Covid, l'effetto vaccini sul cuore dei giovani

321 casi di miocardite e pericardite su 200 milioni di somministrazioni di vaccini a mRna. L'Ema cambia i bugiardini. Il cardiologo: "Si risolve in modo benigno, peggio l'effetto del Covid sul cuore. Vaccinazione indispensabile"
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164 CASI di miocardite e 157 casi di pericardite, in Europa, dopo l'impiego dei vaccini a m-RNA per Covid-19, quindi Pfizer e Moderna. A fronte, va detto, di poco meno di 200 milioni di dosi somministrate. Sulla base di queste cifre l'Agenzia Europea del Farmaco, attraverso il Comitato per la sicurezza (Prac) è arrivata alla conclusione che dopo la vaccinazione con i vaccini a Rna messaggero si possono osservare casi molto rari di queste condizioni cardiache, raccomandando di inserire l'infiammazione del miocardio (il tessuto muscolare cardiaco) e del pericardio (la membrana che ricopre il cuore) tra i nuovi effetti indesiderati legati alla somministrazione del vaccino.

Secondo quanto riporta il team di esperti, i casi di infiammazione si sono registrate entro due settimane dalla vaccinazione, più frequentemente dopo la seconda dose e nei giovani maschi. Ci sono stati anche casi di decessi (5) in persone di età avanzata o con altre patologie. Tra le indicazioni pratiche il Comitato raccomanda agli esperti di prestare attenzione ai sintomi potenzialmente legati a queste condizioni.

 

Come si manifestano pericardite e miocardite

L'infiammazione della membrana che protegge il cuore, in qualche caso, può dare segni e sintomi estremamente preoccupanti, arrivando in alcuni casi a simulare quanto si verifica in caso d'infarto. In caso di pericardite infatti il cuore può anche non lavorare a dovere perché è come se si trovasse schiacciato in una morsa che non permette al muscolo di espandersi. Così possono comparire il dolore, le alterazioni del ritmo cardiaco con l'aumento dei battiti, una sensazione di malessere.

Pochi esami sono poi sufficienti per chiarire il quadro, che nella sua forma essudativa viene trattato quasi sempre con successo. Il problema è comprendere l'origine del problema. Se si sospetta che la pericardite sia legata a qualche malattia specifica (come ad esempio l'artrite reumatoide o il lupus) bisogna identificarla e curarla, in questo modo si risolverà anche l'infiammazione del pericardio.

 

Quando invece è in gioco un'infezione virale il trattamento deve essere sintomatico. In tutti i casi, la pericardite di natura virale si manifesta nella forma essudativa che costringe il cuore circondato dal liquido che si crea tra la membrana esterna e la sua parete.

La forma costrittiva appare molto più rara e può essere legata a condizioni specifiche, come un'infezione di tipo tubercolare o può essere tra le conseguenze di un'operazione sul cuore. Lo specialista cardiologo, caso per caso, può studiare il trattamento più indicato che comunque dipende dalle cause che hanno provocato il quadro: se è in gioco un'infezione virale occorre soprattutto contrastare i sintomi riducendo infiammazione e dolore. In generale a questo scopo si somministrano antinfiammatori e colchicina per favorire il riassorbimento del liquido pericardico in eccesso.

La miocardite è invece legata all'infiammazione acuta delle cellule del miocardio, che è appunto il tessuto muscolare cardiaco. Si manifesta con sintomi che vanno dalle palpitazioni con aumento della frequenza dei battiti cardiaci fino a senso di oppressione al torace, ma in qualche caso sono presenti febbre e tosse che non si spiega. Va detto che anche per questo quadro la causa virale è spesso importante, tanto che, in epoca precedente a Covid-19, la miocardite era spesso conseguenza di un'infezione influenzale.

Questa infiammazione può indurre nelle forme più gravi anche vere e proprie aritmie e addirittura condurre all'insorgenza di scompenso cardiaco. Il trattamento, caso per caso, va ovviamente impostato dal cardiologo.

 

Rimane il beneficio dell'immunizzazione

Secondo Alfredo Marchese, presidente della Fondazione Gise (Società italiana di Cardiologia interventistica) e responsabile del Laboratorio di Cardiologia Interventistica all'Ospedale Santa Maria di Bari, anche in Italia capita di vedere quadri di questo tipo. "Queste condizioni si possono manifestare con febbre, dolore, a volte anche sensazione di affanno. Ma si tratta di quadri appunto legati ad un eccesso di risposta infiammatoria in seguito allo stimolo vaccinale, ben più semplici da trattare e con prognosi 'benigna' rispetto alle reazioni indotte dall'infezione virale vera e propria. Insomma: dopo vaccinazione le miocarditi, che in termini generali possono anche passare del tutto inosservate, hanno una natura diversa rispetto a quelle, ben più gravi, che si legano alle infezioni virali con alta carica virale capaci di 'annidarsi' nel muscolo cardiaco". In genere il decorso è benigno, visto che dopo vaccinazione con vaccini a M-Rna si potrebbe instaurare una reazione immunomediata che si esprime a livello del miocardio in reazione alla somministrazione vaccinale.

 

"Occorre ricordare che questi quadri sono legati ad una risposta particolarmente "vivace" del sistema immunitario del giovane - fa sapere Marchese - al contrario una miocardite da Covid-19 può essere molto grave, visto che si inserisce in un quadro che coinvolge anche diversi organi e che soprattutto vede il virus continuare a replicarsi incessantemente. Da un lato, dopo vaccinazione, possiamo osservare un'infiammazione che può essere facilmente controllata e spesso non viene nemmeno percepita, dall'altro con l'infezione naturale da Sars-CoV-2 c'è il rischio di danni gravi al cuore, con il virus che continua a replicarsi".