Longevità. Così la scienza vuole sconfiggere la vecchiaia

Una nuova medicina è al lavoro per farci vivere molto a lungo. Stili di vita, farmaci, terapia genica. Ma anche sonno e igiene orale. Vi raccontiamo un’utopia. Che potrebbe farsi realtà
10 minuti di lettura

Non il cancro e neppure le malattie cardiache o il nuovissimo Covid. È la vecchiaia la prima causa di morte e sofferenza al mondo. Trovare una medicina sarebbe una scoperta rivoluzionaria. Detto così, fa un certo effetto. È la tesi portata sotto ai riflettori dal biologo britannico Andrew Steele, 35 anni, che vorrebbe che la vecchiaia non fosse più considerata un processo naturale e inevitabile, ma un disturbo da curare e tenere sotto controllo.

Accettare l'invecchiamento

Insomma, sostiene lo scienziato, bisognerebbe smettere di accettare che i nostri corpi e le nostre menti inizino un giorno a deteriorarsi. Perché la medicina potrebbe rendere gli umani come le tartarughe giganti delle Galapagos: immortali no, ma in grado di vivere molto a lungo, restando forti, performanti e fertili. Diventare sì vecchi, ma senza la vecchiaia: andare avanti negli anni non dovrà più significare necessariamente essere anziani. Steele spiega tutto questo nel suo libro Ageless: the New Science of Getting Older Without Getting Old, un successone in Usa e in Uk dove è uscito a fine 2020 (e che arriverà anche in Italia edito da Vallardi).

Un disturbo degenerativo progressivo

Cerchiamo allora di capire meglio cosa intende quando parla di un'umanità 'senza età' e di andare a vedere cosa la migliore ricerca scientifica può dirci in materia. Cominciando col chiederci e chiedere a Steele se la vecchiaia è una malattia. "Alcune persone sostengono di sì, ma non so se sia una buona idea definirla così", ci spiega: "Il punto è che l'invecchiamento è un disturbo degenerativo progressivo che fa smettere il nostro corpo di funzionare normalmente e alla fine ci uccide: sì, come molte malattie! Forse etichettarlo come una patologia renderebbe più facile l'approvazione di trattamenti anti-age, perché attualmente i farmaci possono essere autorizzati solo se curano una condizione specifica. Tuttavia non sono sicuro di voler dire a tutte le persone oltre una certa età che sono malate. C'è anche una notevole quota di confusione, perché l'invecchiamento causa disturbi che chiamiamo più tradizionalmente patologie, dal cancro alla demenza. Non ne sono sicuro, quindi mi piace essere pragmatico: impegnarmi per trovare una cura contro l'età il prima possibile, senza alienare le persone anziane che vogliamo aiutare".

Invecchiare bene

Steele, che ha anche un canale su Youtube, ha iniziato la sua carriera come fisico per poi passare alla biogerontologia, campo specifico che si concentra sulla comprensione del processo di invecchiamento da una prospettiva biologica, e sulla creazione di trattamenti per rallentare o invertire i cambiamenti a esso associati. L'obiettivo non è solo ritardare la morte, ma aumentare anche la qualità e la salute di questi anni di vita guadagnati in più.

Per invecchiare bene, però, bisogna iniziare a cambiare stile di vita fin da giovani: secondo uno studio dell'Università di Harvard del 2018, le persone che hanno seguito cinque abitudini base - una dieta sana, fare esercizio fisico regolarmente, mantenere un certo peso corporeo, non bere quantità eccessive di alcol e non fumare - hanno aumentato l'aspettativa di vita fino a 10 anni. E secondo Steele ci sono altri tre trucchetti quotidiani che sono altamente efficaci nel ritardare l'invecchiamento. Intanto, occhio ai denti.

