Così un cane può aiutare contro l'autismo

Il bambino Leon e la cagnolina che lo ha riportato a parlare: la storia ha fatto il giro del mondo. La nostra veterinaria spiega cosa è accaduto e perché
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Ha da poco suscitato estremo interesse la storia di Leon, un bambino affetto da una sindrome dello spettro autistico che ha iniziato a parlare grazie al suo cane, una cucciola che i genitori avevano inserito in famiglia quando il bambino aveva un anno.

La cagnolina oltre che giocare con il bambino, si posiziona davanti alle scale quando Leon rischia di rotolare giù, fa da cuscinetto sul pavimento quando sta per cadere, riesce perfino a calmarlo. Il cane generalmente è un “acceleratore di relazioni umane”, grazie alle sue capacità di relazionarsi con l’uomo. Accarezzare un cane provoca sensazioni tattili piacevoli ed è un meccanismo che permette di costruire i confini del proprio corpo.

In particolare, un cane può essere in grado di attrarre l’attenzione di una persona disorientata nello spazio-tempo, che può essere riportata a focalizzare la propria attenzione sul presente. Diversi studi hanno dimostrato come il contatto con un cane induca sedazione neuromotoria, calma, tranquillità interiore. Fattori che hanno effetti benefici sul piano biologico e mentale, potendo contrastare ansia, irrequietezza, depressione, stress. Persone con problemi psichiatrici spesso sperimentano un sollievo sintomatico dopo aver preso un cucciolo che assume il valore sbalorditivo di “regolatore psico-emotivo”.

Fondamentale per il benessere psicofisico dell’animale è che segua un percorso di formazione specifico che lo renda un professionista inserito nel nucleo familiare in cui ci può essere una persona con difficoltà. Le relazioni che sono gestite solo dalla casualità degli eventi non sempre portano a effetti positivi.

 

* Dipartimento di medicina veterinaria, Università di Sassari