Integratori alimentari per perdere peso: quando non funzionano

Dal chitosano al té verde: i risultati di 121 ricerche svolte in 16 anni su prodotti molto diffusi. Soltanto uno fa perdere più di 2,5 chili, la soglia minima per confermare l'efficacia
3 minuti di lettura

Se siete alla ricerca di una scorciatoia per arrivare preparati alla prova costume, la strada potrebbe essere più lunga di quanto pensaste. La prima revisione globale sugli integratori alimentari che promettono di far perdere peso ha trovato “prove insufficienti” sull’efficacia dei più comuni prodotti coadiuvanti sul mercato, dal tè verde al chitosano, dal yerba mate al konjac. A dichiararlo è l’European association for the study of obesity in occasione del Congresso europeo Eco Online, con due studi che hanno analizzato i risultati di 121 ricerche randomizzate con placebo, svolte in 16 anni su quasi 10 mila adulti.

I risultati di quella che potremmo definire la più ampia revisione internazionale sull’argomento suggeriscono che “sebbene alcuni integratori a base di erbe e dietetici mostrino una perdita di peso statisticamente maggiore rispetto al placebo, non è sufficiente a beneficio della salute”. Questo perché non aggiungono alla sola dieta “una perdita di 2,5 chili, identificata come la soglia clinicamente significativa per ridurre il rischio di problemi cardiovascolari e morte per almeno 5 anni”, oltre a necessitare di “ulteriori indagini sulla loro sicurezza a lungo termine”.

“Le nostre pubblicazioni hanno preso in considerazione una vasta gamma di dosaggi e ingredienti. Ma nonostante le diverse formulazioni, nessuno degli integratori aveva prove di qualità sufficiente per raccomandarne l’uso”, spiega Erica Bessell dell’Università di Sydney, autrice principale dei due studi.

Complessivamente sono stati testati 132 integratori a base di erbe, fibre, proteine e antiossidanti, che possono essere comunemente acquistati sotto forma di pillole, polveri e liquidi. “I prodotti da banco promossi per la perdita di peso sono sempre più popolari ma, a differenza dei farmaci, per essere immessi sul mercato non devono fornire prove cliniche sulla sicurezza ed efficacia”, aggiunge la ricercatrice, specializzata in nutrizione, obesità e disturbi alimentari.

“La nostra rigorosa valutazione  rileva che non ci sono evidenze sufficienti per raccomandare questi integratori per la perdita di peso. E anche se la maggior parte dei prodotti testati sembrano sicuri per il consumo a breve termine, non forniscono una perdita di peso clinicamente significativa”.

Nel primo studio sono stati presi in considerazione tè verde, garcinia Cambogia, mangostano, fagiolo bianco, efedra (uno stimolante che aumenta il metabolismo), mango africano, yerba mate, uva veld, radice di liquirizia e il cardo selvatico usato nella medicina ayurvedica. Nell’altro il chitosano (uno zucchero complesso che promette di bloccare l’assorbimento di grassi e carboidrati), le fibre solubili di glucomannano e konjac, i fruttani e l’acido linoleico coniugato (venduto come dimagrante in grado di ridurre il grasso e aumentare la massa magra).

A mostrare una perdita di peso maggiore dal punto di vista statistico rispetto al placebo sono stati il fagiolo bianco (-1,61 chili), il chitosano (-1,84 chili), il glucomannano (-1,27 chili) e l’acido linoleico coniugato (-1,08 chili). Ma “nessuno di questi prodotti ha raggiunto la soglia clinicamente significativa di 2,5 chili”, sottolinea Bessell, tranne uno: il Prograde Metabolism Metabo, un composto a base di chetone di lampone, caffeina, capsaicina, aglio, zenzero e arancia amara che “ha ottenuto risultati significativi per la salute rispetto al placebo, con perdite di peso da 2,9 a 4,9 chilogrammi”. Altre preparazioni combinate contenenti mango, uva veld, cardo selvatico e mangostano “hanno ottenuto risultati promettenti, ma sono state studiate poco e con una metodologia di ricerca scadente, quindi questi risultati dovrebbero essere interpretati con cautela”.

I prodotti sono stati testati su persone sane, sovrappeso o obese che seguivano un regime alimentare ipocalorico e messi a confronto con un placebo. Il tè verde, ad esempio, è stato sperimentato sia come singolo ingrediente che in abbinamento a caffeina, guaranà e zenzero, con dosaggi da 200 a 1500 mg al giorno per un minimo di 12 settimane e il dimagrimento riportato era nullo. Lo stesso vale per l’efedrina, venduta come attivatore del metabolismo, provata da sola, 200 mg al giorno per 8 settimane, e in abbinamento alla caffeina, da 24 a 125 mg da 8 a 24 settimane. Il fagiolo bianco, che ha dato risultati maggiori del placebo, è stato testato da 4 a 12 settimane, con dosaggi da 445 mg a 3 grammi. Il “cattura grassi” chitosano è stato usato con un dosaggio da 800 mg a 15 grammi al giorno, da 4 a 52 settimane, mentre il “togli fame” glucomannano da 420 mg a 6 grammi, da 5 a 52 settimane.

Il doppio studio ha analizzato prodotti che possono essere acquistati in tutto il mondo, “anche se non hanno dovuto fornire prove a sostegno della loro efficacia prima della commercializzazione. Solo il 20% delle nuove etichette viene verificato ogni anno per assicurarsi che soddisfino i requisiti. In alcuni Paesi, l’unico requisito è che gli integratori contengano livelli accettabili di prodotti non medicinali”.

“Gli integratori a base di erbe e dietetici potrebbero sembrare una soluzione rapida ai problemi di peso, ma le persone devono essere consapevoli di quanto poco sappiamo sinora”, conclude la ricercatrice australiana. “Su alcuni integratori sono stati condotti pochissimi studi di alta qualità, con scarsi dati sull’efficacia a lungo termine. Inoltre, molti studi sono piccoli o mal progettati e alcuni non riportano la composizione completa degli integratori studiati. La crescita nel settore e la popolarità di questi prodotti sottolinea l’urgenza di condurre studi più ampi e rigorosi per avere una ragionevole garanzia della loro sicurezza ed efficacia per la perdita di peso”.

Secondo l’indagine realizzata da FederSalus , l’Italia è prima in Europa nella vendita di integratori: un mercato in crescita costante dal 2018 che, nonostante la pandemia, non ha subito arresti, raggiungendo un valore di circa 3,6 miliardi di euro. I prodotti più venduti rimangono però le vitamine, seguite dagli integratori per il riposo notturno e i prodotti per il rafforzamento del sistema immunitario. L’immissione in commercio di ogni integratore alimentare nella nostra nazionale è subordinata alla procedura di notifica elettronica al Ministero, che ne valuta la conformità alla normativa vigente al fine di garantire la sicurezza dei prodotti e la corretta informazione ai consumatori . Ma con l’e-commerce si può acquistare praticamente di tutto. Per monitorarne la sicurezza, l’Istituto Superiore di Sanità ha creato la piattaforma VigiErbe che raccoglie le segnalazioni spontanee di sospette reazioni avverse comparse a seguito dell’utilizzo di integratori alimentari, preparati erboristici, tisane o medicinali omeopatici a scopo dimagrante.