Malattie cardiache e demenze

Si stanno accumulando molte prove che lavarsi i denti può allontanare le malattie cardiache e forse anche la demenza: una scarsa igiene orale può portare a un eccesso di batteri in bocca che causa carie e malattie gengivali. Insomma ad avere uno stato di infiammazione cronica, che fa sì che il sistema immunitario diventi meno efficace nell'affrontare le minacce reali, come le malattie legate all'età. E poi lo sport. Bastano solo 15 minuti di esercizio ogni giorno per accrescere l'aspettativa di vita di tre anni, ma per avere telomeri (la regione terminale di un cromosoma, che lo protegge dal deterioramento) ancora più lunghi, meglio l'attività cardio che quella di resistenza. Infine, dormire, bene e il giusto (attenzione perché il troppo storpia: dormire più di 11 ore è molto più dannoso che dormire meno di 7-8, che è comunque non consigliato). Per Steele, dormire è come fare le "pulizie di primavera" nel cervello, eliminando in questo modo le tossine, comprese alcune associate al morbo di Alzheimer.

Farmaci & geni

Ovvio che darsi buone regole non basta, ma esistono già anche molecole molto efficaci nel ritardare l'invecchiamento negli animali, oltre a strumenti di modifica genetica come Crispr e algoritmi che simulano a tal fine complessi sistemi biologici. "Ci sono diversi farmaci che fanno esattamente questo nei topi, ovvero ritardare l'invecchiamento - spiega Steele - e sarei molto sorpreso se almeno uno non funzionasse anche sugli esseri umani. Per esempio la rapamicina: riproduce gli effetti del digiuno, che sappiamo avere come conseguenza quella di prolungare la durata della vita in buona salute in molti animali. Altre molecole uccidono invece le cellule anziane, "senescenti", che si accumulano con l'età, rendendo meno frequente tutta una serie di malattie, dal cancro alla cataratta.

Uno studio recente ha scoperto che una combinazione di ormoni e farmaci sembra aiutare a ringiovanire il timo, ghiandola che contribuisce al sistema immunitario ma degenera rapidamente con il passare del tempo. Ciò che questi farmaci hanno in comune è che non curano una singola patologia specifica correlata all'età, ma il processo che sta alla base. Alcuni sono già in fase di sperimentazione umana, quindi spero che presto, entro pochi anni, avremo vere e proprie medicine che bloccano l'invecchiamento. Abbiamo letteralmente dozzine di modi per rallentare o invertire il fenomeno in laboratorio, e questo significa che abbiamo effettivamente molti biglietti della lotteria in tasca che potrebbero risultare vincenti".

Gli scienziati sono decenni che tentano di sfruttare il potere della genomica e dell'intelligenza artificiale per trovare un modo per prevenire l'invecchiamento, e molte ricerche sono più che promettenti, anche se hanno subito quest'anno un brutale arresto per colpa del Covid. Ma si tratta di un business in vorticosa crescita, che fa girare cifre stratosferiche. Un settore che, sponsorizzato da governi e aziende, vale 110 miliardi di dollari e arriverà a 610 miliardi entro il 2025.

Ma, attenzione, Steele non promette immortalità proprio a nessuno. "Non credo che sconfiggeremo mai la morte - dice categorico - è molto probabile che ci saranno sempre malattie infettive, autobus che ci possono investire, disastri naturali. Imprevisti, insomma. Ma non vedo un buon motivo per cui non potremmo arrivare a 100 anni ancora in forma. Ci sono creature come tartarughe, salamandre e alcuni tipi di pesci che non sembrano degenerare con l'invecchiamento: il loro rischio di morte rimane praticamente costante, non importa quanti anni hanno, ma non sembrano perdere forza o capacità riproduttiva".

Le più aspirazionali per noi poveri umani sono le tartarughe giganti delle Isole Galapagos, che sembrano non subire nessun segno di declino con gli anni. Vivono fino a 170 anni restando arzille come a 30 e mantenendosi in uno stadio prolungato di "senescenza trascurabile". E secondo Steele dovremmo cercare di eguagliarle.

