Effetto Covid anche sulla pelle

Troppi casi di reazioni cutanee simili ai geloni soprattutto negli adolescenti: lo studio del Bambino Gesù ne studia l'origine
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Il CORONAVIRUS, che può causare una miriade di danni ad altrettanti organi e tessuti, lascia il segno anche sulla pelle. Infatti, a marzo e aprile scorso, nel pieno della prima ondata della pandemia, si era osservato un aumento anomalo tra i più giovani di lesioni cutanee simili ai geloni. E anche durante la primavera di quest'anno, i casi di queste manifestazioni cutanee tra gli adolescenti sono tornati nuovamente a salire. Fino ad oggi, tuttavia, la comunità scientifica non è ancora riuscita a dimostrare in modo inconfutabile il collegamento tra coronavirus e manifestazioni cutanee, ma gli esperti ne sono convinti. A parlarcene è Maya El Hachem, responsabile di Dermatologia del Bambino Gesù, che insieme al suo team di ricerca da più di un anno sta provando a scoprire l'origine di questi simil-geloni.

 

Per provare a capire il legame tra i simil-geloni e il coronavirus, i ricercatori hanno condotto due studi, entrambi pubblicati sul Journal of European Academy of Dermatology and Venereology. Durante le ricerche, sono stati coinvolti alcuni adolescenti che presentavano questa manifestazione cutanea, a cui è stato fatto sia il tampone che il test sierologico. “La maggior parte dei ragazzi non aveva il coronavirus”, spiega l'esperta. Successivamente, i pazienti sono stati sottoposti a diverse analisi e accertamenti, senza tuttavia aver rilevato anomalie sia in relazione ad altre patologie, associate per esempio a problemi di coagulazione del sangue o alle malattie autoimmuni, sia alla presenza del coronavirus. “Il virus non lo abbiamo trovato nelle lesioni cutanee”, commenta El Hachem, precisando che i loro risultati erano coerenti con quelli riportati da altri studi europei e americani. “La relazione tra virus e manifestazioni cutanee c'è di sicuro, anche se finora la scienza non è stata in grado di dimostrarla. La numerosità di casi che c'è stata durante il picco della pandemia e la riduzione con la regressione dei casi è direttamente proporzionale, inequivocabile”. Ci sono stati, aggiunge l'esperta, circa 50 casi l'anno scorso e 30 quest'anno, rispetto agli 8-10 che si registravano in un anno prima dell'arrivo di Covid-19.

 

Rispetto ai geloni classici, queste lesioni, rotondeggianti e rossastre, presentano caratteristiche differenti. Prima di tutto, il fatto che non compaiono nei periodi più freddi dell'anno, ma in primavera. “Normalmente i geloni compaiono in autunno e in inverno”, commenta El Hachem. Non solo: i geloni classici compaiono solitamente sulle dita dei piedi e delle mani. “I ragazzi che abbiamo osservato li avevano soprattutto sui piedi, intorno alle unghie e sulla pianta, ai lati e sul tallone - aggiunge l'esperta - inoltre i geloni hanno una durata di circa 20-30 giorni, mentre queste manifestazioni sono durate anche due mesi”. Sebbene per la maggior parte dei casi non sia stato necessario alcun intervento terapeutico, in alcuni casi il dolore è stato più intenso ed è persistito anche dopo la guarigione della lesione cutanea stessa. “In alcuni ragazzi il dolore delle lesione è stato molto intenso ed è stato trattato con cortisonici locali e con farmaci contro il dolore neuropatico”, precisa l'esperta.

Altre manifestazioni cutanee, meno comuni tra gli adolescenti, sono state: la sindrome Kawasaki-like, la più grave, l'orticaria e l'eritema polimorfo, ovvero lesioni rigonfie e rosse che possono comparire, da qualche ora ad alcuni giorni, su qualsiasi parte del corpo nel primo caso e su mani e piedi nel secondo caso.

Come comportarsi

I simil geloni sono le manifestazioni cutanee più frequenti che si sono osservate durante la pandemia tra gli adolescenti. Ma non bisogna fermarsi al primo sintomo per allarmarsi. “I genitori devono considerare le condizioni globali del figlio - commenta El Hachem - se il ragazzo non ha avuto contatti con persone a rischio o con persone positive al coronavirus e non ha altri sintomi al di fuori dei geloni, bisogna stare assolutamente tranquilli”. Se invece, l'adolescente ha avuto contatti sospetti o confermati, ovviamente, si dovrà sottoporre al tampone. “Ricordo che su 50 casi dello scorso anno e su 30 di casi di quest'anno che abbiamo osservato, solo un paziente ha avuto Covid-19 - conclude El Hachem - direi quindi di non preoccuparsi, anche perché per la maggior parte dei casi la guarigione è avvenuta spontaneamente”.