Denti: le regole del sorriso perfetto

Macchie. Paradontite. Alitosi. Le malattie dentali si curano e si prevengono. Dal dentista e a tavola. Ecco come
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IN un periodo in cui c’è poco da ridere e quando lo facciamo spesso abbiamo il sorriso coperto dalla mascherina, molti si sono dimenticati di curare la propria salute orale. Che non è soltanto quella dei denti, ma include gengive e tessuti. Si stima che su 10 italiani 4 abbiano delle carie, 4 soffrano di malattie gengivali di varia natura e 1 ha una parodontite grave con rischio di perdere i denti. In base a recenti dati nel nostro paese, poi, l’80% dei bambini a 4 anni sono privi di carie ma questa percentuale crolla a meno del 60% a 12 anni. Quali sono le tappe di una corretta prevenzione della salute orale? «Già a tre anni – risponde Luca Landi, presidente della Società Italiana di parodontologia e implantologia (SIdP) – è importante fare un controllo per capire le condizioni di salute, controllare la presenza di carie, abitudini viziate come succhiarsi il dito e verificare la normale eruzione dentale e lo sviluppo dento-scheletrico». Da questa età in poi, sarà l’odontoiatra a determinare la frequenza di visite di controllo che sono anche un’occasione per ricevere istruzioni sulle corrette manovre di igiene orale da parte dell’igienista dentale. E proprio l’igiene orale dovrebbe essere un appuntamento annuale per tutti gli adulti.

Carie, come difendere la salute della bocca

Purtroppo, Covid-19 ha cambiato molte delle nostre abitudini e durante il primo lockdown del 2020 è venuta meno la possibilità di recarsi dal dentista, se non per le urgenze. Da quel momento, però, il comparto odontoiatrico si è attrezzato per rendere ancora più sicuri gli studi non solo per i pazienti, che da sempre sono protetti, ma anche per gli operatori. «Una recente indagine condotta da SIdP insieme con Key-stone – prosegue l’esperto – ha dimostrato come l’incidenza di infezioni da coronavirus all’interno degli studi italiani è stata inferiore all’1%. Eppure, nonostante questo dato rassicurante, l’assenza delle cure nei mesi di chiusura e atteggiamenti timorosi da parte dei pazienti hanno ritardato non solo la diagnosi precoce, ma hanno causato un peggioramento delle condizioni di coloro che stavano facendo delle terapie di supporto o che erano in attesa di iniziare trattamenti complessi». Anche tra i bambini: negli ultimi mesi, gli specialisti hanno rilevato un aumento dei casi di Molar-Incisor Hypomineralization Syndrome (Mih). «Si tratta di una condizione congenita legata a un difetto di funzione degli ameloblasti, che sono le cellule deputate alla formazione dello smalto, e che può colpire fino al 25% dei bambini», spiega Landi. «Si manifesta con delle macchie biancastre sulla superfice dei molari e degli incisivi e deve essere non solo diagnosticata precocemente, ma anche trattata opportunamente per evitare possibili conseguenze sia sulla salute dei denti che ne sono affetti sia per ridurre il danno estetico causato dalle macchie».

Gengive infiammate e Covid

Eppure, la salute orale è ancora più importante in questa fase di emergenza Covid-19. Uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology ha dimostrato che in chi soffre di un’infiammazione gengivale severa, e viene contagiato da Sars-CoV 2, la probabilità di decesso è 8.8 volte più alta rispetto a chi ha la bocca sana; più alto anche il pericolo di complicanze, con un rischio 4.5 volte maggiore per la necessità di ventilazione assistita e di 3.5 volte più alto di un ricovero in terapia intensiva. Lo studio ha coinvolto 568 pazienti con diagnosi confermata di Covid-19 fra febbraio e luglio 2020, per i quali era disponibile la cartella clinica integrata medica e odontoiatrica. «Fra i 40 pazienti che hanno avuto complicazioni, ben l’80% aveva la parodontite», spiega Luca Landi. «La probabilità di una qualsiasi complicazione da Covid-19 è risultata 3.7 volte più alta in chi aveva le gengive infiammate con un effetto evidente in particolare sui decessi, quasi 9 volte più probabili. Questo rischio elevato è stato confermato anche dopo aver effettuato l’analisi statistica escludendo ogni fattore confondente cioè la contestuale presenza di altri elementi di pericolo noti, come età, diabete e fumo». I risultati dello studio sottolineano anche come sia essenziale ritenere una priorità la cura della bocca di chi è stato contagiato da Sars-CoV 2 promuovendo un’igiene orale accurata dei pazienti autosufficienti e occupandosi adeguatamente della pulizia orale di coloro che non lo sono, specialmente se intubati.

Segnali di altre patologie

Da un lato, quindi, la salute del dente stesso, che richiede prevenzione, dall’altro, poi, un’attenzione a ciò che accade in bocca. Che va curata anche perché ci offre una finestra importantissima per capire il nostro stato di salute generale. «Un aumento delle carie o dell’erosione dello smalto dei denti – spiega Landi – è spesso associabile a disturbi del comportamento alimentare o a reflusso gastroesofageo. L’infiammazione gengivale con forti arrossamenti del colletto intorno ai denti e l’insorgere di ascessi possono essere spie di un possibile diabete, mentre il bruciore a livello del cavo orale con la lingua arrossata può essere sintomo di una anemia da mancanza di ferro».