La vecchiaia come esperienza umana

"Insomma - aggiunge il biogerontologo - non esiste una legge biologica che ci impone che dobbiamo invecchiare". Con ripercussioni etiche e sociali notevoli, però, tra cui il sovraffollamento del pianeta e la crisi del welfare. Anzi, questo è uno dei punti su cui il libro di Steele sorvola assai. La vecchiaia è una parte essenziale dell'esperienza umana. Anche se credessimo all'ipotesi che sia possibile estirparla di netto, dobbiamo considerare che ciò potrebbe causare enormi disagi alle strutture sociali così come le conosciamo oggi, oltre al fatto che lo stesso significato che diamo - faticosamente - alle nostre vite andrebbe ricalibrato. "Un mondo di ultra centenari in piena forma è uno scenario tutt'altro che fantascientifico", incalza Steele: "Dipende solo da quanti fondi verranno concessi alla biogerontologia e se avremo un po' di fortuna. L'idea è di allungare la vita sana, si potrà per esempio tornare a scuola a 60 anni, o cambiare carriera a 105. Fare tutto con più calma, sapendo che avremo un secolo o più per fare altre esperienze. Credo fermamente che mantenere le persone in salute, non importa a quanti anni, dovrebbe essere l'aspirazione ultima della medicina. Problemi come la sovrappopolazione non dovrebbero ostacolare l'imperativo morale da perseguire".

Steele ribalta il ragionamento col piglio visionario con cui disegna la sua umanità senza età: "Proviamo a invertire la domanda: se non morissimo e avessimo troppe persone sul pianeta terra, inventeremmo la vecchiaia per risolvere il problema? Penso sarebbe una soluzione barbara. E quindi suggerirei di provare tutto il possibile per ridurre la nostra impronta sul pianeta prima di ricorrere all'uccisione di persone lentamente e con malattie orribili. Proprio come fa la vecchiaia".

Il limite che c'è

L'utopia del biogerontologo di sconfiggerla definitivamente porterebbe alla più grande rivoluzione nella storia della medicina, una "cura" che avrebbe il potenziale per migliorare miliardi di vite, far risparmiare trilioni di dollari e trasformare completamente la condizione umana. Per l'esattezza, si stima che trattamenti per prolungare l'aspettativa di vita in buona salute potrebbero valere 38 trilioni di dollari all'anno, molto più di quanto si pensasse in precedenza. È il risultato di una simulazione fatta negli Stati Uniti e basata su dati finanziari, sanitari e demografici con lo scopo di attribuire un valore monetario preciso ai guadagni economici derivanti dall'allungamento della vita, dal miglioramento della salute e dai cambiamenti nella velocità con cui invecchiamo.

Ma sono in molti a domandarsi se sia davvero credibile arrivare a festeggiare il nostro 170esimo compleanno, con accanto magari il marito o la moglie numero cinque e dopo aver corso una maratona. Purtroppo, per ora, i limiti biologici ci dicono ancora il contrario. Uno studio recente condotto da una collaborazione internazionale di scienziati di 14 paesi e che include esperti dell'Università di Oxford sembra confermare che non si possa più di tanto rallentare la velocità con cui diventiamo anziani. La ricerca analizza il "tasso di invecchiamento fisso" confrontando diverse popolazioni animali con quella umana e afferma che ogni specie ha un incremento di "ageing" relativamente costante a partire dall'età adulta.

"I nostri risultati - ha spiegato José Manuel Aburto del Leverhulme Center for Demographic Science di Oxford - confermano la teoria per cui, piuttosto che allontanare la morte, la vita media si allunga di molto a causa di una riduzione della mortalità dei giovani. Abbiamo confrontato i dati di nascita e morte di primati umani e non umani e abbiamo scoperto che questo modello generale di mortalità era lo stesso per tutti. Questo suggerisce che sono fattori biologici, piuttosto che quelli ambientali, a controllare la longevità. Le statistiche hanno confermato che gli individui vivono più a lungo man mano che la salute e le condizioni di vita migliorano, il che porta ad aumentare la longevità di un'intera popolazione. Tuttavia, un forte incremento dei tassi di mortalità, con l'avanzare degli anni nella vecchiaia, è evidente in tutte le specie".

