Covid e bambini, Silvia Vegetti Finzi spiega come combattere la paura del vaccino

La psicologa e scrittrice spiega come tranquillizzare i più piccoli intimoriti dall'immunizzazione
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"Mamma ho paura del vaccino". "Papà, la puntura non la voglio fare". I pediatri si sono espressi a favore del vaccino contro il Covid sotto i 12 anni e si parla già di un'immunizzazione in autunno. Ma c'è già preoccupazione fra i genitori su come preparare i più piccoli, spesso spaventati dall'ago. Perché a volte sono pieni di timori e si tirano indietro al momento della vaccinazione, anche se quella piccola iniezione non fa così male. "Accade perché i bambini i sentono 'invasì da quella piccola puntura", spiega Silvia Vegetti Finzi, psicologa clinica, scrittrice e già docente di Psicologia Dinamica all'Università di Pavia.

Professoressa Vegetti Finzi coe mai si sentono 'invasi'? Da cosa nasce questa paura?
"Alla nascita c'è indistinzione, come scrive Freud, tra bambino e madre. Nel tempo si separano e si forma l'identità del figlio. Il primo confine che viene tracciato è la pelle e per questo motivo è importante accarezzare i più piccoli. Durante l'infanzia i bimbi cercano contatto con la mamma, vogliono le sue coccole. Scoprono il mondo, ma tornano da lei. La pelle, nel primo distacco dalla madre, segna un confine con l'esterno, rappresenta l'identità del bambino. Per questo l'iniezione è vissuta come qualche cosa che invade il suo campo e lo destabilizza".

Silvia Vegetti Finzi, psicologa clinica, scrittrice e già docente di Psicologia Dinamica all'Università di Pavia 

Cosa cambia in adolescenza?
"La pelle non ha più quello stesso significato con la pubertà, quando il ragazzo diventa indipendente. A quel punto, si assiste a un'inversione di tendenza. I teenager sono affascinati dal buco, ma devono farselo da soli. Per loro è un elemento di emancipazione. La tentazione è dissolversi nel nulla, scomparire. Per questo colpiscono il corpo. Un fenomeno simile a quello a cui assistiamo nei disturbi dell'alimentazione".

Tornando ai bambini, quanto conta l'atteggiamento dei genitori di fronte a una situazione nuova come la vaccinazione?
"Di solito i bambini vivono le esperienze nuove cercando l'atteggiamento emotivo dei genitori. Se la madre o il padre hanno  paura e non sono convinti di vaccinarlo, il piccolo sarà turbato. Di fronte a esperienze nuove, l'adulto deve lavorare su sé stesso e puntare alla calma. Bisogna comunicare serenità al figlio. Sarà tranquillo se lo saranno le nostre parole e i nostri gesti. Se ci rivolgiamo al bambino con parole rassicuranti e lo stringiamo o strattoniamo, perché siamo nervosi, lui sarà disorientato. E' sempre bene essere sinceri con lui e, in caso, spiegare la nostra tensione o preoccupazione. Magari per stemperare la tensione la mamma potrebbe dare il via a un gioco e dire: "Perché non mi calmi tu, mentre facciamo questa cosa nuova?"".

Come hanno vissuto l'epidemia i bambini e come vedono Covid?
"Hanno cercato di dare una forma al coronavirus. Lo rappresentano con immagini scure e minacciose. Ma è bene che facciano questi disegni perché così danno una forma alla loro paura".

Possiamo aiutarli a vincere queste paure? Quella del Covid o del vaccino?
"Basta dire loro: 'Inventiamo una storia sul Covid, su come sconfiggerlo'. E il bimbo aderirà al gioco. Se deve vaccinarsi potrà portare l'orsacchiotto preferito o una copertina che lo rassicuri. Si potrà avviare un a gioco dicendo: "Facciamo una puntura all'orsetto". A quel punto il bambino sentirà di controllare l'esperienza".

Chi deve accompagnare il bimbo a vaccinarsi? La mamma?
"La persona che si sente più serena e tranquilla in famiglia dovrà accompagnarlo. Anche un nonno, se la mamma e il papà sono troppo tesi. E ricordiamo che i bimbi temono molte cose ma soprattutto la solitudine".

Come invece smorzare l'ansia di un adolescente prima dell'immunizzazione? A oggi circa il 38% della popolazione tra i 12 e i 19 anni ha già ricevuto la prima dose, ma ne mancano ancora molti
"L'adolescente accetta volentieri i consigli di buon senso. Ma la cosa migliore per tranquillizzarlo e convincerlo è una testimonianza.  Bisogna farlo parlare con amici che hanno avuto la stessa esperienza. Deve essere un coetaneo che magari decide di accompagnarlo a vaccinarsi".

Come distinguere la paura e un disturbo d'ansia?
"Un bimbo può temere la vaccinazione o l'acqua. E'una cosa che accade spesso. Ma se non mangia, diventa insonne o ha paura di uscire la cosa si complica.  A volte, i più piccoli, temono il mondo esterno e non vogliono varcare la soglia di casa. Fanno capricci. In questi casi possiamo pensare che ci sia un disturbo d'ansia. A quel punto va fatta attenzione e in caso serve l'aiuto di uno specialista".

A cosa può essere dovuto uno stato d'ansia eccessivo?
"Può accadere se la famiglia affronta delle difficoltà o sei i genitori sono in crisi. Spesso in queste situazioni i più piccoli si sentono in colpa per quello che accade".

A suo parere esiste un'epidemia di ansia che colpisce l'infanzia?
"Sì perché i bambini vivono in un mondo che si sente minacciato. Siamo di fronte a una crisi cosmica. Gli equilibri sociali ed economici sono cambiati. Ci sono i problemi ambientali e la famiglia è in crisi. Accanto ai conflitti familiari c'è anche il problema della disoccupazione. I ragazzini sentono questa tensione ma non sanno cosa sta accadendo".

Lei, figlia di padre ebreo, è nata nell'anno dell'entrata in vigore delle leggi razziali. Nel suo libro: 'Una bambina senza stella' (Rizzoli) racconta quanto sia possibile per i bambini 'salvarsi'.
"La storia testimonia che, anche in condizioni estreme, i bambini possiedono un potenziale che li può salvare. Non dobbiamo spaventare i bambini perché hanno risorse importanti. Anche se gli adulti sbagliano e commettono errori nei loro confronti, il bimbo ce la può fare attingendo alle sue risorse 'segrete'. E' l'imprevisto a farlo crescere. Non dobbiamo proteggere troppo i bimbi. Le madri chiocce che vogliono renderli felici a tutti i costi non fanno il loro bene. L'educazione non punta a questo, ma deve spingerli a esplorare le loro risorse e potenzialità per diventare adulti".