Disturbi alimentari, c'è anche una componente genetica

Caterina Lombardo, docente di Psicologia Clinica: "Importante che l'approccio terapeutico sia multidisciplinare"
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Disturbi dell'alimentazione, determinante la componente genetica

Anoressia, bulimia, binge eating desorder. I disturbi alimentari sono fortemente legati alla valutazione disfunzionale che una persona ha di sé stessa. Ossia, si percepisce solo come connessa all'ideale di magrezza, al peso e al controllo della propria forma corporea. La sua autostima è in relazione all'ago della bilancia e di conseguenza tutto questo influenza notevolmente il rapporto con il cibo. Non solo. Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha confermato che, al di là dei fattori di natura ambientale, psicologica e socio-culturale è stata evidenziata l'importanza di fattori di rischio di natura biologica, ossia genetica. 

Secondo le stime del Ministero della Salute sono 3 milioni gli italiani malati di disturbi alimentari e nel 95% dei casi sono di sesso femminile. Per la maggior parte si tratta di adolescenti, anche se l'età dei pazienti si sta abbassando: e se fino a qualche anno fa, il picco era attestato sui 16 anni, ora la percentuale degli under 14 che si ammalano è di circa il 20%. Ci sono poi gli adulti, condizionati da modelli culturali e sociali: l'attenzione ossessiva per il peso e il ricorso a comportamenti alimentari drastici e squlibrati sono sempre più frequenti non solo tra le donne oltre i 25 anni, ma anche negli uomini.

"I disturbi alimentari sono psicopatologie che possono rappresentare un serio rischio per la vita - spiega Caterina Lombardi, docente ordinario di Psicologia Clinica all'università La Sapienza - per questo è importante che familiari e amici non considerino che il problema sia solo appannaggio di chi ne soffre, ma farsene carico. Altrimenti il rischio è che la persona sfugga alle cure con conseguenze che possono essere anche drammaitche. Piuttosto, è fondamentale far leva su ciò che rende disfunzionale il comportamento. Quando intervenire? La tempestività è fondamentale. Anoressia, bulimia e alimentazione incontrollata richiedono un approccio terapeutico complesso, multidisciplinare che si realizza con la collaborazione di dietologici, endocrinologi e psicoterapeuti"