Tutti i dataset esaminati dai team di Aburto hanno rivelato lo stesso modello generale di mortalità: un alto rischio di morte nell'infanzia che diminuisce rapidamente negli anni dell'adolescenza, rimane basso fino alla prima età adulta e poi cresce continuamente con l'età. "Sempre più persone riescono a vivere molto più a lungo ora. Tuttavia, la traiettoria verso la morte in età avanzata non è cambiata", ha aggiunto Aburto: "Lo studio suggerisce che la biologia evolutiva ha la meglio su tutto e, finora, i progressi della medicina non sono stati in grado di superare questi vincoli biologici".

Che business, ragazzi!

Non ancora, almeno. Ma quello della ricerca di una cura per la vecchiaia è un ambito che attira molte risorse. Tra i Paesi in prima linea c'è per esempio la Gran Bretagna, dove ci sono più di 260 aziende, 250 investitori, 10 organizzazioni non profit e 10 laboratori di ricerca che, utilizzando le tecnologie più avanzate, lavorano in questo senso. Per il governo britannico, il settore della longevità è addirittura una delle quattro grandi sfide della strategia industriale del Paese per il futuro. E ci sono gli Stati Uniti. Una fissa degli ultra-ricconi della Silicon Valley è proprio quella di cercare una cura per ritardare la morte e la vecchiaia, così - oltre a sottoporsi a pratiche come il digiuno intermittente o trasfusioni di sangue "giovane" - stanno investendo immense quantità di denaro in aziende che cercano di rispondere esattamente alle loro esigenze.

Il Ceo di Amazon, Jeff Bezos, e il co-fondatore di PayPal, Peter Thiel, hanno entrambi scommesso sulla Unity Biotechnology, società con sede a South San Francisco, la cui missione dichiarata è "estendere la durata della salute umana, il periodo della propria vita non gravato dalla malattia dell'invecchiamento". Già nel lontano 2013, Google ha fondato la start up Calico, che fa ricerca proprio in questo campo, e anche il co-fondatore di Oracle Larry Ellison ha donato centinaia di milioni di dollari agli studi scientifici sull'invecchiamento. Le aziende che operano in questo settore sono una sfilza: BioAge, BioViva, The Longevity Fund, AgeX la Methuselah Foundation. Uno degli esperimenti in corso coinvolge i cani. La start up Cellular Longevity Inc sta infatti sviluppando trattamenti che estendono la durata della vita dei più fedeli amici dell'uomo, rendendoli anche più attivi negli ultimi anni.

"I cani sono senza dubbio considerati il miglior modello di invecchiamento umano", spiega Celine Halioua, 26enne a capo dell'azienda, che ha raccolto 11 milioni di dollari e prevede di iniziare i test all'inizio del 2022 su due farmaci con potenziali proprietà anti-invecchiamento. "Ci siamo co-evoluti con loro e hanno un ambiente condiviso con noi. Sviluppano anche malattie legate all'età nel tempo. Se possiamo farlo per i cani, anche le persone lo vorranno".

Insomma il settore tira, perché, taglia corto Michael West, gerontologo e Ceo di AgeX Therapeutics: "Ogni volta che si incontra un bisogno umano fondamentale, c'è un mercato". Un sogno che per molti suona ancora fantascienza. Separare il tempo che abbiamo trascorso su questo pianeta dagli effetti che ha sulle nostre menti e i nostri corpi, riprogrammando la nostra biologia per rallentare o invertire un processo naturale come l'invecchiamento. La sfida del secolo.

