Covid, la strategia del Marocco: donne in prima linea nella campagna di vaccinazioni

 A fine aprile 4,2 milioni di marocchini avevano già ricevuto due dosi
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UN'AMBULANZA viaggia in mezzo ai campi arati. I passeggeri hanno appena lasciato il villaggio di Skhour Rhamna, a un centinaio di chilometri da Marrakesh, in Marocco. A bordo un gruppo di sanitari che si occupano delle vaccinazioni porta a porta. Conoscono bene gli abitanti e i pastori che incrociano lungo il cammino, perché sono abituati a curarli da sempre. Il mezzo si ferma vicino una casa e l'infermiera entra dopo essersi tolta le scarpe da ginnastica. Nell'abitazione rurale, sotto a un tappeto rosso, c'è terra. La accoglie un'anziana che ringrazia. Non può spostarsi e le autorità locali le hanno organizzato l'inoculazione domicilio. L'ottantaseienne non fa domande di fronte alla fiala. Aspetta silenziosa. Pochi secondi e tutto è finito. "Non ho sentito nulla. Che Dio vi benedica", dice la donna salutando i sanitari.

Più di 10.000 squadre 'a domicilio'

Per vaccinare 36 milioni di abitanti nel minor tempo possibile sono state utilizzate due strategie. Sono stati creati 3.047 punti dove ricevere l'immunizzazione in tutto il Marocco. Ma ci sono anche 10.017 squadre che si spostano a domicilio, arrivando nelle zone più difficili da raggiungere. A fine aprile 4,2 milioni di marocchini avevano già ricevuto due dosi (l'11,5% della popolazione). Una strategia che ha premiato tanto da diventare il primo paese africano come numero di immunizzazioni e fra i migliori al mondo.

Si è lavorato molto per arrivare a questi dati. A fine gennaio, il re del Marocco, Mohammed VI, si è fatto riprendere mentre riceveva il vaccino. A novembre scorso, il sovrano aveva ordinato una vaccinazione di massa contro il coronavirus. Un comunicato del gabinetto reale aveva parlato di una campagna "senza precedenti" per "tutti i cittadini, a partire dai 18 anni di età". 

In questi mesi, il governo ha diffuso molti spot per chiedere ai marocchini di vaccinarsi con lo slogan: "Mi proteggo, proteggo il mio paese".  I primi ad accedere all'immunizzazione sono stati gli over 40 che lavorano nella sanità, nelle forze dell'ordine e nell'insegnamento e coloro che hanno più di 75 anni. Si è passati subito dopo alla fascia fra i 65 e i 74 anni, poi ai 60enni e ai malati cronici. Per prenotarsi basta chiamare un numero verde.

Le donne

Un'impresa quella di vaccinare la popolazione che è portata avanti soprattutto da donne che costituiscono il 70% del personale medico  paramedico. Tutto l'anno, anche prima del coronavirus. queste 'squadre' di camici bianchi al femminile viaggiano in ambulanza per curare i pazienti. Lunghi percorsi che a volte portano su strade polverose e in aree rurali del paese. Seguono gravidanze, vaccinavano i bambini contro la tubercolosi. Nel tempo, questo rapporto continuo con la popolazione crea legami di fiducia. Una relazione che si è rivelata molto utile in tempi di Covid. 

In Marocco sono arrivate 65 milioni di dosi di Sinopharm, creato per i laboratori cinesi, e di AstraZeneca che erano stati prenotati a novembre scorso. Il Marocco ha partecipato con poco meno di un migliaio di volontari alla sperimentazione sul vaccino della cinese Sinopharm. I ritardi hanno spinto anche a rivolgersi a Mosca per richiedere Spoutnik, mentre sono state avviate trattative per ricevere anche Johnson&Johnson.

Nelle televisioni del Marocco vengono diffusi servizi per spiegare ai marocchini come funzionano le immunizzazioni. E la campagna di vaccinazione avanti a passo veloce anche nelle grandi città. Nel quartiere popolare di Marrakesh Mhamid, un uomo di 95 anni sorride dopo la seconda dose. Il figlio 60enne si sente sollevato e contento perché la vaccinazione è gratuita. A circa 180 chilometri, a Essaouira,  le inoculazioni vanno avanti anche di sabato.

La fiducia e le tradizioni

Ma come mai la campagna vaccinale sta andando così bene in Marocco, si chiede alla fine del suo reportage la giornalista di Elle Ava Djamshidi? Secondo Jaouuad Smani, responsabile delle vaccinazioni a Marrakesh, il rapporto di queste squadre di medici con la popolazione è fondamentale e il rapporto di fiducia che si crea. Una relazione ancor più forte perché i sanitari sono in gran parte donne e nella tradizione marocchina sono le madria occuparsi della salute della famiglia.