Covid: il test salivare che lo scopre in anticipo

Il progetto finanziato dalla fondazione Bill & Melinda Gates scopre il virus da 1,5 a 4,5 giorni prima che la carica virale raggiunga il range di rilevamento del tamponi nasale 
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INTERCETTARE l’Rna di Sars-CoV-2 da 1,5 a 4,5 giorni prima che la carica virale raggiunga il range di rilevamento del tampone nasale. La Caltech ha creato un test precoce direttamente dalla saliva: un metodo non invasivo, ma sembra altamente efficace per una diagnosi celere. Fondamentale per ridurre la diffusione asintomatica e presintomatica di Covid-19 e delle sue varianti, come anche per massimizzare l’efficacia dei trattamenti terapeutici.

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I ricercatori del California Institute of Technology hanno annunciato la scoperta su medRxiv- The preprint server for health sciences. "Abbiamo monitorato i contatti familiari di persone in cui era stata recentemente diagnosticata un’infezione da Sars-CoV-2 con campioni nasali e di saliva auto-raccolti due volte al giorno con un tampone inattivante e stabilizzante a base di guanidina, che preserva l’Rna virale. Poi abbiamo quantificato le cariche virali di Rna con un test Pcr ad alta sensibilità, per vedere se erano stati anche loro contagiati”. In tutti i casi in cui la malattia è stata sviluppata, anche in forma asintomatica, l’Rna del nuovo coronavirus è apparso prima nella saliva che nel muco. 

“I nostri test hanno rilevato il virus nella saliva da 1,5 a 4,5 giorni prima che la carica virale nei campioni superasse il limite di rilevamento dei tamponi nasali a bassa sensibilità”, spiega il gruppo di ricerca, coordinato dall’ingegnere biomedico Rustem Ismagilov. In un uomo sotto i 40 anni, con sintomi rilevanti a partire dal nono giorno, il tampone nasale è risultato positivo tre giorni dopo il contagio mentre il test salivare della Caltech ha dato lo stesso esito un giorno e mezzo prima. Un altro uomo sotto i 60 anni, con febbre già nel giorno del contagio e altri sintomi importanti a partire dall’ottavo, è risultato positivo al tampone nel sesto giorno mentre la saliva dava riscontro positivo già al terzo. Il risultato migliore si è invece ottenuto in una bambina delle elementari che non ha avuto sintomi sino al nono giorno ma è risultata positiva al tampone nasale con il primo campionamento del settimo giorno mentre quello precoce salivare ha dato lo stesso risultato dal pomeriggio del secondo giorno. “È stato possibile osservare una carica virale elevata nei campioni di saliva quando ancora il tampone nasale era negativo o aveva una carica troppo bassa per essere individuata dai test tradizionali”, aggiungono i ricercatori.

A finanziare lo studio è stata la Bill & Melinda Gates Foundation, che lo scorso anno ha messo a disposizione 250 milioni di dollari in più per sostenere la ricerca, lo sviluppo e l’equa distribuzione di tutti gli strumenti salva-vita contro Covid-19. “I risultati indicano che sia il sito di campionamento che la sensibilità del test sono fondamentali per garantire una diagnosi precoce. In ogni caso, il nostro studio deve essere interpretato nel contesto dei suoi limiti, a partire dal fatto che tutti i campioni sono stati auto-raccolti. Abbiamo fornito formazione ai nostri partecipanti e sempre monitorato la qualità dei prelievi, ma i nostri risultati non stabiliscono se i campioni raccolti dagli operatori sanitari avrebbero fornito gli stessi risultati. In secondo luogo, la maggior parte dei campioni è stata fornita al risveglio o appena prima di andare a letto, con una guida rigorosa sul non mangiare, bere o lavarsi i denti prima della raccolta del campione. Quindi può essere difficile ottenere campioni con un tale livello di controllo durante lo screening e i test di routine”, aggiungono.

 

Il rilevamento precoce dell’infezione consente alle persone di autoisolarsi prima, riducendo la trasmissione all’interno delle famiglie e delle comunità. “Una diagnostica in grado di rilevare in modo affidabile anche le prime fasi dell’infezione da Sars-CoV-2 è fondamentale per proteggere le popolazioni vulnerabili, tra cui gli individui ricoverati in ospedale per motivi non legati al Covid e tutti coloro che soffrono di malattie croniche”.

 

Sebbene la vaccinazione stia riducendo gli esiti gravi di Covid-19, gran parte del mondo non verrà mai immunizzata proprio come chi ha meno di 16 anni, fascia di età al momento non idonea alla vaccinazione. Pertanto i test rimangono uno strumento importante per prevenire le epidemie. “Ora – concludono i ricercatori – uno studio più ampio con individui di background genetici, condizioni mediche e lignaggi Covid differenti sarebbe l’ideale per fornire una comprensione più sfumata e rappresentativa delle dinamiche virali nei campioni di saliva e tamponi nasali”.