Il test on line

Si compra online: dammi 499 dollari e ti dirò come invecchierai. Detta così, sembra lo slogan di un miracoloso e misterioso antidoto anti-età. Invece, l'Index Biological Age Test è un test scientifico, reso possibile dai grandi passi avanti avvenuti nel campo dell'epigenetica. Merito del lavoro di un dream team di scienziati della Elysium Health, azienda fondata dal professore Leo Guarente, direttore del Glenn Center for Biology of Aging Research del Mit, che vanta collaborazioni con alcune delle migliori università del mondo, comprese Harvard e Oxford, e che nel comitato scientifico schiera ben otto premi Nobel.

L'Index Biological Age Test si fa a casa, è molto semplice: basta un campione di saliva. Il kit va poi rispedito alla Elysium che estrae il DNA, lo carica su un chip di sequenziamento appositamente progettato e lo analizza utilizzando una tecnologia di nuova generazione chiamata "piattaforma algoritmica per l'esame epigenetico" (Pex). Questo sofisticato sistema scansiona l'epigenoma alla ricerca di biomarcatori di metilazione del DNA. Il risultato è un rapporto completo sul proprio stato di invecchiamento: età biologica, tasso cumulativo di invecchiamento (che è il ritmo al quale il corpo è invecchiato per ogni anno in cui si è vissuto), oltre a consigli personalizzati - e qui viene la parte più interessante - su come restare in salute, e quali diete e stili di vita sono più indicati per il soggetto in questione.

Il test è stato realizzato grazie a una scoperta di Morgan Levine, professoressa a Yale e consulente per la bioinformatica di Elysium, che ha sviluppato un modello matematico capace di calcolare l'età biologica osservando siti specifici lungo il genoma, per vedere quale proporzione di cellule sono state soggette alla metilazione del DNA. Invecchiando, alcuni composti chimici si attaccano ai nostri geni: non cambiano la sequenza del DNA, ma modificano il modo in cui le cellule leggono le istruzioni del DNA. Uno dei segni epigenetici più comuni è proprio la metilazione.

"Il test in sé non è un giocattolo. Si basa su scienza seria", spiega Claudio Pedone, direttore della scuola di specializzazione in Geriatria dell'università Campus Bio-medico di Roma: "Fornisce un dato attendibile per la stima del carico di invecchiamento dell'organismo e può anche rivelare il rischio di patologie correlate. È sicuramente interessante da un punto di vista di ricerca e per gli eventuali sviluppi futuri che potrebbe portare alla nostra conoscenza dei processi di invecchiamento. Per esempio, una cosa che non si sa e che cambierebbe lo scenario è capire se i prodotti di metilazione del DNA sono semplicemente marcatori di quello che è successo e ci dicono solo in che situazione siamo, oppure se sono essi stessi parte del processo. In questo caso intervenendo su questi fattori potremmo in qualche modo rallentare l'invecchiamento. Ma ancora non si sa".

Dal punto di vista pratico e clinico, invece, l'Index Biological Age Test sembra meno innovativo. "Non ha una grande utilità", dice Pedone: "Sapere che ho 51 anni biologici al posto di 49 a che mi serve? Quello che uno può fare è quello che dovrebbe comunque fare a prescindere: stile di vita sano, dieta, attività fisica. In più non è un dato definitivo. E poi, oltre ai processi di invecchiamento fisiologici, vanno considerati anche quelli dovuti al caso. Ti prendi una polmonite o ti fratturi un femore e cambiano le carte in tavola, la tua età biologica aumenta di colpo. Senza dimenticare che una buona vecchiaia si costruisce in gioventù. È come fare un piano pensione. Madre natura ci ha fatti per arrivare alla riproduzione, dopo di che il nostro sistema di sviluppo si ferma e iniziamo a bruciare, a spendere quello che abbiamo messo da parte".