Dopo Covid spermatozoi alterati, ma in qualche mese tornano normali

Come per qualunque infezione, anche dopo Covid i gameti maschili subiscono delle modifiche, che però sembrano transitorie. Nessun impatto invece, neanche teorico, dai vaccini
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Rallentano, diminuiscono, perdono vigore. Alla prova del Covid gli spermatozoi maschili possono andare in sofferenza e faticare a raggiungere la meta, l'ovulo da fecondare. Nell'ultimo periodo, segnato dalla crescita del numero di contagi tra i giovani, gli interrogativi sui rischi per la fertilità maschile si moltiplicano. A dissipare qualche dubbio è uno studio pubblicato sulla rivista Reproduction, Fertility and Development, secondo cui l'impatto negativo del Covid sugli spermatozoi sarebbe solo temporaneo.

I ricercatori internazionali, sotto l'egida della Mashhad University e Shahid Beheshti University of Medical Sciences, in Iran, hanno riscontrato una ridotta motilità degli spermatozoi in una ventina di uomini che due settimane prima si erano ammalati di Covid in forma moderata. Nell'arco di quattro mesi, tuttavia, i valori erano tornati nella normalità, così come buona parte degli altri indicatori presi in esame per la qualità del liquido seminale.

"E' plausibile che queste alterazioni siano transitorie e nell'arco di 3-4 mesi ci sia una normalizzazione nei guariti, dovuta alla riduzione della risposta infiammatoria e alla produzione di spermatozoi nuovi", conferma Rocco Rago, direttore dell'Unità di Fisiopatologia della Riproduzione e Andrologia dell'ospedale Sandro Pertini di Roma. Si tratta di dati promettenti ma da consolidare su numeri più ampi, "superando un limite intrinseco, quello legato all'assenza di informazioni sui parametri seminali prima dell'infezione". Il declino della fertilità maschile, infatti, è un fenomeno che si sta osservando da anni a livello globale, ben prima dell'arrivo di Sars-CoV-2.

Che questo virus possa influire sulla sfera riproduttiva degli uomini, però, è più che un'intuizione, perché nell'ultimo anno e mezzo si è compreso che i testicoli sono particolarmente esposti al Coronavirus (molto più delle ovaie nelle donne), perché esprimono in modo marcato un recettore - chiamato ACE2 - con cui il virus si lega per infettare le cellule.

"Non sorprende che il Covid a livello dell'apparato riproduttivo maschile si comporti al pari di altre malattie infettive, in particolare virali - spiega Rago - Sono noti, infatti, oltre 30 virus, dalla parotite all'Hiv, dall'epatite a Zika, in grado di diffondersi nello sperma e di causare varie complicanze a carico dei genitali e della fertilità".

"Colpevole" del danno è soprattutto l'infiammazione scatenata dal nostro sistema immunitario dopo l'incontro con il virus, che nei testicoli porta pregiudizio alle cellule che generano spermatozoi e a quelle che producono testosterone, oltre a provocare uno stress ossidativo. Non a caso la domanda tipica che si fa prima dell'esame del liquido seminale è se si è ha avuta la febbre, perché proprio il rialzo della temperatura, mediato dall'infiammazione, anche per una banale influenza può alterarne i valori.

Le conseguenze possono essere una riduzione del volume spermatico e del numero di spermatozoi, oltre che della loro perfezione e motilità: un problema che secondo le stime interessa un quarto degli uomini guariti dall'infezione da Sars-CoV-2.

Cosa accade, invece, nei bambini e adolescenti il cui apparato riproduttivo è in fase di maturazione? "Quello su Covid e fertilità nei giovanissimi è un punto interrogativo, perché è difficile al momento valutarne gli effetti biologici nel lungo periodo, essendo molte le variabili in gioco", evidenzia Maria Chiara Lucchetti dell'équipe di Chirurgia Andrologica dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Finora è stato pubblicato un unico studio, riferito al caso di un quattordicenne con orchiepididimite (un'infiammazione di epididimo e testicoli) in seguito al Covid. "Va considerato se ci si ammala da bambini o adolescenti, dal momento che l'apparato riproduttivo prepubere è diverso che nella pubertà. I più giovani potrebbero essere maggiormente vulnerabili perché minore è l'età, più alta è la rappresentazione dei recettori ACE2 attraverso cui Sars-CoV-2 entra nelle cellule - prosegue - Sotto il profilo della fertilità, tuttavia, nei bambini, non essendo iniziata la produzione di spermatozoi, che sono ancora allo stato di cellule dormienti non attive, è ipotizzabile che non avvengano danni per chi contrae il virus. Fra gli altri fattori che possono avere un'influenza ci sono anche le terapie assunte per contrastare l'infezione da Sars-CoV-2, così come l'effetto degli ormoni, con una possibile azione protettiva".

Punti interrogativi cui si contrappone una certezza cristallina: il vaccino, proteggendo dalla malattia e dalle sue possibili conseguenze, rimane uno dei presidi chiave per prendersi cura anche della salute riproduttiva. Lo conferma uno studio uscito sulla rivista Jama, condotto su 45 adulti volontari valutati prima e dopo la somministrazione del vaccino a mRna, da cui emerge non solo che la qualità del liquido seminale non si modifica, ma che in alcuni casi dopo la seconda dose aumentano il valore spermatico, la motilità e concentrazione degli spermatozoi.

"Sul vaccino anti-Covid anche nei teenager non c'è nessuna ragione, neanche teorica, per ipotizzare effetti dannosi sulla capacità riproduttiva: questo lo sappiamo per certo - rimarca Lucchetti - L'invito ai genitori esitanti è di considerare che, scegliendo di vaccinare il proprio figlio, forse indirettamente stanno proteggendo anche la sua fertilità futura".