Così il vaccino ci fa ricordare il Covid che non abbiamo avuto

La vaccinazione simula dal punto di vista immunologico l’infezione. Le tracce restano proteggendoci, senza passare dalla malattia. Anche dalle varianti oggi note
1 minuti di lettura

Mai come in questi giorni drammaticamente segnati dalla pandemia le parole immunità, anticorpi neutralizzanti, varianti virali e vaccinazione sono così presenti nei media, nei social, nella popolazione. Cosa ci insegna del significato di queste parole il confronto con Sars-CoV 2?

Chi ci difende è il sistema immunitario, con l’immunità innata e quella adattativa, funzioni distinte ma cooperanti, come vasi comunicanti. L’innata è un insieme di barriere fisiche e biologiche: cute e mucose, in particolare quella del naso-faringe, continuamente pattugliate da cellule fagocitarie e aspecifiche molecole anti-infettive che uccidono o contengono l’invasore, nonchè batteri simbionti che gli competono spazi vitali. Un sistema che conserva, attraverso meccanismi epigenetici, una corta (settimane) memoria di quanto sta succedendo e informa attraverso mediatori solubili, le citochine, l’immunità adattativa dell’avvenuto incontro con il patogeno. Questa elabora potenti e specifiche molecole, gli anticorpi, e cellule linfocitarie B e T, destinate a neutralizzare e, se ci riesce, eliminare il patogeno, nonché conservare, attraverso la selezione clonale, una lunga (anni) memoria di questo specifico incontro.

Memorie, corta e aspecifica, o lunga e specifica, ci aiutano a meglio gestire un successivo incontro con l’intruso. Superare questa formidabile macchina difensiva non è facile e solo pochissimi microbi, quelli patogeni, ci riescono: il perfido coronato è uno di essi. Le barriere le supera quando sono rese meno performanti dalla senescenza e/o da concomitanti malattie, e del coronato ne inaliamo una elevata quantità, che gli ultimi studi valutano attorno alle centomila particelle virali.

Se, pur senescenti e ammalorati, non siamo rapidamente sopraffatti dall’invasione virale e dalla profonda infiammazione che ne consegue, anticorpi neutralizzanti e linfociti killer dell’immunità adattativa ci aiutano a guarire. Il virus però contrattacca con mutazioni, quelle delle varianti virali, che in parte evadono l’immunità e provocano reinfezioni. La vaccinazione simula immunologicamente l’infezione senza passare per la dura esperienza della malattia.

È una specialissima conquista della ricerca biomedica. Riproduce l’essenza protettiva dell’immunità, innata e adattativa e può soffrire, come ne soffrono i guariti dalla malattia, l’attacco dei virus mutati e le re-infezioni. Le varianti non sono state finora in grado di evadere tutte le difese: guariti e vaccinati, pur re-infetti, evitano ospedalizzazione e malattia grave. Il futuro ci dirà se questa parziale ma importante vittoria sia definitiva.

* Già direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Iss. Membro dell’American Academy of Microbiology