel mercato umido di Wuhan nel novembre del 2019. Gli esperti concludono individuando le sei priorità che la fase due dello studio dovrà seguire: ulteriori studi di tracciamento per individuare le prime prove della circolazione del virus; nuovi esami sierologici per risalire a eventuali focolai precoci finora sfuggiti; tracciamento degli allevamenti che rifornivano di prodotti il mercato di Wuhan; indagini approfondite sulle specie sospettate di essere state il serbatoio oppure l'ospite intermedio del virus; analisi dei fattori di rischio di esposizione al virus nei primi pazienti; valutare nuovi possibili indizi.

Le indicazioni della task force rischiano tuttavia di rimanere lettera morta: lo scorso mese l'Oms ha annunciato l'imminente istituzione di una commissione che monitori gli studi che saranno pubblicati sulle origini di Sars-CoV-2. Il gruppo di ricercatori della task force verrà diviso e irrobustito da forze fresche? Oppure la composizione sarà del tutto nuova e dunque dovrà avvenire un passaggio di consegne? I due gruppi dialogheranno tra loro? Comunque vada, il rischio è lo stesso: accumulare ulteriore ritardo in una corsa che di certo l'umanità non sta vincendo.