Covid: vaccinarsi in azienda, ecco come e quando

Lo potranno fare tutti senza distinzione di età o categoria. Il protocollo è pronto, le regioni si stanno muovendo sui regolamenti.Partenza prevista a fine maggio, ma dipende dalla disponibilità delle dosi
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VACCINARSI contro il Covid, direttamente nell’azienda in cui si lavora, sarebbe comodo e veloce. Ma quando sarà possibile? E a quali condizioni? Questa prospettiva sta generando un movimento di contatti e progetti tra imprenditori e operatori della sanità. Il punto di partenza è il protocollo firmato il 6 aprile scorso dalle parti sociali con governo e Inail. Ma per arrivarci a tutti gli effetti servono regolamenti attuativi approvati dalle singole regioni, cosa che ad oggi hanno fatto Friuli e Puglia. Nel frattempo ospedali, cliniche e liberi professionisti si stanno organizzando per fornire il servizio e stringono accordi con le aziende. E poi c’è il problema dei vaccini, che sono presupposto necessario per partire: dovrebbero essere consegnati direttamente alle imprese che aderiranno al progetto. A partire da quando?

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L’iniezione sul luogo di lavoro

La vaccinazione nel posto in cui si lavora (volontaria per l’azienda e anche per il lavoratore) è un’opportunità in più rispetto alle modalità con cui normalmente avviene l’offerta vaccinale, nel rispetto dei tempi dettati dal piano nazionale. Con una differenza per niente trascurabile: nei punti vaccinali aziendali non avrà precedenza chi è più anziano, ma si potrà immunizzare ogni dipendente senza distinzione di età o categoria.

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Quando arrivano i vaccini?

Manca poco all’arrivo dei vaccini da utilizzare per le somministrazioni sui luoghi di lavoro. Stando alle previsioni, si dovrebbe partire entro fine maggio. Quali vaccini? Molto dipendenrà dall’età dei dipendenti: è presumibile che la scelta cada soprattutto su Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson. Le Regioni stanno lavorando d’intesa con il commissario per l’emergenza Francesco Paolo Figliuolo al protocollo per la somministrazione, e al momento sono oltre 7.500 le aziende che hanno risposto all’appello di Confindustria alle quali si è aggiunta anche Burger King con il progetto “Torniamo concorrenti” per vaccinare i suoi 4.000 dipendenti in Italia offrendo la stessa opportunità ad altri 4.000 piccoli ristoratori in difficoltà.

Cosa devono garantire le aziende

Una premessa innanzitutto: la fornitura dei vaccini è a carico del Commissario straordinario all’emergenza, così come siringhe e aghi, la formazione e la registrazione. Sono invece le imprese che mettono a disposizione i punti vaccinali e ne sostengono le spese organizzative. Quelle che intendono mettere i propri spazi a disposizione della campagna vaccinale, devono darne comunicazione alla Asl di riferimento, con modalità disciplinate dalle Regioni, a cui spetta anche stabilire i modi di ritiro dei vaccini a cura del medico competente o del personale sanitario individuato dal datore di lavoro. Chi ritirerà il vaccino dovrà garantirne la corretta gestione con particolare riferimento al mantenimento della catena del freddo.

Le imprese diventano hub vaccinali

Le aziende “trasformate” in hub vaccinali al servizio del territorio, dovranno avere caratteristiche ben precise: spazi adeguati; tre sale almeno, una per l’accettazione, un’altra per la vaccinazione e la terza per l’osservazione post-vaccinale di 15 minuti; quindi medici e dispositivi. Inoltre, dovranno assicurare la programmazione della seconda dose, nel rispetto delle tempistiche del piano nazionale, con lo stesso vaccino. L’intero processo è sotto la supervisione delle autorità sanitarie, che possono effettuare verifiche e controlli.

Dal lettino al termoscanner

Quindi, in fabbrica o in ufficio, si tratterà di trasformare provvisoriamente uno o più spazi in ambulatori a tutti gli effetti. Che, tra le altre cose, dovranno contenere: lettino medico, carrello emergenze, defibrillatore, saturimetro, frigoriferi medicali, termoscanner, dispenser igienizzante, prodotti per la sanificazione. Nonchè alcuni farmaci: adrenalina, ossigeno in bombole, soluzione fisiologica, antistaminici, cortisonici, broncodilatatori.

Come si aderisce alle vaccinazioni?

L’adesione dei lavoratori è volontaria e viene raccolta dal medico competente o dal personale sanitario, che valuta l’eventuale necessità di indirizzarlo alle strutture sanitarie, sulla base di valutazione sanitaria e nel rispetto della privacy. Inoltre vanno effettuate le attività di pianificazione, va garantita l’informazione, alle aziende e ai lavoratori, su tutti gli aspetti, compreso il vaccino previsto. Schede di anamnesi e consenso devono essere conformi alla modulistica predisposta a livello nazionale. Il medico vaccinatore si occupa dell’informazione e della gestione del consenso, sempre utilizzando la modulistica nazionale.

Il caso Maugeri

Intanto le cliniche si stanno organizzando. Per portare le vaccinazioni anti-Covid in azienda l’istituto Maugeri ha lanciato un appello on line: cerca medici e infermieri in tutta Italia da impiegare con contratti a progetto da qui alla fine della campagna vaccinale. L’inoculazione del siero potrà avvenire direttamente in azienda, con l’allestimento di apposti hub, oppure negli ospedali Maugeri. L’obiettivo è partire entro giugno. Servono professionisti, anche medici in pensione, o specializzandi. Ne servono circa 180. Ad anticiparlo è Alessandro Procaccini, direttore Development Maugeri. 

La clinica cerca 180 professionisti

"Ci stiamo muovendo, anche se nell’incertezza collegata alla partenza della campagna vaccinale nei luoghi produttivi – spiega Alessandro Procaccini, direttore Development Maugeri –. Abbiamo la necessità di reclutare da 40 a 80 medici e da 50 a 100 infermieri da impiegare con contratti a progetto. Nel contempo stiamo collaborando con diverse aziende sul territorio nazionale che ci hanno chiesto di poter vaccinare i loro dipendenti: assicuriamo un servizio con tutte le garanzie necessarie. Per questo cerchiamo personale, perchè ci sono alcuni territori che non siamo in grado di coprire con il personale dei nostri istituti. Mi riferisco, in particolare, a Regioni, come Lazio, Sicilia, Abruzzo, Emilia e Veneto. Siamo ben messi, invece, in Lombardia, dove lavora una buona parte delle 100mila persone alle dipendenze di una decina di grandi gruppi industriali con cui stiamo trattando".