Nei villaggi del Ghana i vaccini arrivano a bordo dei droni

Il drone di Zipline consegna i vaccini per il programma di Gavi 
Caricate sui velivoli, avvolte in materiale isolante per mantenere il freddo, le fiale di AstraZeneca raggiungono anche le zone più remote. Il progetto è decollato grazie all'iniziativa di Gavi, Ups, Fondazione Gates e Oms
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L’elastico si sgancia e con un sibilo lancia il drone verso il cielo. Il piccolo aereo che prende quota sa bene dove dirigersi e quando rilasciare il carico che tiene in pancia. Un pacchetto grande come una scatola di biscotti plana dolcemente verso terra, rallentato da un paracadute di carta. In uno dei villaggi più remoti del Ghana sono arrivati i vaccini contro il coronavirus.

Se anche un paese come l’Italia considera il problema della distribuzione delle fiale come un rompicapo, che dovrebbe fare un’area povera di infrastrutture come l’Africa? Ad Accra hanno deciso di salire a bordo della più avanzata frontiera della tecnologia, usando i droni. Aiutato da Gavi – l’Alleanza per portare i vaccini nei paesi in via di sviluppo, dalla Fondazione dell’azienda di spedizioni Ups, dalla Fondazione Bill e Melinda Gates e dalla linea aerea di droni per il trasporto dei medicinali Zipline, che ha sede in California – il Ghana ha iniziato dal 26 febbraio a distribuire 2,5 milioni di dosi a bordo di velivoli elettrici di un paio di metri, completamente automatici.

Dall’aeroporto di Accra, grazie ai camion refrigerati di Ups, i vaccini vengono trasferiti in quattro scali del paese, dove i droni li aspettano pronti al decollo. Il sistema è già oliato: funziona dal 2019 e finora ha consegnato ai villaggi più di un milione di dosi di vaccini per malattie diverse dal Covid, sacche di sangue, medicinali d’emergenza, guanti e mascherine per proteggersi dal coronavirus.

Da quando è iniziata la pandemia, i droni hanno anche compiuto il percorso opposto, portando i tamponi dalle aree più remote fino alle città dotate di laboratori per le analisi. Ma dall’arrivo dei vaccini di AstraZeneca e Oxford nel paese, a fine febbraio, nella pancia degli aerei automatici viene caricato un pacchetto ricoperto di materiale isolante per mantenere la temperatura di frigo (2-8 gradi), con dentro 25 fiale, pari a 250 dosi. In tre quarti d’ora il drone percorre fino a 100 chilometri di distanza. Arrivato alla meta, scende di quota e apre il piccolo portello che ha sotto alla pancia. Un paracadute di carta aiuta ad attutire il tonfo della caduta. In fila, con il braccio scoperto, gli abitanti del villaggio convocati per l’occasione sono già ad attendere l’iniezione.

Il Ghana sta ricevendo due milioni e mezzo di vaccini grazie al programma Covax, sponsorizzato anche dall’Organizzazione mondiale della sanità. Si tratta di un fondo che riceve il contributo dei paesi più ricchi, acquista i vaccini e li distribuisce in 92 paesi a reddito basso, con l’obiettivo di immunizzare almeno il 20% della popolazione in ciascuno di essi. Il vaccino di AstraZeneca è stato scelto anche per la sua facilità di trasporto: ha bisogno di essere mantenuto tra 2 e 8 gradi.

Nella Repubblica Democratica del Congo un vaccino contro Ebola che ha bisogno di restare a meno 80 gradi (come i vaccini anti Covid di Pfizer-BioNTech e Moderna) era comunque riuscito ad arrivare a destinazione nei villaggi del Nord Kivu, dove era scoppiato un focolaio, grazie a thermos refrigeranti molto avanzati. Si chiamano ArkTek, costano 2mila dollari l’uno e possono mantenere a meno 80 gradi fino a 500 dosi per una settimana. Anche loro, frutto di una tecnologia d’avanguardia, possono essere arruolati per distribuire in Africa i vaccini contro il Covid.