Covid: vaccinazioni interrotte per quasi 17 milioni di bambini

Morbillo, difterite, tetano e pertosse: a causa della pandemia calate del 7% le coperture vaccinali. Uno studio pubblicato su The Lancet
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Paure, problemi organizzativi e mancanza di personale hanno rallentato le vaccinazioni pediatriche durante la prima ondata dell'attuale pandemia in quasi tutte le regioni del mondo. A fotografare la situazione è uno studio pubblicato su The Lancet, che ha stimato la riduzione delle vaccinazioni avvenuta nel 2020 a livello globale, indicando una contrazione delle coperture vaccinali che in alcune regioni del pianeta rappresenta un passo indietro di quasi un decennio.

Il calo delle coperture - avvertono gli autori della ricerca - andrà recuperato al più presto, per evitare che a Covid 19 lasci in eredità una sequela di nuove epidemie di malattie gravi ma prevenibili, come il morbillo.

Lo studio, coordinato dall'Institute for Health Metrics and Evaluation dell'Università di Washington,  si è concentrato su due vaccini che vengono effettuati entro il primo anno di vita: la prima dose di quello contro il morbillo, e la terza del vaccino trivalente contro difterite, tetano e pertosse.

Per stimare le coperture i ricercatori americani hanno utilizzato i dati ufficiali forniti dalle istituzioni sanitarie nazionali, dove disponibili, e i dati sulla mobilità della popolazione nei paesi per cui dati diretti non erano disponibili, una strategia che permette di prevedere con una certa accuratezza anche la distribuzione e la somministrazione dei vaccini, ma che per ovvie ragioni - avvertono gli stessi autori dello studio - non offre un altissimo grado di certezza.

Per entrambi i vaccini lo studio stima una riduzione delle dosi inoculate di più del 7% rispetto agli anni precedenti, con un totale di 17 milioni di bambini che hanno visto rimandare il normale calendario vaccinale.

Una contrazione che spinge le coperture globali al di sotto dell'80%, minando quindi quell'effetto gregge che protegge anche i bambini che non possono ricevere i vaccini. Nonostante una certa variabilità regionale, il problema non è limitato ai paesi più fragili, ma riguarda anche Europa, Stati Uniti e tutte le nazioni ricche. Unica eccezione, l'Africa Sub Sahariana, dove la riduzione non ha superato il 4% rispetto all'atteso. Una situazione che i ricercatori attribuiscono al minore impatto della pandemia in questi paesi, ma che potrebbe riflettere anche una maggiore capacità dei centri vaccinali di operare in emergenza, o semplicemente una minore affidabilità dei dati.

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I risultati presentati nello studio sono relativi alla prima metà del 2020, e gli autori sottolineano che nella seconda parte dell'anno i dati si sono fatti più incoraggianti, con una ripresa generalizzata delle vaccinazioni che lo scorso dicembre sembra aver riportato le inoculazioni quasi ai livelli pre-pandemici. Servirà però tempo per recuperare il ritardo accumulato, e un ritorno di fiamma della pandemia potrebbe facilmente compromettere nuovamente la situazione anche nel corso del 2021.

"Per l'Italia mancano ancora dati ufficiali, ma le stime disponibili descrivono una situazione sostanzialmente in linea con quella emersa dalla ricerca", spiega Rocco Russo, coordinatore del tavolo tecnico sulle vaccinazioni della Società Italiana di Pediatria (Sip). "Nella prima ondata della pandemia molte famiglie hanno deciso di rimandare i vaccini per paura del contagio, e in molte regioni anche i centri vaccinali sono andati in affanno, a causa del personale drenato per la gestione dei pazienti Covid e delle norme di sicurezza che hanno limitato il numero di vaccinazioni giornaliere. Ora la situazione sembra stia tornando alla normalità, ma è chiaro che non bisognerà abbassare la guardia, vista la posta in gioco".

Un sondaggio realizzato dalla Sip lo scorso anno parlava di circa un genitore italiano su tre che ha rimandato le vaccinazioni dei propri figli. Secondo le stime disponibili, la diminuzione è stata meno marcata per le vaccinazioni del primo anno di vita, e più importante per i vaccini che si fanno in età più avanzata, raggiungendo il massimo per quelli dell'adolescenza, dove le coperture sarebbero diminuite dell'8% rispetto agli anni precedenti.

"Il rischio, se non riusciremo a riportare le coperture ai livelli precedenti, è quello di veder scoppiare focolai epidemici in tutto il paese al termine dell'epidemia di Covid 19", conclude Russo. "Le misure di prevenzione per Covid 19, infatti, ci hanno aiutato anche a limitare la trasmissione di altre malattie come il morbillo o l'influenza, e quando verranno eliminate, se non ci sarà un'alta percentuale di bambini immunizzati, troveranno terreno fertile per diffondersi. È per questo che ora, con i centri vaccinali che hanno individuato nuove modalità organizzative per garantire un flusso di vaccinazioni quasi normale, e in totale sicurezza, la comunicazione istituzionale diventa fondamentale: lo scoglio principale a questo punto è la paura, assolutamente comprensibile ma fortunatamente infondata, dei genitori. Una paura acuita anche da alcuni errori comunicativi degli ultimi mesi, che rischiano di avere strascichi negli anni a venire se non si correrà ai ripari con un'informazione corretta, che rassicuri i genitori italiani sulla sicurezza e l'importanza delle vaccinazioni".