Covid: il vaccino nasale, l'altra via per proteggersi dal virus

Uno studio pubblicato su Science mostra come questa modalità di somministrazione stimoli una protezione locale e selettiva. entro due mesi sarà sperimentato sull'uomo
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"NON RIESCO ancora a capire perché ai vaccini nasali non sia stata data massima priorità, vista la loro notevole attrattiva per bloccare la trasmissione del Covid”. Lo ha affermato in un tweet Eric Topol, cardiologo e scrittore statunitense, docente presso lo Scripps Research Institute a La Jolla, in California. Lo scienziato cita uno studio di Frances Lund e Troy Randall dell’Università di Birmingham - Alabama - pubblicato il 23 luglio sulla rivista americana Science, e solleva un dibattito accattivante. Niente aghi o dolore al deltoide, basta un semplice spray. Ma per gli autori ci sono diverse ragioni che rendono un vaccino intranasale utile contro Covid-19.

Questione di anticorpi

Sia l’infezione naturale che la vaccinazione nasale stimolano la sintesi di immunoglobuline A (IgA) nel siero e nei fluidi respiratori, mentre i vaccini intramuscolari quella di immunoglobuline G (IgG) sieriche. Le IgA sono anticorpi prodotti soprattutto a livello del tessuto linfoide associato alle mucose (MALT) del tratto digerente e respiratorio, i due apparati che mettono in comunicazione l’esterno con l’interno del nostro corpo. Qui vengono trasportate attraverso la mucosa e rilasciate come dimero, una molecola formata da due unità, stabile e che permette di neutralizzare con più efficacia i virus. Anche le IgG si trovano nel tratto respiratorio superiore, trasportate dalle vie aeree. Ma la loro capacità di proteggere le vie nasali si ottiene solo con concentrazioni ematiche elevate. 

La memoria immunologica

Altro componente fondamentale dell'immunità sono i linfociti T CD8+, che eliminano direttamente le cellule colpite dal virus. Alcuni possono trasformarsi in cellule della memoria, pronte a riattivarsi in seguito a nuovo contatto con il microrganismo. Secondo lo studio, le cellule B e T innescate dalla vaccinazione della mucosa nasale (e dall'infezione) esprimono i recettori homing, molecole che le indirizzano verso una sede precisa. Queste cellule producono così anticorpi di lunga durata e diventano elementi della memoria residente nelle vie aeree superiori. Come fossero dei primi soccorritori che incontrano presto l’antigene virale e rispondono più rapidamente di cellule della memoria sistemiche, impedendo la replicazione di SARS-CoV-2 e riducendone la trasmissione.

I vaccini vettoriali

Gli autori sono colpiti dal fatto che solo 7 dei quasi 100 vaccini SARS-CoV-2 in fase di sperimentazione clinica prevedono la somministrazione nasale. Sei sono basati su virus vivi attenuati o vettori virali, uno è costituito da una unità proteica. I primi sono utili, perché la modalità di presentazione dell'antigene attiva in maniera efficace le cellule T CD8+. Tra gli aspetti negativi, la possibilità di essere riconosciuti dal nostro organismo. Gli adenovirus, infatti, sono patogeni umani naturali. Molte persone sono già state esposte a uno o più ceppi, e hanno anticorpi anti-vettori che ne compromettono l'efficacia. Per questo motivo alcune piattaforme utilizzano ceppi di adenovirus umani rari o adenovirus di scimpanzé che la maggior parte degli individui non ha mai incontrato.

I vaccini con virus vivo attenuato

Invece, i vaccini nasali basati su virus vivi attenuati hanno il vantaggio di esprimere tutte le proteine virali, evocando una immunità ad ampio spettro che dovrebbe reagire anche contro i ceppi varianti di SARS-CoV-2. Nonostante le moderne tecniche molecolari, alcuni rischi esistono: i virus, sebbene attenuati, mantengono la loro capacità replicativa e sono controindicati in bambini di età inferiore a 2 anni, adulti con più di 49 anni o soggetti immunocompromessi.

I vaccini a mRNA

Non sono ancora compresi vaccini a mRNA, incapsulati da lipidi, che risultano fondamentali per la stabilità, il bersaglio cellulare e il rilascio del genoma all’interno della cellula. Dovranno perciò essere sviluppate nanoparticelle lipidiche che a livello nasale colpiscano i tipi cellulari giusti. A differenza dei virus vivi attenuati e dei vettori virali, le nanoparticelle lipidiche sono prive di proteine sulla loro superficie. Non dovrebbero così essere neutralizzate dagli anticorpi, rendendo questa tecnologia adatta alla vaccinazione ripetuta. Tuttavia, andranno prevenuti eventi avversi frequenti, come affaticamento e malessere generale.

L’intuizione

In Svezia sono già nel futuro. La novità arriva dal villaggio di Medicon, uno dei più grandi parchi scientifici, che si trova a Lund, nel sud del Paese. Protagonista l’azienda Iconovo, produttrice di inalatori per pazienti con asma. Motivo? La collaborazione con una start-up di ricerca immunologica a Stoccolma, la ISR, che ha sviluppato un vaccino in polvere secca contro Covid-19. "È facile ed è davvero economico da produrre - afferma il CEO Johan Waborg - Basta rimuovere un piccolo foglio di plastica. Poi l'inalatore del vaccino viene attivato, lo metti in bocca, fai un respiro profondo e inspiri". L’idea è stata quella di utilizzare proteine di SARS-CoV-2 già prodotte, resistenti fino a 40°C. Una differenza importante rispetto ai vaccini oggi disponibili, tutti in forma liquida e dipendenti dalla catena del freddo. Al momento è in fase pre clinica, testato solo sui topi, ma entro i prossimi due mesi verrà sperimentato sugli esseri umani. Nella comunità scientifica c’è cautela, ma anche ottimismo. Un’intuizione che potrebbe migliorare conservazione e distribuzione dei vaccini, tornando utile in Paesi dal clima caldo e con forniture di elettricità limitate.

 

L'immunità

Per gli autori dello studio, in futuro i vaccini nasali dovranno cercare un compromesso tra immunità locale del tratto respiratorio e longevità dell'immunità sistemica. Tra le ipotesi, gli scienziati pensano a una strategia di vaccinazione ideale: utilizzare un vaccino intramuscolare per suscitare una risposta IgG sistemica di lunga durata e un ampio repertorio di cellule B e T della memoria centrale, a cui faccia seguito un richiamo nasale che recluti cellule B e T della memoria nelle prime vie aeree e guidi la loro differenziazione verso la protezione della mucosa, compresa la secrezione di IgA.Ipotesi affascinanti, vedremo quanto facilmente realizzabili ed efficaci.