Parità di salute per uomini e donne, nasce la Commissione

Presentazione di W20 “Equity in Health”, che discuterà in ambito mondiale l'impatto della medicina di genere. Sabbadini. "La diversità può influenzare anche il decorso della malattia"
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Se c'è una cosa che questa pandemia ci ha ricordato è che non può esserci equità tra uomini e donne se continuiamo a ignorare le loro diversità. E' il messaggio unanime lanciato oggi in occasione della presentazione della Speciale Commissione del W20 “Equity in Health”, che avrà il compito di discutere, in ambito mondiale, l’impatto del “genere in medicina” tenendo conto di variabili non solo biologiche ma anche ambientali, culturali e socio-economiche, con l’obiettivo di comprendere i meccanismi attraverso i quali le differenze legate al genere agiscono sullo stato di salute e sullo sviluppo delle patologie.

 

La Commissione, coordinata da Flavia Franconi, da poco nominata componente per l’Osservatorio dedicato alla medicina di genere presso l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), è composta da esperti di fama mondiale che si confronteranno sull’importanza dei temi sanitari per una crescita globale e per il benessere e la prosperità dell’intera comunità internazionale e in considerazione della crisi pandemica da Covid-19.

 

Perché parliamo di medicina di genere? "Perché è fondamentale per garantire alle donne le stesse opportunità - premette Linda Laura Sabbadini, membro del G20 Women - uomini e donne sono diversi a livello biologico, questa diversità può ripercuotersi sulla diagnosi e sul trattamento di una malattia, ma anche sul decorso”

“La medicina di genere studia l’impatto della differenza tra uomini e donne – spiega Sandra Zampa, ex sottosegretaria del Ministero della Salute che ha sottoscritto il decreto per l’istituzione dell’osservatorio per la medicina di genere presso l’Iss – non solo a livello riproduttivo e sociale, ma anche immunologico e genetico. Comprendere come le differenze di genere possano impattare sulle diverse aree della realtà è fondamentale. Superare il gender gap in tutti i campi dell’assistenza sanitaria ci aiuterà in primo luogo anche ad affrontare le conseguenze del lockdown”.

 

Pensiamo al ruolo di caregiver appannaggio quasi esclusivo delle donne e che può indurre un forte disagio psicologico fino ad arrivare al disturbo post traumatico da stress e alla depressione, oltre che aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e oncologiche. E ancora: il ruolo di caregiver altera la risposta farmacologica, inducendo, ad esempio, una ridotta produzione anticorpale in seguito alla somministrazione di vaccini, probabilmente compresi quelli anti-Covid. “Non siamo uguali - conferma Alberto Mantovani, immunologo presso la Humanitas University di Milano - sappiamo perfettamente che esistono delle differenze tra una serie di sistemi organici maschili e femminili. Guardando al presente e Sars-Cov-2 ci rendiamo conto che il decorso della malattia Covid-19 dipende da una serie di fattori, genere compreso, che possono influenzare il modo in cui il paziente reagisce non solo all’infezione, ma anche al trattamento. I dati indicano, ad esempio, che la mortalità tra gli uomini è più elevata”.

 

Aggiunge Alexandra Kautzky-Willer dell’International Society of Gender Medicine: “Le donne mostrano una serie di risposte immunologiche più forti, sono più esposte ai casi di Long Covid, anche se si tratta di un argomento ancora poco esplorato. La medicina di genere può aiutarci a comprendere anche una serie di aspetti legati ai comportamenti sociali che possono influenzare il decorso e le probabilità di contagio”.

La diversità si può riflettere anche sulla vaccinazione, la nostra via d'uscita dall'emergenza Covid-19. “Le donne spesso non vengono considerate come gli uomini nei trial per i vaccini - dice Kautzky-Willer - e per i farmaci in generale. Ci sono studi in corso, ma sarà fondamentale approfondire la medicina di genere per sapere come comportarci anche in relazione alla vaccinazione”. Rincara Cara Tannenbaum del Canadian Institute of Gender and Health: “Le donne non sono uomini in miniatura e in molti casi i farmaci disponibili in commercio portano a una reazione più forte tra le donne. Mi chiedo quindi perché non sia stata considerata la possibilità di somministrare dosi differenti di vaccini tra uomini e donne? Perché non esistano posologie differenziate in base al genere di appartenenza, e soprattutto perché queste nozioni non siano di dominio pubblico? Non credo che l’opinione pubblica sia abbastanza sensibilizzata sulla gravità di questi effetti”. Secondo la scienziata, esistono centinaia di esempi in cui un dosaggio sbagliato di principi attivi ha portato al decesso o a complicazioni gravi nella popolazione femminile per il semplice fatto che i test non hanno esplorato gli effetti del farmaco sull’organismo femminile. “Le agenzie di regolazione - ribadisce Tannenbaum - dovrebbero considerare le differenze di genere. Le guide e i bugiardini dovrebbero indicare le dosi consigliate per uomini e donne. È una realtà raggiungibile che dobbiamo porci come obiettivo”.

La pandemia ha infine fatto emergere quanto sia grande la differenza di genere sul fronte della salute mentale. “La pandemia ha colpito il lavoro delle donne perché più precarie e perché lavorano nei settori più colpiti dal lockdown, in questa situazione peggiora la salute mentale, quindi la malattia non deriva solo dal corpo - per curarle bisogna adottare politiche che sostengano le donne e non solo trattarle con i farmaci. Quindi, a mio avviso la medicina di genere è la vera medicina personalizzata e olistica”, conclude.