Parodontite, come salvare i nostri denti

Insomma, la bocca può diventare una cartina di tornasole per segnalarci sintomi di altre patologie ancora silenti, ma è vero anche il contrario: «La ricerca scientifica ha ampiamente dimostrato che alcune patologie del cavo orale, come per esempio le malattie delle gengive e del parodonto, aumentano il rischio di contrarre alcune patologie sistemiche come il diabete e le patologie cardiovascolari», evidenzia Gianna Maria Nardi, ricercatrice presso l’Università Sapienza di Roma, al dipartimento di Scienze odontostomatologiche e maxillo facciali e presidente dell’Accademia tecnologie avanzate nelle scienze di Igiene orale.

Cosa c’entra il diabete

Gengive che sanguinano, si arrossano e fanno male sono un problema per un adulto su due, ma in 8 milioni il disturbo diventa una parodontite, infiammazione estesa che comporta perdita di osso intorno alle gengive e può portare fino alla perdita dei denti. Chi soffre di questa malattia ha una maggiore tendenza a sviluppare il diabete e, viceversa, chi soffre di diabete ha un rischio tre volte superiore di ammalarsi di parodontite. Proprio per questo, i parodontologi potrebbero svolgere un ruolo chiave nell’intercettazione delle persone ad alto rischio di sviluppare diabete e nella diagnosi precoce di questa malattia in coloro che non sanno di esserne affetti.

Un recente studio dell’università di Birmingham, facendo una revisione delle ricerche sul tema, ha dimostrato su Current Oral Health Reports che strumenti di valutazione del rischio, questionari dedicati e il test dell’emoglobina glicata, eseguibile facilmente anche in ambito odontoiatrico, possono identificare le persone a maggior rischio che poi, individuate con una diagnosi “alla poltrona”, possono essere precocemente indirizzati verso cambiamenti strategici degli stili di vita, alimentari e anche parodontali e di igiene orale domiciliare.

La presenza di infiammazione gengivale, infatti, induce un’infiammazione cronica sistemica che favorisce la comparsa del diabete, del 20% più frequente in chi ha le gengive infiammate. «Le due patologie – spiega Landi – vanno a braccetto: se la salute dei denti viene trascurata, la probabilità di aggravare il diabete si moltiplica, mentre, al contrario, prestando attenzione alla cura di denti e gengive si hanno maggiori probabilità di tenere sotto controllo anche il diabete». Il valore dell’emoglobina glicata, indicativo della glicemia nei due, tre mesi precedenti all’esame, risente positivamente della diminuzione dell’infiammazione gengivale possibile con interventi specifici da parte del dentista, come la decontaminazione meccanica del biofilm di placca sui denti.

Oggi sono disponibili sofisticate tecnologie che permettono al professionista di offrire sedute di igiene professionale efficaci e confortevoli per il controllo del biofilm batterico, causa primaria dell’infiammazione gengivale. «Ablatori a ultrasuoni dotati di software di ultima generazione permettono di ottimizzare i risultati del trattamento di igiene professionale riducendo i tempi dell’operatività, controllando l’ipersensibilità dentinale, offrendo una migliore esperienza della prestazione al paziente. Con nuovi approcci terapeutici definiti proattivi, come l’ozonoterapia e l’utilizzo di probiotici, oggi è possibile modificare il metabolismo dei tessuti», aggiunge Nardi.

Che fare contro l’infiammazione

In caso di parodontite con gengive infiammate e sanguinanti servono però cure specifiche. «Per il controllo farmacologico della placca batterica si può usare l’antibatterico clorexidina, che riduce l’infiammazione gengivale», spiega Landi: «Somministrata in sciacqui orali per un periodo di tempo limitato, oppure applicata localmente nella tasca parodontale attraverso appositi chips, rappresenta un presidio farmacologico efficace, da utilizzare in associazione alla terapia di rimozione meccanica della placca. Anche l’applicazione locale di alcuni antibiotici nelle tasche parodontali sembra dare buoni risultati, che vengono mantenuti nei 6-9 mesi successivi al trattamento; l’uso degli antibiotici sistemici invece è raccomandato solo in alcune categorie di pazienti e va scoraggiato su ampia scala per evitare lo sviluppo di antibiotico resistenze».

 

La ricerca scientifica sta studiando possibili terapie aggiuntive utilizzando farmaci impiegati comunemente nella cura di altre patologie, che non agiscano solo contrastando la proliferazione dei batteri, ma anche rinforzando la risposta immunitaria dell’organismo. «Sono state valutate alcune statine, generalmente usate per il controllo del colesterolo, applicate localmente in forma di gel per la loro proprietà antinfiammatoria, di sostegno ai tessuti e alla vascolarizzazione», prosegue Landi: «Si stanno testando poi i probiotici, microrganismi in grado di ristabilire l’equilibrio dei batteri che popolano le tasche parodontali, e anche i farmaci antinfiammatori non steroidei, la metformina impiegata nel controllo glicemico del diabete, i bifosfonati, prevalentemente usati per la terapia dell’osteoporosi. I risultati degli studi, tuttavia, non sono ancora sufficienti a raccomandarne l’utilizzo».

Per conoscere i sintomi più frequenti e sapere come comportarsi in caso di disturbi, si può consultare il sito SIdP dedicato alla salute orale gengive.org o scaricare la app gratuita GengiveInForma, realizzata dagli esperti parodontologi proprio per accompagnare cittadini e pazienti nel miglioramento della salute orale.

 

Occhio all’alimentazione

Una bocca sana dipende anche da quello che mangiamo. Studi scientifici hanno dimostrato che alcuni alimenti sono “alleati” del sorriso: peperoni, rucola, uva, sgombri, ribes e ananas possono ridurre di oltre il 40% l’infiammazione delle gengive in appena uno o due mesi. «Esistono dei cibi che possono essere considerati estremamente utili per la salute delle gengive, dei denti e degli impianti dentali, grazie alle loro proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, antibatteriche e di regolazione delle risposte immunitarie», spiega Luca Landi. La vitamina C contenuta in peperoni, rucola, kiwi, ribes e ananas, per esempio, è un potente antiossidante che protegge le cellule favorendo il rinnovamento del tessuto connettivo. La vitamina D di sgombri, tonno, salmone, gamberi, ostriche e funghi favorisce la salute delle ossa, dei denti e ha proprietà antibatteriche e di modulazione della risposta immunitaria.

 

 Le vitamine A, E, e il complesso vitaminico B svolgono un’azione antinfiammatoria e il resveratrolo contenuto nell’uva, nel vino, ma anche nelle mele e nelle arachidi, è stato studiato per la prevenzione della malattia parodontale. «Si tratta di veri e propri nutraceutici, alimenti-farmaci che mantengono la salute del cavo orale: antiossidanti e grassi insaturi di vegetali e pesce hanno un ottimo effetto antinfiammatorio; al contrario, una dieta ricca di grassi favorisce l’infiammazione, amplificando gli effetti di malattie croniche come la parodontite, e lo stesso avviene se si esagera con gli zuccheri. «Modificare la propria dieta, riducendo i grassi e gli zuccheri raffinati ma aumentando l’assunzione di verdure, frutta, pesce e frutta secca, già dopo 4-8 settimane può portare alla riduzione di oltre il 40% dell’infiammazione a livello delle gengive», prosegue Landi. Gli studi più recenti indicano un’influenza dell’alimentazione anche sulla buona riuscita degli interventi di impianti dentali che, dovendo integrarsi con l’osso, risentono degli effetti di tutti i nutrienti che contribuiscono al mantenimento anche dello scheletro umano.

Quello che mangiamo può rappresentare anche un fattore di rischio per la decalcificazione dei denti, un processo di disgregazione progressiva della matrice dello smalto che può essere indotta dalla combinazione di dieta e acidi prodotti dai batteri. Insomma, l’inizio di una carie. «Sono numerosi gli alimenti e le bevande, che ingeriamo ogni giorno, capaci di danneggiare i nostri denti. Per esempio, sostanze come caffè, bevande con coloranti o il fumo, possono contribuire all’ingiallimento o all’erosione dello smalto», fa notare Umberto Solimene, dell’Università degli Studi di Milano. Al contrario, bere la giusta quantità di acqua ogni giorno può aiutarci nella prevenzione di questi danni. Oltre a garantire una maggiore pulizia nella cavità, l’acqua, contenendo sostanze come calcio e fluoro, favorisce un sano sviluppo dei denti e il rafforzamento dello smalto (costituito al 96% da calcio). «Proprio calcio e fluoro – prosegue Solimene – hanno anche un ruolo fondamentale nella prevenzione delle carie, basta assumerne la corretta quantità, che può variare in base a età e condizioni fisiologiche: circa 0,5 –1,5 grammi di calcio e 0,7 mg/l di fluoro. L’acqua è in grado di rispondere prontamente a questo fabbisogno. Per esempio, anche solo bevendone 1,5 litri, è possibile assumere oltre il 30% del fabbisogno di calcio giornaliero».

Covid o non Covdi il dentista non si può evitare 

Insomma, spesso diamo per scontata la salute dei nostri denti e corriamo dal dentista solo quando abbiamo male o temiamo di avere perso pezzi della nostra dentatura. Invece, una corretta profilassi permette di mantenere intatte le strutture fondamentali della dentizione, aiutando anche nella gestione dell’invecchiamento. E per profilassi, gli esperti intendono igiene quotidiana e igiene più profonda nel cabinetto del dentista; così come intendono alimentazione corretta. Covid o non Covid, il dentista non si può evitare. Se abbiamo dei dubbi chiediamo a lui/lei le misure anti-covid prese nello studio.